Danno vacanza rovinata 2019: cos’è e come funziona il rimborso

l danno da vacanza rovinata è il pregiudizio (il danno) del viaggiatore che deriva dalla lesione del suo interesse di godere in modo pieno di un viaggio organizzato come occasione di piacere, svago, riposo riposo (ma anche di lavoro, vista l’estensione operata dal D.Lgs. n. 62 del 2018 al “viaggiatore”, e non più limitata al solo “consumatore”) senza soffrire il disagio psicofisico che accompagna la mancata realizzazione in tutto o in parte del programma previsto. 
Il cd. “danno da vacanza rovinata” è una nozione precisata negli anni dalla giurisprudenza, che ha preso in considerazione la lesione alla sfera dinamico-relazionale del soggetto coinvolto. Pertanto, qualora l’inadempimento delle prestazioni che formano oggetto del prodotto turistico non sia di scarsa importanza (in conformità all’articolo 1455 c.c.), il viaggiatore può chiedere all’organizzatore ovvero al venditore, secondo la responsabilità derivante dalla violazione dei rispettivi obblighi assunti con i rispettivi contratti:

  1. risoluzione del contratto
  2. risarcimento del danno (correlato a: 1. tempo di vacanza inutilmente trascorso, 2. irripetibilità dell’occasione perduta).

Risarcibilità del danno da vacanza rovinata

Nel danno di vacanza rovinata sono risarcibili due voci di danno:

  1. danno patrimoniale per gli esborsi economici sostenuti;
  2. danno esistenziale o morale (causato da delusione e stress subiti a causa del disservizio).
     

Il pregiudizio economico è la voce di danno più facilmente quantificabile e corrisponde al prezzo del viaggio acquistato in caso di mancato godimento della vacanza o in una riduzione del prezzo nel caso in cui il viaggiatore non abbia potuto godere pienamente della vacanza in quanto rovinata da contrattempi, disservizi o altri disguidi.
Il danno morale subito dal viaggiatore è più difficilmente quantificabile in quanto è quasi impossibile fornire la prova dello stress o della delusione subiti a causa del mancato godimento della vacanza.
In questi casi la liquidazione del danno morale avviene in maniera equitativa. 

Danno patrimoniale 

Secondo una parte dei giudici il danno da vacanza rovinata deve essere inteso come danno patrimoniale.
Tutte le volte in cui, infatti, il viaggiatore prenota la sua vacanza, se il servizio aggiuntivo promesso non viene fornito o la previsione offerta non risulta conforme a quanto stipulato nel contratto, deve essere risarcito il costo sostenuto per acquisire da terzi il medesimo servizio.
In base a questa ricostruzione, infatti, la vacanza è la prestazione che deve essere fornita dal venditore o organizzatore ed è l’obbligazione che è tenuto ad adempiere e, indipendentemente dall’interesse patrimoniale o non patrimoniale del turista, sarà chiamato a rispondere per inadempimento o inesatto adempimento della propria obbligazione, avente natura economica.
Nel riconoscere la risarcibilità del danno patrimoniale il punto di partenza è costituito dall’inquadramento della vacanza tra i beni giuridici in senso stretto e come tali suscettibili di valutazione economica in caso di lesione.
In altri termini, nel momento in cui l’interesse a trascorrere un periodo di vacanza viene implicitamente inserito in un contratto, esso viene patrimonializzato e assume connotati economici.
Questo orientamento, ovviamente, non è sufficiente ad inquadrare il danno da vacanza rovinata con il solo valore patrimoniale della prestazione: il pregiudizio consiste nell’impossibilità di fruire della prestazione richiesta, cui si aggiunge la spendita di energie per ottenere l’esito desiderato o, quanto meno, la riduzione degli aspetti negativi, pregiudizi che hanno natura non patrimoniale. 

Danno esistenziale

Nel corso degli anni si è formato un orientamento volto a far rientrare il danno da vacanza rovinata nell’ambito del danno esistenziale inteso come autonoma voce di danno.
Due sono gli aspetti su cui incide il minore godimento della vacanza:

  1. la sfera di realizzazione dell’individuo che vive un peggioramento obiettivo delle sue aspettative volte a trascorrere un periodo di relax;
  2. il peggioramento del suo rientro alla vita quotidiana, essendosi la vacanza trasformata in un periodo di nervosismo.
     

Il danno da vacanza rovinata comporta, quindi, un pregiudizio psicologico inteso come mancato guadagno sul piano del benessere e della qualità della vita che avrebbe potuto apportare la vacanza, oltre ai patimenti direttamente legati all’infortunio subito che ha impedito al viaggiatore di conseguire gli obiettivi di svago e riposo.
I giudici hanno stabilito che i danni esistenziali sono risarcibili se derivano dalla violazione di un diritto garantito dall’ordinamento (e, conseguentemente, trovano il loro fondamento nell’art. 2059 del Codice Civile).
Il danno da vacanza rovinata, quindi, costituisce una specie particolare rispetto ai danni alla persona, intesi come danni alla sfera fisica del soggetto leso, ed ai danni di natura patrimoniale.
In sostanza, le occasioni di svago e di relax sono fatte rientrare  negli interessi non patrimoniali, risarcibili ai sensi dell’art. 2059 c.c. che ammette il risarcimento di qualunque lesione non economica posta a tutela dei diritti costituzionalmente garantiti.


Onere della prova e liquidazione del danno

Il danno da vacanza rovinata è un inadempimento del venditore o organizzatore cui consegue il diritto del viaggiatore ad un risarcimento di danno diverso e ulteriore rispetto a quello patrimoniale, in quanto il contratto di acquisto del viaggio è stato stipulato in vista di una utilità come il riposo, lo svago e la fuga dalla realtà quotidiana.
Circa l’onere della prova è sufficiente sottolineare che si è in presenza di un danno di natura contrattuale e, conseguentemente:

  • il viaggiatore è tenuto a provare il contratto di viaggio allegando le circostanze dell’inadempimento di controparte (fotografie dei luoghi che dimostrino che l’inadempimento è conseguente alla mancata coincidenza tra il contratto ed il servizio offerto);
  • il venditore o organizzatore deve provare, invece, l’avvenuto adempimento del contratto.
     

Per quanto riguarda la quantificazione del danno alla persona essa deve:

  1. essere integrale: nel senso che deve risarcire integralmente il pregiudizio;
  2. essere equa ed accertata dal giudice in base alla consistenza del pregiudizio allegato.