Author - Valentina

La neve a portata di smartphone

I siti dei comprensori sciistici e le app che offrono i bollettini della neve utili per informarsi prima di mettersi in viaggio

La prima neve è già arrivata e anche in abbondanza, in alcune località già si scia (Val Senales, Cervinia, Ghiacciaio Presena) e in altre (Madesimo, Cortina, Madonna di Campiglio e Santa Caterina Valfurva, solo per rimanere in Italia) alcuni impianti inizieranno a funzionare a partire dal 16 novembre. È tempo quindi di mettere a punto l’attrezzatura e di tenere sotto controllo le condizioni delle piste e del meteo con un tap sul telefonino grazie alle app che offrono bollettini ad ampio spettro.

Dalla Valle D’Aosta alle Dolomiti, ecco dove informarsi
L’arrivo anticipato dell’inverno ha “costretto” molti comprensori ad accelerare i lavori di preparazione delle piste e gli ultimi test agli impianti di risalita. Chi punta su Livigno può dare un occhio al sito che aggiorna sulla situazione delle piste oppure consultare l’app gratuita My Livigno, dove poter visualizzare il bollettino “Qualità̀ Neve” che mostra in tre diversi grafici le condizioni della neve e l’esposizione di sassi nelle tre diverse sciabili della località di frontiera, dai 3000 m del Carosello fino al paese.

Rimanendo in Lombardia sono sicuramente di aiuto i portali del comprensorio di Madesimo Valchiavenna e di Bormio mentre per chi punta verso Veneto e Trentino il riferimento d’obbligo sono il sito e l’app (da cui è possibile accedere alle webcam di tutti i dodici comprensori, alle previsioni meteo con bollettino neve e alla mappa 2D delle piste) del Dolomiti Superski con i suoi 1.200 km di tracciati sciabili e a quello di Cortina d’Ampezzo. Se la meta delle prime discese è invece la Valle d’Aosta, un riferimento utile è l’app Skilife, una guida sempre aggiornata per i 23 comprensori sciistici della regione relativamente a informazioni meteo, quantità e qualità della neve, piste e impianti aperti e molto altro ancora. A fine sciata è possibile accedere, direttamente dal proprio smartphone, a tutti i dati e le statistiche della giornata passata sugli sci grazie alla funzione “Ski Performance”.

Le Bibbie online per gli amanti dello sci
I comprensori con più neve sulle piste e i km di piste aperte, le località con il maggior numero di impianti in funzione, il bollettino sempre aggiornato sulla quantità di neve in quota e a valle delle varie stazioni, le date di apertura a inizio stagione e quelle di chiusura: prima di prima di partire per un weekend o la settimana bianca il sito Dovesciare è una sorta di Bibbia per gli amanti dello sci grazie a una banca dati molto dettagliata che comprende oltre 500 stazioni alpine fra Italia, Francia, Svizzera e Austria. Tutte le informazioni e le immagini in diretta dalle piste riprese dalle webcam sono inoltre a disposizione, per iPhone e dispositivi Android, anche sull’app iNeve. Più ridotta l’offerta di NeveItalia, che monitora le previsioni meteo di oltre 120 località sciistiche offrendo la possibilità di accedere alle cinque migliori Webcam del comprensorio selezionato, oltre al bollettino della neve fornito dalle società di gestione degli impianti.

L’app social con le foto in tempo reale degli utenti

Condizioni meteo e della neve in tempo reale, bollettini ufficiali, prezzi aggiornati per gli skipass, webcam da consultare in diretta, centimetri di neve sulle piste, mappe dei comprensori e statistiche varie sono il ricco menu offerto da un altro portale interamente dedicato allo sci e con informazioni in abbondanza, Skiinfo. La relativa app, Neve & Sci, promette l’aggiornamento dello stato della neve di oltre 2mila stazioni sciistiche in tutto il mondo, oltre alla possibilità di condividere le recensioni varie stazioni (rifugi compresi) e delle foto scattate in pista postate dagli utenti e di monitorare le ultime nevicate nell’apposita sezione. È considerata una delle guide mobili gratuite in lingua italiana più complete per gli sciatori ma attenzione alle ultime recensioni pubblicate su Google Play da chi ha installato l’ultimo aggiornamento: in molti ne lamentano la scarsa usabilità dopo l’intervento di rimozione dei bug. Recensioni positive, invece, per Skiresort, app (e portale) che propone una mappa aggiornata di circa 5000 stazioni sciistiche in tutto in mondo e relative informazioni su piste e bollettini sulla neve (con quantità e caratteristiche della coltre bianca), le webcam dalle località più conosciute e da quelle meno battute, le previsioni aggiornate sul meteo e le immancabili indicazioni di hotel e alloggi disponibili nelle varie località.

Bonus mamme domani anche nel 2020: requisiti, importo e come fare domanda INPS

Bonus mamme domani 2020: l’assegno una tantum per le donne in gravidanza è confermato anche per l’anno prossimo.

A differenza del bonus bebè, o del bonus nido, l’assegno di 800 euro per le future mamme è stato introdotto come misura strutturale, e non si segnalano novità su requisiti e limiti ISEE per poter fare domanda.

Negli scorsi mesi si è parlato della possibile abolizione del premio alla nascita, le cui risorse (insieme a quelle previste per la totalità dei bonus per le famiglie) sarebbero state assorbite dal nuovo assegno unico. Non sarà però la Legge di Bilancio 2020 a rivoluzionare il panorama di contributi per la genitorialità, ma a scanso di modifiche si partirà dal 2021.

Il bonus mamme domani, di importo pari ad 800 euro, è riconosciuto dall’INPS previa presentazione di apposita domanda. Non essendo previsto alcun requisito di reddito, non è necessario aver presentato il modello ISEE.

Qualora non dovessero esservi modifiche rilevanti, non sarà necessario attendere il via libera dell’INPS per poter fare domanda, e le istanze di riconoscimento dell’assegno potranno essere inoltrate già dal 1° gennaio 2020.

Pur in assenza di novità, sul bonus mamme restano ancora molti i dubbi dei lettori e delle lettrici, soprattutto in merito ai documenti da inviare all’INPS, la data a partire dalla quale si può fare domanda, e le particolarità in caso di gravidanza gemellare o interruzione della gravidanza.

Riepiloghiamo quindi di seguito come funziona il bonus mamme domani 2020 e quando spetta l’assegno di 800 euro.

Bonus mamme domani 2020: requisiti, importo e come fare domanda INPS

Il bonus mamme domani, anche noto come premio alla nascita, è una delle agevolazioni per la genitorialità previste in Italia, che hanno il fine di contribuire all’incremento del tasso di natalità.

Per aiutare le famiglie nel sostenimento delle spese che precedono la nascita di un figlio, già da alcuni anni è stato introdotto il premio pari ad 800 euro di importo, riconosciuto senza limiti di reddito ma soltanto dopo aver presentato domanda all’INPS.

Nel 2020 resteranno invariate le regole per richiedere il bonus mamma: la domanda potrà essere inoltrata al compimento del settimo mese di gravidanza (inizio dell’ottavo), ma anche dopo la nascita del figlio, a patto che venga rispettato il termine di un anno dal verificarsi dell’evento.

Il premio alla nascita di 800 euro spetta anche nel caso di adozione o affidamento preadottivo e, in tal caso, sarà la data di ingresso in famiglia il giorno a partire dal quale calcolare il termine di un anno.

Bonus mamma domani 2020: a chi spetta? Tutti i requisiti per fare domanda

Chiarite le regole basilari per capire come funziona il premio alla nascita, analizziamo nel dettaglio quali sono i requisiti necessari per poter fare domanda di bonus mamma domani nel 2020:

  • compimento del settimo mese di gravidanza;
  • parto, anche se antecedente all’inizio dell’ottavo mese di gravidanza;
  • adozione nazionale o internazionale del minore, disposta con sentenza divenuta definitiva ai sensi della legge 4 maggio 1983, n. 184;
  • affidamento preadottivo nazionale disposto con ordinanza ai sensi dell’art. 22, c. 6, l. 184/1983 o affidamento preadottivo internazionale ai sensi dell’art. 34, l. 184/1983.

Possono richiedere il bonus di 800 euro anche le donne in gravidanza o neo mamme straniere residenti in Italia. Nello specifico, l’assegno una tantum spetta alle donne straniere comunitarie ed extracomunitarie.

Nel secondo caso, come specificato dall’INPS:

  • le cittadine non comunitarie in possesso dello status di rifugiato politico e protezione sussidiaria sono equiparate alle cittadine italiane per effetto dell’art. 27 del Decreto Legislativo n. 251/2007;
  • per le cittadine non comunitarie, è necessario il possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo di cui all’articolo 9 del Decreto Legislativo n. 286/1998 oppure di una delle carte di soggiorno per familiari di cittadini UE previste dagli artt. 10 e 17 del Decreto Legislativo n. 30/2007, come da indicazioni ministeriali relative all’estensione della disciplina prevista in materia di assegno di natalità alla misura in argomento (cfr. circolare INPS 214 del 2016).

La domanda per il premio alla nascita dovrà essere inviata esclusivamente in modalità telematica all’INPS. Vediamo come.

Domanda INPS bonus mamma domani 2020: come richiedere il premio alla nascita

Per richiedere il bonus mamma domani è necessario presentare domanda al compimento del settimo mese di gravidanza ed entro un anno dalla nascita, adozione o affidamento.

Si può fare domanda per ciascun evento (compimento 7° mesi di gravidanza, nascita, adozione o affidamento). Ad esempio, quindi, in caso di gravidanza gemellare sarà necessario fare due domande e si avrà diritto a due assegni di 800 euro.

Nel caso si tratti di parto gemellare, la domanda già presentata al compimento del settimo mese di gravidanza andrà presentata anche alla nascita indicando le informazioni di tutti i minori necessarie per l’integrazione del premio già richiesto, rispetto al numero dei nati.

Le domande di bonus mamme 2020 dovranno essere presentate compilando il modulo online messo a disposizione dall’Inps e per poter compilare l’istanza è necessario essere in possesso del PIN.

Già dallo scorso anno, e anche per il 2020, sarà possibile inviare domanda anche tramite l’APP INPS, seguendo la procedura illustrata dall’Istituto con il messaggio numero 1874.

In alternativa, si può fare domanda tramite:

  • Contact center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile;
  • enti di patronato e intermediari dell’Istituto attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

Se è stata già presentata la domanda in relazione al compimento del settimo mese di gravidanza non si dovrà presentare ulteriore domanda alla nascita.

Allo stesso modo, l’assegno di 800 euro richiesto per l’affidamento preadottivo non può essere richiesto in occasione della successiva adozione dello stesso minore.

Bonus mamme domani 2020: i documenti necessari

Un approfondimento specifico merita l’elenco dei documenti da presentare insieme alla domanda INPS.

L’accesso al bonus mamma domani 2020 è subordinato all’inoltro, insieme alla domanda, del certificato sullo stato di gravidanza rilasciato dal medico, all’interno del quale sarà indicata la data presunta del parto.

Le donne in dolce attesa dovranno comunicare, in alternativa:

  • numero di protocollo telematico del certificato rilasciato dal medico SSN o medico convenzionato ASL;
  • indicazione che il certificato sia già stato trasmesso all’INPS per domanda relativa ad altra prestazione connessa alla medesima gravidanza;
  • per le sole madri non lavoratrici è possibile indicare il numero identificativo a 15 cifre e la data di rilascio di una prescrizione medica emessa da un medico del SSN o con esso convenzionato, con indicazione del codice esenzione compreso tra M31 e M42 incluso. La veridicità di tale autocertificazione sarà verificata dall’INPS presso le competenti amministrazioni.

Le donne straniere dovranno allegare anche il permesso di soggiorno considerato valido ai fini dell’assegno di natalità (circolari INPS 27 febbraio 2017, n. 39 e 16 marzo 2017, n. 61) ovvero di un titolo di soggiorno, inserendone gli estremi nella domanda telematica (numero identificativo attestazione; autorità che lo ha rilasciato; data di rilascio; termine di validità).

Nel caso di parto già avvenuto, bisognerà autocertificare nella domanda la data del parto e le generalità del bambino (codice fiscale), ovvero le informazioni che si rendano necessarie per accedere al beneficio. In caso di parto plurimo è richiesta l’indicazione di più minori in quanto la prestazione è riconosciuta per ogni minore/evento.

Documenti bonus mamma domani per adozioni o affidamento

Specifici documenti dovranno essere presentati invece nel caso di adozione o affidamento avvenuto a partire dal 1° gennaio 2020:

  • adozione/affidamento nazionale: per attestare la data di adozione o affidamento/ingresso in famiglia è necessario indicare gli elementi indispensabili per il reperimento delle informazioni o dei dati presenti nel provvedimento di adozione o affidamento emesso dell’autorità competente (tipologia, numero, data del provvedimento e autorità che lo ha emesso tipologia del provvedimento; numero del provvedimento; data del provvedimento; autorità che ha emesso il provvedimento). Oppure è possibile allegare copia digitalizzata del provvedimento stesso al fine di consentire l’individuazione dei citati elementi;
  • adozione/affidamento internazionale: per attestare la data di ingresso in Italia è necessario indicare, al momento della domanda, gli elementi indispensabili per il reperimento delle informazioni o dei dati presenti nell’autorizzazione all’ingresso del minore in Italia rilasciata dalla Commissione per le Adozioni Internazionali – CAI (numero dell’autorizzazione; data dell’autorizzazione) ovvero il numero e la data dell’autorizzazione. In alternativa si ha facoltà di allegare copia digitalizzata dell’autorizzazione stessa o la dichiarazione sostitutiva, al fine di consentire l’individuazione dei citati elementi. E’ possibile allegare dichiarazione sostitutiva dell’autorizzazione;
  • data di ingresso in famiglia: per attestare la data di ingresso in famiglia si chiede di allegare copia digitalizzata del certificato dell’ente autorizzato a curare la procedura di adozione da cui risulti la data di effettivo ingresso in famiglia;
  • adozione pronunciata nello stato estero . Bisogna indicare, al momento della domanda, gli elementi indispensabili per il reperimento delle informazioni o dei dati presenti nel provvedimento di trascrizione nei registri dello stato civile del provvedimento di adozione emesso dallo stato estero (tipologia, numero, data del provvedimento e autorità che lo ha emesso) oppure ha facoltà di allegare copia digitalizzata del provvedimento stesso al fine di consentire l’individuazione dei citati elementi.
  • abbandono/affido esclusivo al padre: bisogna indicare, al momento della domanda, gli elementi indispensabili per il reperimento delle informazioni o dei dati presenti nel provvedimento emesso dall’autorità competente (tipologia, numero, data, autorità che ha emesso il provvedimento). In alternativa è possibile allegare la copia digitalizzata del provvedimento stesso.

Per ulteriori dettagli si invita a consultare la pagine online presente sul sito Inps relativa al Premio alla Nascita di 800 euro.

Bonus mamme domani 2020: dopo quanto tempo viene pagato?

L’assegno di 800 euro come premio alla nascita verrà erogato dall’Inps in un’unica soluzione e in una delle seguenti modalità di pagamento:

  • bonifico domiciliato presso ufficio postale;
  • accredito su conto corrente bancario;
  • accredito su conto corrente postale;
  • libretto postale;
  • carta prepagata con IBAN.

Per tutti i pagamenti, eccetto bonifico domiciliato presso ufficio postale, è richiesto il codice IBAN.

In caso di richiesta di accreditamento su coordinate IBAN è necessario inviare il modello SR163 online all’INPS attraverso il servizio dedicato.

Una delle domande più frequenti riguarda la data di pagamento del bonus di 800 euro. Normalmente l’importo è erogato in tempi relativamente brevi ma sono stati frequenti i casi di attesa superiore a tre mesi.

C’è da sottolineare tuttavia come il pagamento del bonus avvenga oggi con tempistiche di gran lunga inferiori rispetto a quelle iniziali, quando le future mamme avevano dovuto attendere oltre quattro mesi per l’arrivo dei soldi riconosciuti dall’INPS.

In ogni caso, è possibile verificare lo status della propria domanda accedendo all’area riservata del sito INPS: la domanda potrà esser in lavorazione (“Protocollata”) ovvero “accolta”. Nel secondo caso, la data per il pagamento del bonus mamma sarà inserita all’interno del Fascicolo Previdenziale.

Bonus tredicesima pensioni 2019: a chi spetta? Tutte le istruzioni

Bonus tredicesima 2019 per i titolari di pensioni basse: a chi spetta e quali sono gli importi dell’assegno aggiuntivo riconosciuto dall’INPS a dicembre? Tutte le istruzioni ed i limiti di reddito da considerare.

Bonus tredicesima ai titolari di pensioni basse: anche nel 2019 l’INPS riconosce una somma aggiuntiva sull’assegno ai pensionati che non superano determinati limiti di reddito.

Non sono in molti a sapere che insieme alla tredicesima mensilità, a dicembre viene riconosciuto un ulteriore importo aggiuntivo ai pensionati.

Si tratta dell’integrazione riconosciuta a tutti i pensionati che non superano determinati limiti, fissati annualmente, sia in relazione alla pensione erogata dall’INPS che al totale del reddito individuale e coniugale percepito.

L’importo che verrà pagato insieme alla tredicesima è pari a 154,94 euro circa (le ex 300.000 lire), secondo le disposizioni introdotte dalla Legge Finanziaria del 2000, rimaste invariate sino ad oggi.

Analizziamo di seguito tutte le regole ed i requisiti da rispettare per poter ricevere il bonus tredicesima sulle pensioni.

Bonus tredicesima pensioni 2019: a chi spetta? Tutte le istruzioni

Per capire se si ha diritto o meno al bonus di 154 euro insieme alla tredicesima i pensionati dovranno considerare sia il limite relativo al reddito individuale che quello coniugale, oltre a considerare il totale della pensione percepita.

Il bonus aggiuntivo sulla tredicesima spetta a chi rispetta i seguenti limiti:

Bonus tredicesima 2019Limite pensione individualelimite reddito individualelimite reddito coniugale
Importo pieno6.669,13 euro10.003,70 euro20.007,39 euro
Importo ridotto6.669,14 – 6.824 euro

Come evidenziato nella tabella, bisogna quindi considerare non solo il limite relativo alla pensione percepita, ma anche il reddito complessivo (sia singolo che coniugale per i pensionati sposati).

Il limite relativo alle pensione individuale sarà utilizzato dall’INPS anche per il calcolo dell’importo del bonus spettante sulla tredicesima. Non tutti hanno diritto al bonus di 154 euro.

Chi percepisce una pensione complessiva di importo superiore ai 6.669,13 euro e fino a 6.824 euro, avrà diritto ad un bonus pari alla differenza tra 6.824 euro e l’importo della pensione, sempre nel caso di rispetto dei limiti di reddito di cui sopra.

Per capire a chi spetta il bonus aggiuntivo sulla tredicesima sarà quindi necessario considerare:

  • l’importo totale della pensione percepita;
  • il limite di reddito individuale;
  • il limite di reddito coniugale (per i pensionati sposati).

Bonus tredicesima 2019: per quali pensioni spetta?

Il limite di reddito e quello relativo all’importo totale della pensione riconosciuta nell’anno è il requisito fondamentale per capire quando spetta il bonus tredicesima INPS 2019.

Ricordiamo però che l’integrazione non è riconosciuta su tutte le tipologie di pensione. Ad esempio, non ne hanno diritto coloro che percepiscono una pensione di invalidità civile, l’assegno o la pensione sociale.

Tredicesima 2019 e bonus pensionati: pagamento il 2 dicembre con il cedolino INPS

A differenza dei lavoratori dipendenti, che percepiscono la tredicesima mensilità a ridosso delle festività di Natale, per i pensionati la gratifica natalizia arriva all’inizio del mese.

È con il cedolino INPS di dicembre 2019 che sarà erogata la tredicesima sulle pensioni, secondo le date indicate dall’INPS nel calendario del pagamento degli assegni previdenziali e assistenziali.

Ecco quindi quando arriva la tredicesima 2019 per i pensionati:

  • lunedì 2 dicembre 2019 per chi ha l’accredito della pensione alle poste;
  • lunedì 2 dicembre 2019 per chi ha l’accredito della pensione in banca.

Al netto della differente data di pagamento, le regole sulla tredicesima sono le stesse tra lavoratori dipendenti e pensionati: il calcolo si effettua sulla base delle mensilità di pensione erogate nel corso dell’anno.

Reddito di cittadinanza 2020: rinnovo ISEE obbligatorio. Tempi ed istruzioni

Reddito di cittadinanza, rinnovo ISEE 2020 obbligatorio: a partire dal 1° gennaio sarà necessario richiedere la nuova DSU aggiornata, per evitare la sospensione del pagamento da parte dell’INPS.

Tutti coloro che hanno fatto domanda e che percepiscono il reddito di cittadinanza hanno l’obbligo di richiedere il nuovo modello ISEE 2020, al fine di consentire all’INPS di verificare la permanenza dei requisiti per l’erogazione del sussidio.

Sarà quindi necessario richiedere la nuova DSU ai fini ISEE, a partire dal 1° gennaio 2020.

L’obbligatorietà di aggiornare la DSU è prevista per legge, al fine di consentire all’INPS di verificare la permanenza dei requisiti richiesti.

La regola riguarda, in linea generale, tutti i percettori di sussidi economici che sono legati al rispetto di determinati requisiti economici. L’obbligo riguarda quindi non solo chi percepisce il reddito di cittadinanza ma, per fare un esempio, anche le famiglie che hanno avuto accesso al bonus bebè.

Sul mancato rinnovo dell’ISEE, dall’INPS non sono ancora arrivate indicazioni specifiche su cosa succede nel caso in cui, dopo il 1° gennaio 2020, non risulti presente una DSU in corso di validità nelle banche dati dell’Istituto. Molto probabilmente, però, la mancata presentazione del nuovo modello ISEE per il 2020 comporterà la sospensione dall’erogazione del beneficio.

In considerazione di ciò, ed in attesa di ulteriori dettagli, riepiloghiamo regole, istruzioni e novità per richiedere il modello ISEE.

Reddito di cittadinanza 2020: rinnovo ISEE obbligatorio. Tempi ed istruzioni

A partire dal 2019, il modello ISEE ha validità dalla data di presentazione al 31 dicembre. Fino allo scorso anno, la scadenza della DSU era invece fissata al 15 gennaio dell’anno successivo a quello di richiesta.

Di modifiche a scadenze e dati necessario per la richiesta del modello ISEE ve ne sono state diverse negli ultimi tempi, anche in relazione all’introduzione del reddito di cittadinanza e per evitare fenomeni di abuso.

Quel che è certo è che non è cambiato il principio che ha portato all’introduzione del modello ISEE: con i dati contenuti nella DSU (in parte autodichiarati dal contribuente, ed in parte acquisiti dall’INPS) viene elaborato l’indicatore della propria situazione economica, che considera non solo il totale del reddito percepito, ma anche il valore del patrimonio posseduto e la composizione del proprio nucleo familiare.

L’ISEE viene quindi considerato come parametro completo per misurare la situazione economica di un contribuente, ed è per questo che è stato assunto come elemento fondamentale per capire chi ha diritto o meno al reddito di cittadinanza.

Considerando i tempi di validità dello stesso, il rinnovo del modello ISEE sarà fondamentale per continuare a percepire il reddito di cittadinanza anche a partire dal 1° gennaio 2020.

Sarà a partire da tale data che il contribuente potrà recarsi presso un CAF, o affidarsi al proprio commercialista, per il rilascio dell’attestazione aggiornata.

Reddito di cittadinanza: rinnovo ISEE più facile con la DSU precompilata 2020

Viste le tempistiche, e visto che la scadenza dell’ISEE cade in un periodo di festività, è presumibile che verrà concesso qualche giorno di tempo per il rinnovo della DSU al 2020.

Come sopra anticipato, si attende che sia l’INPS a chiarire a quali tempistiche dovranno adeguarsi i percettori del reddito di cittadinanza e di tutte le altre prestazioni di sostegno economico fondate sulla prova dei mezzi.

In ogni caso, è facile immaginare che l’inizio del nuovo anno sarà caratterizzato da una vera e propria corsa al rilascio della nuova attestazione ma, ricordiamo, il modello ISEE può essere presentato anche online direttamente dal contribuente.

Dal 1° gennaio 2020 debutterà poi una novità di rilievo: è questa la data a partire dalla quale sarà lanciata la DSU precompilata dall’INPS, che dovrebbe rendere più semplice la richiesta online del modello ISEE.

Ne avranno accesso le famiglie che nel triennio 2016-2018 hanno presentato una DSU ai fini ISEE e, tra i dati precompilati dall’INPS, il contribuente potrà scegliere di inserire quelli relativi a:

  • composizione del nucleo familiare;
  • eventuale condizione di disabilità e non autosufficienza;
  • abitazione del nucleo familiare;
  • assegni periodici corrisposti al coniuge o ai figli;
  • possesso di autoveicoli, navi, imbarcazioni.

Se quindi resteranno da autodichiarare i dati relativi al reddito e al patrimonio, la compilazione dell’ISEE online verrà facilitata, consentendo anche a chi percepisce il reddito o la pensione di cittadinanza di evitare le sicure lunghe file presso CAF o direttamente all’INPS.

Cambia il segnale digitale, a dicembre il bonus per acquistare tv e decoder

I televisori degli italiani vanno incontro a una lunga fase di transizione che, a partire dal 2020 e per chiudersi ufficialmente il 1° luglio del 2022, cambierà la modalità tecnica con la quale viene inviato e ricevuto il segnale di film, programmi e via dicendo. Un po’ come accaduto nel passaggio dall’analogico al digitale, bisognerà metter mano all’apparecchio (sostituendolo oppure dotandosi di un decoder) per non perdere il segnale. A seguito della migrazione di alcune frequenze per far spazio al segnale 5G, i consumatori avranno un supplemento di attenzione da prestare: l’apparecchio deve essere ‘compatibilè con la tecnologia DVB T2 (dalla DVB T1 attuale).

Tv, parte a gennaio il nuovo digitale 

DI STEFANO CARLI
Non è affatto un passaggio banale, anche se si parla di qualche anno di tempo (inizialmente si pensava addirittura di fare il cambio entro il prossimo giugno). Si calcola che se le frequenze passate alle Telco nella famosa asta da 6,5 miliardi dovessero esser spente oggi, quasi 18 milioni di famiglie italiane – più di otto su dieci – non vedrebbero più i programmi dei canali terrestri. Pochissimi sono dunque i “televisori principali” delle famiglie già pronti al cambio: è dal primo gennaio 2017 che le reti di distribuzione dell’elettronica hanno l’obbligo di vendere tv già Dbt2 Ready, per chi ha in casa apparecchi antecedenti è probabile che ci sia bisogno di una spesa supplementare.

Il bonus al via

Proprio per far fronte a questa necessità, già il governo Gentiloni aveva istituito un fondo triennale da 151 milioni di risorse per erogare un bonus per l’acquisto dei nuovi televisori. Dopo una consultazione pubblica, alla fine della scorsa settimana al Ministero per lo Sviluppo economico si è riunito il Tavolo TV 4.0 che ha fatto il punto sulla transizione del sistema radiotelevisivo. La sottosegretaria Mirella Liuzzi ha invitato gli operatori innanzitutto a predisporre un piano di comunicazione che renda il passaggio più trasparente possibile per i consmatori.

Ma, una volta informati, questi ultimi penseranno senz’altro al portafogli. Ecco allora venire in (parziale) soccorso il bonus, che – è stato ufficializzato al tavolo Mise – partirà “dal prossimo mese di dicembre, in seguito alla pubblicazione del decreto MiSE – MEF, previsto in Gazzetta Ufficiale nei prossimi giorni”. Liuzzi ha spiegato dopo il tavolo che “è nostro obiettivo incrementare gli attuali 151 milioni di euro richiedendo un nuovo finanziamento della misura per allargare la platea dei cittadini ammessi ad usufruire del contributo”.

I vincoli e le risorse

Per il momento, il materiale messo in consultazione prevede che i “beneficiari del contributo debbano essere i residenti nel territorio italiano appartenenti alla I e II fascia dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE). Tali categorie di utenti, infatti, in assenza del contributo pubblico, non sarebbero in grado di ricevere i segnali televisivi trasmesse con le nuove tecnologie”. Significa agevolare coloro che arrivano a una soglia Isee rispettivamente, di 10.632,94 e 21.265,87 euro, con aumenti progressivi in funzione del numero dei componenti del nucleo famigliare.

Sempre nei documenti in consultazione si è parlato di un contributo da cinquanta euro a famiglia, fruibile una sola volta per nucleo fino alla fine del 2022. Tecnicamente, si tratterà di uno sconto praticato direttamente dal venditore al momento dell’acquisto: darà così luogo a un credito d’imposta a favore del negoziante stesso.

Canone Rai non pagato: questi anni arretrati non sono dovuti al Fisco

Tutte le cartelle esattoriali fino a mille euro emesse dal 2000 al 2010 sono stralciate. Lo prevede, come noto, la pace fiscale attuata con decreto dal precedente governo Conte. Fra i debiti contenuti nelle cartelle rientrano anche quelli per il canone Rai.

Capita però che alcuni contribuenti continuano a ricevere solleciti di pagamento del canone Rai anche in presenza di normativa di stralcio per i periodi compresi nella pace fiscale.

Così una recente sentenza della Corte di Cassazione (numero 28369 del 5 novembre 2019) ha ribadito che i debiti di importo fino a mille euro richiesti dagli agenti della riscossione sono automaticamente annullati.

La sentenza della Cassazione

La sentenza della Cassazione non parla espressamente di canone Rai, ma è evidente che se questo costituisce un debito passato a ruolo fra i 2000 e 2010 si deve considerare annullato. Il contribuente non dovrà pertanto fare alcuna richiesta di cancellazione dei debiti essendo questi nulli. I ruoli dovrebbero essere eliminati automaticamente, già dalla fine dell’anno scorso. Se la cancellazione non fosse avvenuta o se c’è una causa in corso per questo tipo di cartelle esattoriali, allora i giudici stabiliranno l’annullamento del debito.

Canone Rai: dieci anni di condono

Per la precisione non è quindi il canone Rai che è stato stralciato, ma la cartella esattoriale emessa in conseguenza al mancato versamento dell’imposta. E, considerato che fino al 2010 l’importo medio del costo abbonamento Tv era circa di 100 euro all’anno, tali cartelle rientrano nei limiti previsti dalla legge per lo stralcio e successivo annullamento. La sanatoria rientra anche per coloro che hanno in corso un contenzioso col fisco o hanno avviato ricorso avverso la richiesta di pagamento del canone Rai. Per la Corte di Cassazione, anche in questo caso, interviene la cessazione della materia del contendere.

Canone Rai 2020

Anche per il 2020 l’importo del canone Rai sarà di 90 euro all’anno. Salvo modifiche che potrebbero essere inserite nella manovra di bilancio allo studio del Parlamento, l’importo sarà suddiviso in rate da 9 euro mensili (comprensivo di IVA e tassa concessione governativa) per i primi 10 mesi dell’anno che verranno riscosse attraverso l’emissione delle bollette bimestrali dell’energia elettrica da parte del fornitore.

Sanzioni per chi non paga

Vale la pena ricordare che il presupposto per il quale bisogna pagare il canone RAI o abbonamento TV scaturisce dal regio decreto n. 246 del 1938 che sancisce l’obbligo di pagamento per chiunque possieda o detenga un impianto atto alla ricezione di canali radiotelevisivi. Per chi non paga il canone, le multe vanno da 200 a 600 euro, ma si rischia anche la denuncia penale qualora vengano presentate false dichiarazioni per ottenere l’esenzione al pagamento dell’abbonamento Tv o se l’utente paga solo l’importo in bolletta elettrica escludendo la quota relativa al canone Rai.

Dichiarazione di successione e vendita immobili: chi paga l’imposta sull’eredità?

Dichiarazione di successione, da chi deve essere pagata l’imposta sull’eredità su un immobile da vendere? Al quesito di un contribuente replica l’Agenzia delle Entrate con la risposta all’interpello numero 471 del 7 novembre 2019.

L’interrogativo del contribuente chiede spiegazioni sulle imposte da pagare su un immobile che deve essere venduto prima di dividerne il ricavato tra gli eredi.

Il documento chiarificatore rende noto che, anche nel caso in cui l’eredità non sia stata accettata da ognuno dei chiamati, esclusi i legatari, tutti sono obbligati alla dichiarazione di successione e rispondono solidalmente dell’imposta.

Il limite è determinato dal valore dei beni ereditari posseduti rispettivamente da ciascuno dei chiamati all’eredità.

Nel caso specifico, però, poiché è presente l’esecutore testamentario sarà lui a dover vendere l’immobile e quindi a dover pagare le imposte dovute.

Una volta conclusa la cessione, il ricavato e la somma relativa all’impostadovranno essere indicate in una dichiarazione integrativa.

Quando, dunque, il diritto di credito avrà acquisito il caratteri di esigibilità e di liquidità, il ricavato della vendita dell’immobile e la relativa imposta saranno riliquidate seguendo i criteri indicati dall’articolo 28, comma 6 del Decreto legislativo numero 346 del 31 ottobre 1990.

Dichiarazione di successione e vendita immobili: chi deve pagare l’imposta sull’eredità?

L’Agenzia delle Entrate è stata chiamata in causa da un quesito di un contribuente in relazione alla dichiarazione di successione e al pagamento dell’imposta sull’eredità nel caso in cui si debba vendere un immobile e dividerne il ricavato tra più eredi.

fare chiarezza è la risposta all’interpello numero 471 del 7 novembre 2019.

Agenzia delle Entrate – Risposta all’interpello numero 471 del 7 novembre 2019Dichiarazione di successione e obbligo di alienazione di beni immobili disposto per testamento.

In merito all’interrogativo relativo alla dichiarazione di successione, il documento chiarificatore si esprime confermando l’obbligo di presentazione della dichiarazione da parte di tutti i chiamati all’eredità (compresi i legatari e gli esecutori testamentari) in quanto previsto dall’articolo 28, co. 2, del Decreto legislativo numero 346 del 31 ottobre 1990.

L’Agenzia delle Entrate ha citato, appunto, il Testo Unico delle disposizioni concernenti le imposte ipotecaria e catastale

Per quanto riguarda l’imposta di successione, ha richiamato l’articolo 36, comma 3, del Decreto legislativo numero 346 del 1990, specificando che:

“Fino a quando l’eredità non sia stata accettata, o non sia stata accettata da tutti i chiamati, i chiamati all’eredità, o quelli che non hanno ancora accettato, e gli altri soggetti obbligati alla dichiarazione della successione, esclusi i legatari, rispondono solidalmente dell’imposta nel limite del valore dei beni ereditari rispettivamente posseduti.” 

Nel caso specifico, però, poiché sono presenti degli esecutori testamentari spetterà a loro il pagamento dell’imposta di successione, dal momento che sono anche incaricati della vendita dell’immobile e ne sono i possessori.

Una volta conclusa la vendita, quando il diritto di credito avrà acquisito il caratteri di esigibilità e di liquidità si dovrà presentare una dichiarazione integrativa indicante il ricavato della vendita e l’imposta di successione relativa, che sarà riliquidata in base all’articolo 28, comma 6 del Decreto legislativo numero 346 del 31 ottobre 1990.

Dichiarazione di successione, l’imposta sull’eredità: i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

Nella risposta ad interpello 471, l’Agenzia delle Entrate fornisce spiegazionisulla dichiarazione di successione e sul pagamento dell’imposta sull’eredità nel caso in cui debba essere venduto un immobile.

Il documento chiarisce che, dopo la morte, i diritti si trasmettono agli altri soggetti.

In base all’articolo 29 del D.lgs. n. 346 del 31.10.1990 la dichiarazione di successione, che è obbligatoria, deve contenere le seguenti informazioni dei chiamati all’eredità e dei legatari:

  • le generalità;
  • la residenza;
  • le accettazioni o le rinunce;
  • “gli estremi di pagamento delle imposte ipotecaria e catastale, di bollo, delle tasse ipotecarie e dell’imposta sostitutiva di quella comunale sull’incremento di valore degli immobili (lett. n-bis)”

Per quanto riguarda l’esecutore testamentario, egli risulta possessore degli immobili in base all’articolo 703 del codice civile e dovrà quindi occuparsi del pagamento dell’imposta di successione.

Poiché si tratta di un “legato obbligatorio” di somma di denaro, gli effetti saranno prodotti sui legatari solamente a seguito dell’alienazione dei beni (articolo 36, comma 3, del Testo Unico delle disposizioni concernenti le imposte ipotecaria e catastale).

Tredicesima pensionati 2019, quando arriva e come fare il calcolo

Tredicesima pensionati 2019: quando arriva e quali sono le regole per il pagamento della gratifica natalizia sulle pensioni?

Anche per l’anno in corso non vi sono novità: la data di pagamento coincide con quella prevista per la pensione del mese di dicembre 2019 e sarà nel cedolino di questo mese che verrà corrisposto l’importo spettante.

Come ogni anno, ai titolari di pensione di vecchiaia, anzianità, così come per i titolari di pensione per invalidità o inabilità civile, la data di accredito della tredicesima mensilità corrisponde con quella della pensione del mese di dicembre.

Una delle domande che si pongono i titolari di pensioni è come viene calcolata la mensilità aggiuntiva erogata dall’INPS in concomitanza con le festività natalizie. Così come per i lavoratori dipendenti, anche per i pensionati la tredicesima 2019 è calcolata partendo dall’importo dell’assegno mensile corrisposto.

Quasi sempre però la tredicesima non corrisponde all’importo della pensione, in quanto la tassazione della stessa è nettamente differente rispetto a quella dell’assegno pensionistico.

Pur essendo applicare le ordinarie aliquote Irpef, il calcolo della tredicesima “sconta” la mancanza di detrazioni e bonus, il che rende l’assegno erogato inferiore rispetto a quello delle pensioni corrisposte nei 12 mesi dell’anno.

Vediamo di seguito tutte le informazioni in merito, partendo dalla data in cui è previsto l’arrivo della tredicesima per i pensionati nel 2019.

Tredicesima pensionati 2019, ecco quando arriva

A differenza dei lavoratori dipendenti, che percepiscono la tredicesima mensilità a ridosso delle festività di Natale, per i pensionati la gratifica natalizia arriva all’inizio del mese.

È con il cedolino INPS di dicembre 2019 che sarà erogata la tredicesima sulle pensioni, secondo le date indicate dall’INPS nel calendario del pagamento degli assegni previdenziali e assistenziali.

Ecco quindi quando arriva la tredicesima 2019 per i pensionati:

  • lunedì 2 dicembre 2019 per chi ha l’accredito della pensione alle poste;
  • lunedì 2 dicembre 2019 per chi ha l’accredito della pensione in banca.

Al netto della differente data di pagamento, le regole sulla tredicesima sono le stesse tra lavoratori dipendenti e pensionati: il calcolo si effettua sulla base delle mensilità di pensione erogate nel corso dell’anno.

Tredicesima pensioni: come fare il calcolo

Per effettuare il calcolo della tredicesima mensilità, i pensionati dovranno tener conto delle mensilità di ratei di pensione erogati nel corso del 2019. Se il calcolo è quindi semplice per chi è andato in pensione a gennaio, diverso è il caso in cui l’erogazione dell’assegno previdenziale o assistenziale sia partito da un mese successivo.

Prendiamo ad esempio il caso di un pensionato a partire da marzo 2019: in tal caso l’assegno della tredicesima sarà calcolato in base alle 10 mensilità di rateo corrisposte e sarà ovviamente inferiore rispetto ad un pensionato a partire dal 1° gennaio.

Il calcolo della tredicesima, sia per i pensionati che per i lavoratori dipendenti, può essere effettuato in base alla seguente formula:

Retribuzione lorda mensile x numero di mesi lavorati / 12

Riprendendo i due esempi sopra, nel caso di pensione erogata da marzo 2019 con importo pari a 1.500 euro lordi al mese, l’importo della tredicesima erogata a dicembre sarà pari a 1.250 euro lordi.

Al contrario, chi ha percepito la pensione da gennaio avrà diritto ad un importo corrispondente al lordo dell’assegno erogato nelle 12 mensilità dall’INPS.

Attenzione però: come sopra ricordato la tredicesima per i pensionati non sarà mai dello stesso e identico importo dell’assegno mensile. A fare la differenza sono le diverse regole di tassazione che prevedono la non applicazione di detrazioni e bonus sulla gratifica natalizia.

Riforma previdenziale: le proposte al vaglio della Commissione di Bilancio

Pensioni, ultime novità: la Commissione di Bilancio si è riuniTAà per discutere le proposte che le sono state presentate in tema di riforma previdenziale.

Il Governo nell’ultimo periodo, ha lavorato duramente per trovare valide soluzioni per superare la Legge Fornero e riformare il sistema delle pensioni.

Ufficiale ormai la proroga dell’Opzione donna e dell’Ape sociale, misure che consentono ad alcune categorie di lavoratori e lavoratrici di andare in pensione anticipata.

Novità anche per ciò che concerne la rivalutazione delle pensioni e per la creazione di un fondo di garanzia per i giovani.

Pensioni, ultime news: confermata la proroga dell’Opzione donna e dell’Ape sociale

Le principali novità in tema di riforma previdenziale riguardano la proroga fino al 2021 dell’Ape sociale e dell’Opzione donna.

Si ricorda che l’Ape sociale consente a tutti coloro che hanno compiuto 63 anni di età e che versano in una condizione particolare, come ad esempio i disoccupati, gli invalidi e coloro che svolgono lavori cosiddetti gravosi di andare in pensione anticipata.

L’Opzione donna, invece, consente a tutte le lavoratrici che hanno compiuto 58 anni di età nel caso delle lavoratrici dipendenti o 59 anni di età nel caso di quelle autonome e che hanno versato almeno 35 anni di contributi di andare in pensione anticipata, con il metodo del ricalcolo contributivo.

Tutti coloro che soddisfano i suddetti requisiti potranno quindi, anche nel 2020, decidere di andare in pensione anticipatamente senza dover attendere l’età pensionabile.

Pensioni, ultime news: le novità sulla rivalutazione e sul fondo di garanzia per i giovani

Lunedì, 4 novembre 2019, la Commissione di Bilancio valuterà anche la proposta dell’INPS di introdurre un fondo di garanzia per i giovani che a causa di contratti atipici potrebbero non vedere mai la pensione.

Per ciò che concerne invece la rivalutazione delle pensioni, si ricorda che è stata confermata nella Legge di Bilancio 2020 la rivalutazione al 100% delle pensioni fino a 4 volte il minimo.

Nonostante ci sia stato un aumento dell’adeguamento del 3%, visto che fino ad oggi la rivalutazione era al 97%, questo non sembra essere un gran passo avanti per i sindacati che chiedono un cambiamento più significativo.

Infatti, con l’aumento dell’adeguamento del 3%, i pensionati guadagneranno solamente 3 euro in più nella loro pensione.

Spese sanitarie, detrazioni al 19%

Farmaci, dispositivi, visite ed esami in ospedale o in una clinica convenzionata (magari in intramoenia e quindi dentro al Ssn) potranno essere pagati ancora in contanti senza il rischio di perdere la detrazione al 19% nella dichiarazione dei redditi. Tutto il resto invece, a partire dal visite dallo specialista (a esempio il dentista) che opera in regime privato o nei centri analisi privati, dovrà essere pagato con sistemi tracciati (dal bancomat al bonifico) se si vuole l’agevolazione.

Questa l’ultima novità prevista dalla bozza della manovra che riguarda appunto specificatamente le spese sanitarie che con oltre 18 miliardi di euro rappresentano anche la quota maggiore di sconti fiscali utilizzati dagli italiani per alleggerire il carico fiscale.

La tracciabilità del pagamento per ottenere la detrazione 
La legge di bilancio prevede infatti che ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, la detrazione dall’imposta lorda nella misura del 19% degli oneri indicati nell’articolo 15 del testo unico delle imposte sui redditi spetta a condizione che l’onere sia sostenuto con versamento bancario o postale ovvero mediante altri sistemi di pagamento elettronici. Nella prima versione della manovra la detrazione al 19% sulle spese sanitarie restava anche se si paga in contanti soltanto «per medicinali e dispositivi medici». Ora l’ultima vresione chiarisce meglio i confini: in pratica oltre agli acquisti in farmacia sono esclusi dall’obbligo di ricorrere a sistemi di acquisto tracciabili per avere poi le detrazioni in dichiarzione dei redditi tutte le visite e gli esami effettuati pagando dentro il Servizio sanitario nazionale (a esempio anche i ticket) o nel privato accreditato con il Ssn.

Tra le altre novità c’è anche l’introduzione del taglio delle detrazioni per i redditi più alti. Un taglio che partirà dai 120mila euro di reddito, e sarà progressivo: chi percepisce redditi sopra quella soglia si vedrà ridurre l’importo della detrazione fiscale riconosciuta, che si azzererà totalmente dai 240.000 euro di reddito in poi. Una misura, questa, che però non sarà applicata integralmente per le spese sanitarie. La bozza della legge di bilancio prevede infatti che «la detrazione compete nell’intero importo, a prescindere dall’ammontare del reddito complessivo» per tutte quelle spese sanitarie sostenute «per patologie che danno diritto all’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria». In sostanza la detrazione continuerà a scattare anche per i redditi più alti a patto che si tratti di spese per patologie esenti dal ticket.