Pensioni: che fine farà Quota 100?

Nessun allarmismo per il momento. A differenza di quanto in molti pensano (o temono), nel programma condiviso dai due partiti che compongono il nuovo Governo non figura l’abrogazione della riforma previdenziale di gennaio 2019, la famosa “Quota 100”, per intenderci. Rimane tuttavia uno dei capitoli “coperti” della trattativa tra M5S, Pd e il premier incaricato Giuseppe Conte.

Anche se non compare in nessuno dei documenti programmatici circolati da quando è cominciato il confronto tra i due schieramenti, il destino di “Quota 100” ha però subito trovato posto nell’agenda dei lavori dei tavoli tecnici. E di fatto è già stata avviata la riflessione su una delle misure bandiera di quello che era l’esecutivo giallo-verde. La strada imboccata, a quanto trapela, porta, per ora, a una significativa “manutenzione” dello strumento per il pensionamento anticipato (62 anni di età e 38 di contribuzione,) fortemente voluto dalla Lega. 

Le possibili varianti. L’obiettivo, va da sé, è di risparmiare risorse da destinare ad altri interventi, come gli sgravi per chi acquista beni sfusi (sulla falsariga di quelli già assegnati ai produttori che eliminano gli imballaggi), oppure nuovi incentivi contro i carburanti fossili o la mobilità sostenibile. Una variante possibile potrebbe essere l’innalzamento della soglia anagrafica della “quota” da 62 a 64 anni.

C’è poi il vero perno del riassetto: sancire ufficialmente la cessazione di quota 100 nel 2021 al termine dei tre anni di sperimentazione. Un percorso che potrebbe essere ulteriormente abbreviato. Con lo stop anticipato di un anno, a fine 2020, lasciando comunque un varco non troppo stretto per l’uscita anticipata, in primis per i lavoratori coinvolti in crisi aziendali, soprattutto con il potenziamento dell’Ape sociale, che ora scade a fine 2019.

Spazi stretti. Un’ipotesi, quest’ultima, che si è già affacciata nel corso dell’istruttoria tecnica sul programma e che, se il Governo Conte-2 otterrà la fiducia, costituirà un passaggio obbligato del confronto politico nelle prossime settimane, soprattutto perché gli spazi per muoversi all’interno del complicato quadro di finanza pubblica restano ristretti. Anche nel caso in cui da Bruxelles dovesse arrivare l’ok a una, resterebbero da trovare almeno 15 miliardi di euro per la manovra “minima” da 30-35 miliardi. E per recuperare almeno una parte di queste risorse il nuovo governo potrebbe essere costretto a scegliere tra due sole alternative: l’aumento parziale e selettivo dell’Iva, considerato però impopolare e con la possibile ricaduta negativa di una frenata dei consumi, o il restyling con lo stop anticipato di Quota 100, per il quale in ogni caso l’attuale sperimentazione non verrebbe prolungata oltre il triennio indicato dall’ultima legge di bilancio. E questa seconda via appare già quella più percorribile.

Stop al 2021. Un intervento di questo tipo consentirebbe di risparmiare gli oltre 8,6 miliardi già stanziati per il 2021, che solo per una parte verrebbero assorbiti dal prolungamento in versione rafforzata dall’Ape con prestito bancario. Rimarrebbero disponibili almeno 6,5-7 miliardi, che si andrebbero ad aggiungere ai 2,5-3,5 miliardi di risparmi attesi per il prossimo anno a causa del tasso di adesione molto più basso di quello stimato inizialmente (domande inferiori di oltre il 30% rispetto alle previsioni). Ma la minor spesa 2020 potrebbe lievitare a 4,5-5 miliardi con la “manutenzione” in cantiere. In tutto la dote da recuperare da Quota 100 potrebbe quindi arrivare a 12 miliardi in due anni, oltre un terzo dei quali utilizzabili già nel 2020.