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Canone RAI: nessuna esenzione se si vive con la badante

Esenzione Canone RAI over 75 con redditi sotto a 8.000 euro invalidi: se conviventi con la badante il canone televisivo deve essere corrisposto

Il contribuente che intende beneficiare dell’esenzione convive con la persona addetta alla sua assistenza, la quale percepisce una retribuzione, ed è pertanto, titolare di un reddito proprio. Detta circostanza determina l’impossibilità, per il contribuente di rendere la dichiarazione sostitutiva ai fini dell’esenzione, posto che è convivente con un altro soggetto, diverso dal coniuge, o dal soggetto unito civilmente, titolare di un reddito autonomo.

Va ricordato che nella dichiarazione sostitutiva ai fini dell’esenzione dal pagamento del canone TV occorre attestare, tra l’altro, di ‘non convivere con altri soggetti, diversi dal coniuge, o dal soggetto unito civilmente, titolari di un reddito proprio’, mentre nella dichiarazione di ‘variazione dei presupposti’, che deve essere compilata per comunicare il venir meno dei presupposti attestati in una precedente dichiarazione rilasciata per la fruizione dell’esenzione, il venir meno del presupposto di non convivenza è collegato alla presenza nell’abitazione di un ‘altro familiare convivente’.

Pertanto, la convivenza con la badante, anagraficamente non appartenente al proprio nucleo familiare pregiudica la richiesta di esenzione dal pagamento canone RAI. Po

Collaboratori domestici: il trattamento in caso di matrimonio e maternità

Congedo di maternità e congedo matrimoniale dei lavoratori domestici: un nuovo approfondimento sulle regole previste per colf, badanti e babysitter dal CCNL di categoria.

Dopo aver affrontato la disciplina prevista per l’assunzione di collaboratori domestici, l’orario di lavoro e le regole in caso di malattia ed infortunio, vediamo come funziona il periodo di astensione dal lavoro nel caso di matrimonio e maternità, con un focus particolare su retribuzione e diritti previsti.

Congedo matrimoniale lavoratori domestici

Anche i collaboratori domestici hanno diritto ad un periodo di congedo di 15 giorni di calendario in occasione del proprio matrimonio, lo disciplina l’articolo 23 del CCNL sottoscritto da Assindatcolf-Fidaldo-Domina e le Organizzazioni sindacali dei lavoratori, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil e Federcolf.

Durante tale periodo il lavoratore, dopo aver presentato tutta la documentazione comprovante le nozze, avrà diritto alla retribuzione, come se avesse lavorato, a completo carico del datore di lavoro.

Il congedo potrà essere fruito anche in un momento non coincidente esattamente con la data del matrimonio ed entro il termine di un annodalla cerimonia purché il rapporto di lavoro sia sempre presso il medesimo datore di lavoro.

La retribuzione calcolata per compensare l’assenza dal lavoro dovuta al congedo deve tenere conto, per coloro che fruiscono di vitto e alloggio, anche del valore sostitutivo.

Si ricorda che le ferie non possono sostituire il congedo matrimoniale che deve essere sempre concesso oltre tale periodo di riposo spettante per legge. Il periodo di congedo è utile ai fini della maturazione di tutti gli istituti contrattuali (tredicesima, ferie e TFR). Contrariamente agli altri lavoratori, il collaboratore domestico può essere licenziato con il solo rispetto del termine del periodo di preavviso.

Congedo di maternità lavoratori domestici

Il d.lgs. n. 151/2001 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità), dedicando appositamente l’articolo 62 al lavoro domestico, dispone che le lavoratrici e i lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari hanno diritto al congedo di maternità e di paternità oltre al relativo trattamento economico e normativo.

L’articolo 24 del CCNL preso a riferimento ricorda come sia vietato adibire al lavoro le donne:

  • durante i 2 mesi precedenti la data presunta del parto, salvo eventuali anticipi o posticipi previsti dalla normativa di legge;
  • per il periodo eventualmente intercorrente tra tale data e quella effettiva del parto;
  • durante i 3 mesi dopo il parto, salvo i posticipi autorizzati.

Se non sussistono dunque complicazioni nella gestazione, la collaboratrice domestica può lavorare, di norma, sino a due mesi prima del parto e tornare al lavoro quando il bimbo ha compiuto i tre mesi.

Vige anche per tale categoria di lavoratori la possibilità della flessibilità del congedo con la conseguente scelta di astensione dal lavoro fino a un mese prima del parto per poter fruire del congedo per i quattro mesi successivi.

Se la lavoratrice è addetta a lavori gravosi, può richiedere l’astensione anticipata. Con le modifiche apportate dal comma 485 della legge di Bilancio n. 145/2018 all’articolo 16 del D.lgs. n. 151/2001, in alternativa, è riconosciuta alle lavoratrici la facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto entro i cinque mesi successivi allo stesso, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro.

Non è previsto per tali lavoratrici periodi di congedo facoltativo, né i permessi per l’allattamento.

Trattamento economico

La lavoratrice deve presentare domanda all’INPS per ottenere il trattamento economico stabilito nell’80% delle retribuzioni convenzionali orarie sulle quali sono pagati i contributi, ma solo alle seguenti condizioni:

  • se nei 24 mesi precedenti il periodo di assenza obbligatoria risultano versati o dovuti 52 contributi settimanali ricomprendendo anche contributi versati in altra gestione;
  • ovvero se nei 12 mesi precedenti l’inizio dell’assenza obbligatoria possono contare su almeno 26 contributi settimanali, anche in settori diversi.

Dall’inizio della gravidanza sino alla cessazione del congedo di maternità, la lavoratrice non può essere licenziata salvo l’ipotesi di giusta causa. Anche i lavoratori domestici, in caso di dimissioni durante il periodo tutelato, devono recarsi presso la Direzione territoriale del lavoro o presso il Centro per l’impiego per la relativa convalida.

Si ricorda che le ferie e le assenze eventualmente spettanti alla lavoratrice ad altro titolo non vanno godute contemporaneamente ai periodi di congedo di maternità che devono essere computati nell’anzianità di servizio a tutti gli effetti, compresi quelli relativi alla tredicesima mensilità o alla gratifica natalizia e alle ferie.

Intervento della CAs.Sa.Colf

È utile ricordare l’importanza del versamento dei contributi oltre che all’INPS, anche a favore della cassa di assistenza sanitaria colf. Le lavoratrici iscritte, in occasione della gravidanza e della nascita dei figli, possono contare su alcune prestazioni offerte dalla CAs.Sa.Colf quali:

  • Spese Periodo Gravidanza
    Rimborso delle spese sanitarie sostenute dalle lavoratrici iscritte in stato di gravidanza per l’intero periodo riconosciuto nel limite massimo annuo di 1.000,00 euro ad esclusione dei farmaci.
  • Neonati Figli Di Lavoratori Iscritti
    Rimborso delle spese per interventi chirurgici effettuati nel primo anno di vita del neonato per la correzione di malformazioni congenite, comprese le visite e gli accertamenti diagnostici pre e post intervento, nonché la retta di vitto e di pernottamento dell’accompagnatore nell’istituto di cura o in struttura alberghiera con un tetto massimo di 100,00 euro al giorno comprensivi di vitto e alloggio a persona per il periodo del ricovero. La disponibilità annua per la presente garanzia è di 5.000,00 euro per neonato.

Non svolge attività di lavoro domestico chi convive a titolo gratuito

Non svolge attività soggetta a retribuzione la collaboratrice domestica che, divenuta inabile, rimane a vivere presso l’abitazione dell’ex datore di lavoro svolgendo alcune attività di casa. L’erede di una lavoratrice ha in primo grado ottenuto il riconoscimento della natura subordinata del rapporto di lavoro domestico svolto dalla parente per dieci anni presso un committente con conseguente onere per quest’ultima di versare la retribuzione e il trattamento di fine rapporto.

La Corte d’appello ha ribaltato il verdetto, ritenendo che non vi fossero gli elementi per accertare l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato. Decisione confermata dalla Corte di cassazione, con l’ordinanza 15548/2019 depositata il 10 giugno.

Dopo essere divenuta inabile al lavoro, la collaboratrice domestica ha continuato a vivere presso l’abitazione dell’ex datore di lavoro beneficiando dell’ospitalità a titolo gratuito. In cambio ha svolto alcune attività casalinghe, come fare la spesa, cucinare e lavare a titolo gratuito, come testimoniato da un’altra collaboratrice domestica che ha svolto attività nell’abitazione. L’ex datore di lavoro, a sua volta, nel testamento ha previsto un vitalizio di 500 euro mensili a favore dell’ex dipendente e l’uso della casa fino al suo decesso.

Secondo l’erede della domestica, la Corte d’appello avrebbe errato nel ritenere idonea la testimonianza dell’altra collaboratrice, nonché quanto contenuto nel testamento, al fine di provare che la parente aveva svolto attività gratuitamente a titolo di affetto. Per la Cassazione, però, il ragionamento svolto dai giudici di secondo grado nel rispetto dei presupposti richiesti dall’articolo 2729 del codice civile (presunzioni semplici) ha «accertato la natura gratuita delle prestazioni ed ha ritenuto che le ulteriori prove testimoniali non fossero sufficienti per contrastare la prova presuntiva di gratuità».

Collaboratori domestici: cosa fare in caso di malattia e infortunio

Ai collaboratori domestici sono riservate specifiche tutele in caso di assenza per malattia e infortunio. Inoltre, a decorrere dal rinnovo contrattuale del 16/2/2007, è stato introdotto l’obbligo per i datori di lavoro aderenti alle Associazioni stipulanti o per coloro che comunque applicano tale contratto, di iscrivere i propri dipendenti alla “Cassa mutua per colf e badanti”, denominata “Cas.Sa.Colf”, come argomentato più avanti.

L’assenza per malattia

È innanzi tutto utile sapere che non essendovi la partecipazione economica da parte dell’INPS a favore dei collaboratori domestici in caso di malattia, gli stessi non sono obbligati a trasmettere il certificato medico all’Istituto di Previdenza, mentre è dovere del lavoratore informare tempestivamente il datore di lavoro inviando, mediante raccomandata ed entro due giorni dal rilascio, un certificato del medico curante che attesti la prognosi per i giorni non lavorati; il lavoratore convivente potrà consegnare il certificato direttamente nelle mani del datore di lavoro.

Fatte salve le condizioni di miglior favore in atto, la conservazione del postoal lavoratore varia a seconda dell’anzianità di servizio e spetta per i seguenti periodi:

  • per anzianità fino a 6 mesi, superato il periodo di prova, 10 giorni di calendario;
  • per anzianità da più di 6 mesi a 2 anni, 45 giorni di calendario;
  • per anzianità oltre i 2 anni, 180 giorni di calendario.

Tali periodi sono prolungati del 50% in caso di malattia oncologica, specificatamente documentata dalla competente ASL.

Il trattamento economico, anch’esso diversificato a seconda del periodo di anzianità, deve essere corrisposto:

  • fino al 3° giorno consecutivo, per il 50% della retribuzione globale di fatto;
  • dal 4° giorno in poi, per il 100% della retribuzione globale di fatto.

La corresponsione della retribuzione spetta per i seguenti periodi:

  • per anzianità fino a 6 mesi, per un massimo di 8 giorni;
  • per anzianità da più di 6 mesi a 2 anni, per un massimo di 10 giorni;
  • per anzianità oltre i 2 anni, per un massimo di 15 giorni.

L’assenza per infortunio

In caso di infortunio occorso al lavoratore durante la prestazione lavorativa, il datore di lavoro ha l’obbligo di inviare una denuncia all’INAILentro le 24 ore dall’accaduto o entro due giorni dalla ricezione del relativo certificato di infortunio, per gli eventi prognosticati non guaribili entro tre giorni, ed entro due giorni dalla ricezione del relativo certificato di prosecuzione, per gli eventi inizialmente prognosticati guaribili entro tre giorni ma non guariti entro tale termine.

Sarà l’INAIL a provvedere al trattamento economico successivo ai primi tre giorni che sono a completo carico del datore di lavoro.

Il datore di lavoro, inoltre, conserverà il posto di lavoro, con calcolo nell’anno solare in 365 giorni decorrenti dall’evento, per i seguenti periodi:

  • per anzianità fino a sei mesi, superato il periodo di prova, 10 giorni di calendario;
  • per anzianità da più di sei mesi a due anni, 45 giorni di calendario;
  • per anzianità oltre i due anni, 180 giorni di calendario.

La Cas.Sa.Colf

La “Cas.Sa.Colf” fornisce prestazioni e servizi sanitari integrativi ed aggiuntivi a quelli della sanità pubblica. Non tutti i datori di lavoro sanno che il Mav/Colf prodotto attraverso il servizio on line dell’INPS, o i bollettini inviati al domicilio del datore di lavoro, non comprende i contributi dovuti per l’assistenza sanitaria integrativa. L’assicurazione del lavoratore alla Cassa impone un versamento aggiuntivo di importo esiguo e pari a 0,03 euro per ogni ora di lavoro, di cui 0,01 euro sono a carico del lavoratore.

Aggiungerlo ai consueti contributi trimestrali è cosa semplice e si effettua attraverso:

  • l’inserimento nel campo “c.org” il codice F2 (Cas.Sa.Colf);
  • l’aggiunta dell’importo risultante da euro 0,03 per le ore retribuite nel trimestre.

Beneficiari delle prestazioni sono i dipendenti iscritti alla cassa sanitariadal primo giorno del trimestre per il quale inizia il versamento dei contributi di assistenza contrattuale i quali possono fruire delle prestazioni dal primo giorno del secondo trimestre in cui risulta pagato il dovuto contributo. I lavoratori hanno diritto alle prestazioni solo se risultano pagati (anche da più datori di lavoro) almeno quattro trimestri continuativi di contributi precedenti alla eventuale richiesta di prestazioni, e a condizione che risultino versati almeno contributi sanitari per 25 euro. Il requisito di continuità è esteso anche per il periodo di disoccupazione solo ed esclusivamente per i due trimestri successivi a quello nel quale sia avvenuta la cessazione del rapporto di lavoro.

Essere assicurati presso la Cas.Sa.Colf, dà diritto a molteplici interventi economici da parte della Cassa ed in particolare possono essere richiesti rimborsi relativi a diarie per ricovero, convalescenza, ticket sanitari, spese periodo gravidanza, eventuali interventi chirurgici a neonati figli di lavoratori iscritti, e ancora rimborsi protesi ortopediche ed ausili medici ortopedici, spese per trattamenti fisioterapici, oltre ad alcune indennità per grandi interventi in strutture pubbliche.

Al datore di lavoro, in caso di casi di rivalsa INAIL su infortuni del dipendente, la Cas.Sa.Colf rimborserà le spese sostenute da parte del datore di lavoro, per il risarcimento a suo carico, nella misura di € 25.000,00 per ciascun evento e per anno civile. L’assicurazione tutela il datore di lavoro anche nei casi di responsabilità civile verso terzi, per danni involontariamente causati dai lavoratori.

La responsabilità dei versamenti alla Cassa dei lavoratori domestici è esclusivamente del datore di lavoro che sarà ritenuto responsabile della eventuale perdita del diritto alle prestazioni.

Contratto badante 24 ore su 24

E’ possibile assumere una badante h24 per assistere un anziano o una persona disabile?

Non è possibile stipulare un contratto con una sola badante per più di 54 ore settimanali.

Ci sono, però, due opzioni di contratto per chi ha bisogno di una badante giorno e notte, che dipendono dalle condizioni della persona da assistere e precisamente:

  1. L’assistito non ha bisogno di cure continue di notte e quindi la badante riesce comunque a dormire (viene chiamata magari 1 o due volte per notte):

In questo caso si consiglia un’assunzione di una badante convivente a 54 ore settimanali con orario di 10 ore dal lunedì al venerdì e 4 il sabato dove le ore indicate sono previste come diurne e la presenza della badante durante la notte è intesa solo come corresponsione dell’alloggio. Per questo motivo non vengono indicate ore notturne. Si parla infatti di fruizione in natura del vitto e dell’alloggio e non di obbligo di assistenza per tutta la notte.

Con questo tipo di contratto la badante ha diritto ad un giorno e mezzo di riposo, oltre alle 2 ore, normalmente dopo pranzo, previste per gli altri giorni. Per questo motivo la maggior parte delle badanti lavora dal lunedì fino al sabato alle 12 e poi si assenta per riposare fino alla domenica sera. C’è chi decide di rientrare per la notte del sabato e invece chi preferisce dormire dalla famiglia o in altra abitazione.

In tal caso, se i figli o altri familiari dell’assistito non riescono a coprire le ore di riposo della badante si dovrà assumere anche un’altra badante in sostituzione dei riposi, che dovrebbe lavorare con contratto di non convivenza (anche se di fatto gli viene dato in natura il vitto e l’alloggio se decide di dormire dall’assistito) dal sabato alle 12 fino alla sera della domenica. Per chi ha assunto la badante principale ad un livello CS (badante persona non autosufficiente) o DS (badante formata professionalmente per persona non autosufficiente) esistono dei contratti per sostituzione dei riposi con una paga sempre uguale anche per la domenica (gli importi orari si possono vedere cliccando qui nelle paghe non conviventi ) ovvero senza la maggiorazione per il lavoro nel giorno festivo. Per il livello BS (assistenza persone non autosufficienti) questo tipo di contratto particolare non esiste e si deve assumere una collaboratrice con un semplice contratto di non convivente pagandole le ore domenicali con la maggiorazione del 60%.

  1. La persona da assistere ha bisogno continuo di cure per tutta la notte e quindi la badante non riesce a riposare.

In questo caso assumere una collaboratrice con contratto normale di 54 ore settimanali come indicato nell’opzione precedente non è sufficiente, poichè una badante non può lavorare 24 ore su 24 senza dormire. Si dovrebbe fare, quindi, anche un’altra assunzione con contratto esclusivamente di assistenza notturna. Tale contratto prevede 54 ore settimanali: 9 ore dal lunedì al sabato con riposo la domenica notte. Per coprire però tutte le 24 ore è necessaria anche una persona per la metà del sabato e tutta la domenica assunta come non convivente ad ore, ma si consiglia, per evitare questo ulteriore costo, di chiedere alle due badanti di fare qualche giornata di lavoro straordinario magari alternandosi.

Oppure, sempre nel caso di bisogno di assistenza giorno e notte, nella prassi si concordano di assumere due badanti con contratto normale di convivenza non esclusivamente notturna, che poi si alternano, sia per coprire le ore di riposo giornaliere, sia per coprire le giornate di riposo. In questo modo i costi per il datore sono più bassi: è più costoso, infatti, avere un contratto di normale convivenza e uno esclusivamente notturno che due contratti di normale convivenza.

Si deve precisare, inoltre che, essendovi collaboratrici contemporaneamente, ognuna dovrebbe avere la propria camera personale.

Badante convivente: assistenza troppo cara per molti anziani

Badante convivente: per la maggior parte degli anziani i costi di di assistenza sono troppo elevati rispetto alla media delle pensioni.

Quanto costa una badante? Sicuramente troppo per molti anziani che necessitano assistenza: uno studio evidenzia che solo il 7,5%  può permettersela.

Le pensioni in media risultano insufficienti a sostenere il costo dell’assistenza domiciliare regolare. Infatti i dati dicono che gli assegni pensionistici che vengono erogati oggi consentono a un pensionato di pagare una badante convivente, necessaria in caso di non autosufficienza solo nel 9.5% . Per la maggioranza,  53% dei casi,  si puo arrivare a sostenere il costo di 5 ore settimanali e nel 17,8% dei casi, di  25 ore di aiuto domestico settimanale. 

I dati evidenziano infatti che sono 13,7 milioni su 14,6 milioni di contribuenti che dichiarano redditi da pensione, e di questi quasi il 70% ha un reddito complessivo sotto 20mila euro. Considerando i costi  vivi di cibo e utenze e anche tenendo in conto che la maggior parte degli anziani vive in una casa di proprietà, il margine per l’assunzione di colf e badanti rispetto alla pensione è molto ridotto.

Stipendio badante: quali sono i costi

Il costo del lavoro domestico regolare annuo per il datore di lavoro per  l’assistenza a  persone autosufficienti, (con contratto a tempo indeterminato livello «B super») è pari a :

  • 2.135 euro lordi (fra stipendio e contributi) per cinque ore settimanali, (non convivente)
  • 10.312 euro per 25 ore (non convivente)
  • 14.859 euro per una badante convivente che lavori per 54 ore a settimana.

Questo  spiega forse l’altissima incidenza del lavoro irregolare nel settore domestico: i controlli dell’Ispettorato nazionale del lavoro riferiti al 2018  evidenziano infatti  in questo settore un tasso di irregolarità verificata del 54,1 per cento, ma le stime ovviamente vanno anche oltre . 

Ve ricordato che l’unico sostegno previsto da parte dello Stato è l’indennità di accompagnamento, che vale 6.214 euro all’anno ma è riservata solo alle persone in condizione di invalidità totale e riconosciuta dallo Stato.

Come assumere un collaboratore domestico

Come assumere un collaboratore domestico, una colf, un badante o una baby sitter?

Ecco tutti gli adempimenti, le istruzioni per scrivere il contratto e le comunicazioni INPS obbligatorie.

Assumere un collaboratore domestico o un badante o ancora un cuoco, una baby-sitter o un autista da parte di un privato cittadino, comporta alcuni adempimenti sia per ciò che riguarda la fase iniziale, sia per tutto il percorso lavorativo del soggetto assunto anche per una sola ora di lavoro settimanale ed anche se già assicurato presso altri datori di lavoro.

Il lavoro domestico è disciplinato, oltre che dalla legge 339/1958, anche dalla Convenzione dell’OIL n. 189 del 16 giugno 2011 sul lavoro dignitoso per le lavoratrici e i lavoratori e dal CCNL applicato a cui fare riferimento per la disciplina dei vari istituti legati al rapporto di lavoro all’interno delle mura domestiche, il tutto nel rispetto delle tabelle retributive annualmente rivalutate.

Nell’inaugurare una serie di articoli dedicati al lavoro domestico, partiamo analizzando quali sono gli adempimenti per assumere una colf, una badante ed in genere un collaboratore in ambito familiare, per proseguire con i prossimi approfondimenti sino alla cessazione del rapporto di lavoro.

Come assumere un collaboratore domestico, colf, badante o baby sitter

Per prima cosa si rende necessario esaminare i documenti in possesso del lavoratore da assumere, in particolare se ci si trova di fronte ad un lavoratore extracomunitario relativamente al quale occorre appurare la regolarità del permesso di soggiorno ai fini lavorativi.

Nel caso in cui il lavoratore extracomunitario non sia ancora entrato in Italia, il datore di lavoro deve attendere la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del più recente Decreto Flussi (ultimo D.P.C.M. 12 marzo 2019), e presentare la domanda di nulla osta al lavoro allo Sportello unico per l’immigrazione della provincia di residenza al fine del rilascio del contratto di soggiorno e successivo permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

Il datore di lavoro richiedente deve inoltre garantire quanto stabilito da tale Decreto in merito all’orario di lavoro settimanale e al reddito annuo, tenendo presente che se la richiesta di assunzione riguarda un lavoratore straniero come assistente familiare non è necessaria l’autocertificazione relativa alla capacità economica in caso di datore di lavoro affetto da patologie che ne limitano l’autosufficienza.

Inoltre, come previsto nel contratto di soggiorno, il richiedente dovrà impegnarsi a:

  • pagare le spese di viaggio per il rientro del lavoratore nel paese di provenienza;
  • comunicare ogni variazione concernente il rapporto di lavoro;
  • assicurare la disponibilità di un alloggio adeguato.

Assunzione badante, colf e collaboratori domestici: come redigere il contratto

All’atto dell’assunzione di colf e badanti, che può avvenire a tempo determinato o indeterminato, full time o part-time, le parti stipulano in forma scritta il contratto di lavoro contenente:

  • data di assunzione,
  • livello,
  • periodo di prova,
  • retribuzione concordata,
  • durata dell’orario di lavoro e sua distribuzione,
  • collocazione della eventuale mezza giornata di riposo settimanale in aggiunta alla domenica,
  • ferie ed indicazione dell’eventuale fruizione del vitto e dell’alloggio.

Nessun problema se l’assunzione avviene a tempo indeterminato mentre le disposizioni in vigore, da ultimo dettate dal D.L. n. 87/2018 – convertito in legge 96/2018 – hanno posto, per le assunzioni effettuate dal 1/11/2018, dei rigidi limiti al tempo determinato, concedendo la libertà di porre in essere un contratto con un termine di 12 mesi ed inserendo particolari causali in caso di rinnovi o proroghe fino a 24 mesi (comprese eventuali 4 proroghe nel periodo), quali:

  • esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività, o esigenze che derivino dalla necessità di sostituzione di altri lavoratori;
  • esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria,

causali che, ad eccezione della sostituzione di altri lavoratori, risultano difficilmente individuabili.

Come assumere un collaboratore domestico: assunzione da comunicare all’INPS

L’assunzione del lavoratore deve essere comunicata all’INPS almeno 24 ore prima dell’inizio del rapporto (anche se trattarsi di giorno festivo), compilando il modello COLDASS ovvero LDEM09 extra UE in caso di lavoratore extra comunitario.

Tale comunicazione assume efficacia anche nei confronti dei Servizi competenti, del Ministero del lavoro, dell’INAIL ai fini dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, nonché della Prefettura-Ufficio Territoriale del Governo.

Il datore di lavoro accede al sito dell’INPS tramite un codice PIN o una identità SPID o una Carta Nazionale dei Servizi (CNS), al Cassetto Previdenziale del Lavoro Domestico ove può avere un dialogo diretto con l’INPS e gestire i dati relativi al rapporto di lavoro domestico, ivi compresa la consultazione dei pagamenti già effettuati.

Per accedervi occorre individuare i servizi per tipologia di utente “Aziende, enti e datori di lavoro”, entrare nella sezione “Datori di lavoro domestico” alla voce “Cassetto previdenziale LD”.

In alternativa il datore di lavoro può , in modo semplificato, chiamare il Contact Center, al numero 803.164 da rete fissa e 06164164 dal cellulare fornendo telefonicamente i dati necessari.

In caso di impossibilità ad accedere direttamente con le proprie credenziali, il datore di lavoro può conferire delega a un soggetto intermediario (Consulente del Lavoro, Avvocato,Commercialista) che opererà in nome e per conto del soggetto che assume.

Come compilare il modello di comunicazione di assunzione

La compilazione del modello di comunicazione di assunzione richiede una serie di informazioni:

  • innanzi tutto la qualifica del lavoratore (colf o badante),
  • i dati anagrafici delle parti del contratto,
  • il luogo dove si svolgerà la prestazione,
  • eventuali estremi del permesso/carta di soggiorno,
  • ed in riferimento al rapporto di lavoro, il tipo di contratto (a termine o indeterminato), la data di assunzione, il numero delle ore e la retribuzione, ovvero se trattasi di persona convivente e se la stessa fruisce di vitto e alloggio.

Il semplice invio della comunicazione non certifica la validità del rapporto di lavoro che sarà confermata entro 30 giorni attraverso la ricezione dell’avvenuta registrazione di assunzione.

Sempre contestualmente all’invio della comunicazione telematica il datore di lavoro ha facoltà di scegliere se ricevere o meno i bollettini MAV a domicilio per effettuare i dovuti versamenti contributivi trimestrali.

Si ricorda che in caso di lavoratore convivente, il datore di lavoro è obbligato a darne comunicazione alla Questura entro 48 ore dall’inizio del rapporto di lavoro.

Ogni successiva variazione dovesse avvenire relativamente al rapporto di lavoro, deve essere comunicata all’INPS entro 5 giorni dal suo avverarsi.

Contributi colf inps per gennaio-marzo

Contributi colf: le modalità di pagamento per il trimestre gennaio-marzo

Primo appuntamento alla cassa dell’Inps per i datori di lavoro domestico che, entro mercoledì 10 aprile, dovranno pagare i contributi relativi al primo trimestre 2019.

Per semplificare l’adempimento, l’ente di previdenza ha puntato sulla rete telematica; la contribuzione può dunque essere versata secondo le seguenti modalità:

1) rivolgendosi ai soggetti aderenti al circuito Reti Amiche (i tabaccai che espongono il logo “Servizi INPS”);

2) gli sportelli bancari di Unicredit;

3) on line sul sito internet (www.inps.it), utilizzando la carta di credito;

4) telefonando al numero verde gratuito 803.164;

5) con il bollettino Mav (pagamento mediante avviso). Le tabelle con valori aggiornati sono reperibili nella notizia da noi pubblicata lo scorso 13 febbraio (disponibile alla pagina https://bit.ly/2FJyKSE).

Va ricordato, infine, che i contributi pagati per la colf, entro il limite massimo di 1.549,37 euro, possono essere portati in deduzione ai fini Irpef.


Cassa Colf obbligatoria: contributi, diritti e doveri del lavoratore domestico

Cassa Colf obbligatoria: i contributi per il lavoratore domestico, versati dal datore di lavoro, le prestazioni a cui si ha diritto e le istruzioni per farne richiesta.

Cassa Colf obbligatoria: il dovere di versare i contributi per il lavoratore domestico viene attribuito al datore di lavoro, che stipula un contratto in linea con il CCNL.

Entrambi devono essere iscritti alla Cassa Colf e hanno diritto a una serie di prestazioni: di seguito una carrellata di quelle previste per il lavoratore e le istruzioni per farne richiesta.

La Cassa Colf è uno strumento previsto dal Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro Domestico, firmato dalle principali associazioni di categoria, DOMINA e FIDALDO per la parte dei datori di lavoro e FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL, UILTUCS e FEDERCOLF, per la parte dei lavoratori. Nasce per fornire prestazioni e servizi agli iscritti, tra cui anche trattamenti assistenziali sanitari e assicurativi, che si integrano e si aggiungono alle prestazioni pubbliche.

I lavoratori interessati sono i prestatori di lavoro retribuiti, anche di nazionalità non italiana o apolidi, addetti al funzionamento della vita familiare e delle convivenze familiarmente strutturate. Secondo i dati diffusi dall’Osservatorio Inps sono 864.526 i lavoratori domestici in Italia.

Cassa Colf: iscrizione obbligatoria per il datore di lavoro

Il datore di lavoro ha l’obbligo e la responsabilità di iscriversi e di iscrivere il lavoratore alla Cassa Colf.

L’iscrizione risulta dal primo giorno del trimestre per il quale comincia a versare i contributi, in modo regolare e continuativo.

Nel momento in cui si viene assunti o si decide di interrompere il rapporto di lavoro non è necessario inviare alcuna modulistica o comunicazione. Grazie a una convenzione apposita con l’INPS, tutti i dati inerenti al rapporto di lavoro vengono forniti automaticamente alla Cassa Colf.

Cassa Colf: come funziona il versamento dei contributi

contributi vengono versati dai datori da lavoro, il contributo da calcolare per ogni ora che viene retribuita è pari a 0,03 euro:

  • 0,02 euro a carico del datore di lavoro;
  • 0,01 a carico del lavoratore.

Le scadenze per il pagamento della Cassa Colf sono le stesse previste per i contributi previdenziali INPS.

Per avere diritto alle prestazioni è necessario raggiungere la soglia minima dei 25 euro in un anno di contributi contrattuali, per raggiungerla è possibile versare quote integrative ai 0,03 euro.

La ricevuta di versamento in cui sia evidente il codice F2 e il valore dei contributi contrattuali certifica l’iscrizione alla Cassa Colf.

Cassa Colf: come calcolare la soglia minima per ottenere le prestazioni

La soglia dei 25 euro può essere raggiunta in due modi:

  • sommando i contributi dei 4 trimestri che precedono l’evento per il quale si chiede il rimborso;
  • sommando i contributi dei 3 trimestri che precedono l’evento per il quale si richiede il rimborso più il trimestre in cui si è verificato.

La quota dei 25 euro si può raggiungere anche considerando i diversi rapporti di lavoro per i quali siano stati versati i contributi.

Se per uno o due trimestri non vengono versati i contributi a causa di malattia, infortunio, maternità e disoccupazione non si interrompe la regolarità contributiva, ma i casi appena citati devono essere documentati.

I lavoratori che raggiungono la soglia dei 25 euro di contributi nei tempi stabiliti hanno diritto alle prestazioni sanitarie previste: indennità o rimborsi per sostenere le spese sanitarie. 

Si distinguono due tipi di prestazioni:

  • gestite direttamente dalla Cassa Colf;
  • gestite da Unisalute.

Cassa Colf: le prestazioni sanitarie a cui il lavoratore domestico ha diritto

I lavoratori che hanno bisogno di chiedere una prestazione sanitaria alla Cassa Colf devono compilare un apposito modulo in cui specificano i dettagli della richiesta e a cui allegano la documentazione necessaria per ottenerla.

Le prestazioni a cui il lavoratore ha diritto e che vengono gestite direttamente dalla Cassa Colf sono le seguenti:

  • Ricovero, convalescenza e Ticket Sanitari:
    • Diaria giornaliera di 30,00 euro in caso di ricovero ospedaliero per massimo di 20 giorni all’anno, anche in caso di ricovero in day hospital, ma non di pronto soccorso;
    • Diaria giornaliera di 30,00 euro per massimo di 15 giorni all’anno per il periodo di convalescenza determinata dal ricovero avvenuto, certificata dal medico curante o prevista nella cartella clinica di dimissione ospedaliera;
    • Rimborso dei ticket sanitari fino ad un massimo annuo di 300,00 euro: sono escluse visite generiche, esami di laboratorio, analisi ematiche e farmaci.
  • Forme oncologiche:
    • Diaria giornaliera di 30,00 euro in caso di ricovero ospedaliero per un massimo di 30 giorni all’anno, questa indennità è corrisposta anche in caso di ricovero in forma di day hospital ma non di pronto soccorso;
    • Diaria giornaliera di 30,00 euro per un massimo di 30 giorni all’anno per il periodo di convalescenza determinata dal ricovero avvenuto, certificata dal medico curante o prevista nella cartella clinica di dimissione ospedaliera;
    • Rimborso di 500,00 euro per persona e per anno civile, per i ticket sanitari effettuati presso strutture del Servizio Sanitario Nazionale o accreditate SSN. Sono escluse le visite generiche, esami di laboratorio, analisi ematiche e farmaci.
  • Indennità grandi interventi in strutture pubbliche:
    • Nei casi di grandi interventi chirurgici o di gravi eventi morbosi, il lavoratore ha diritto a una garanzia indennitaria di 1.000 euro per intervento per coprire le spese complementari.
  • Rimborso spese periodo di gravidanza:
    • Le lavoratrici iscritte alla Cassa Colf hanno diritto a un rimborso delle spese sanitarie sostenute nel limite massimo annuo di 1.000,00 euro nel periodo riconosciuto.
  • Neonati figli di lavoratori iscritti:
    • La Cassa Colf provvede al pagamento delle spese per interventi chirurgici effettuati nel primo anno di vita del neonato, ma anche della retta di vitto e di pernottamento dell’accompagnatore per il periodo del ricovero, fino a 5.000 euro all’anno per neonato.
  • Rimborso spese per i trattamenti fisioterapici:
    • 250 euro con una franchigia del 25% per ogni evento sono previsti per il rimborso delle spese per i trattamenti fisioterapici a seguito di infortunio certificato dal pronto soccorso o a seguito di patologie particolari. Rientrano in questa tipologia di prestazioni anche le cure termali attestate da apposita prescrizione del medico. Le prestazioni dovranno essere svolte presso strutture del Servizio Sanitario Nazionale o comunque accreditate SSN. 
  • Protesi ortopediche e ausili medici ortopedici:
    • 1.000,00 euro all’anno, applicando una franchigia del 20% sul totale importo di ogni fattura presentata, sono previsti per il rimborso del materiale riabilitativo e degli ausili medici ortopedici acquistati o noleggiati dal lavoratore a seguito di prescrizione medica.

Cassa Colf: le prestazioni Unisalute a cui il lavoratore domestico ha diritto

Inoltre gli iscritti alla Cassa Colf, possono usufruire delle prestazioni sanitarie aggiuntive erogate da Unisalute.

Grazie alle convenzioni con strutture private in tutta Italia, Unisalute offre la possibilità agli iscritti alla Cassa Colf di avere prestazioni sanitarie senza dover sostenere nessuna spesa, nei limiti e nei casi che seguono:

  • Alta specializzazione:
    • In caso di malattia o infortunio che si è verificato durante l’operatività del contratto, il piano sanitario prevede il pagamento di una serie di prestazioni in convenzione con UniSalute, che provvede al pagamento diretto ed integrale alla struttura sanitaria convenzionata. Necessaria una prescrizione medica che riporta il quesito diagnostico o la patologia che ha reso necessaria la prestazione stessa, per un massimale annuo assicurato di 1.000,00 euro per persona.
  • Visite specialistiche:
    • UniSalute provvede al pagamento diretto ed integrale alla struttura sanitaria convenzionata di tutte le visite specialistiche con l’esclusione delle prestazioni odontoiatriche e ortodontiche per un numero massimo di 7 visite per persona per anno. Necessaria una prescrizione medica con il quesito diagnostico o la patologia che ha reso necessaria la prestazione.
  • Prestazioni Odontoiatriche particolari:
    • UniSalute provvede al pagamento del pacchetto di prestazioni odontoiatriche particolari di prevenzione di cui si può usufruire una volta l’anno in strutture sanitarie convenzionate con le Società indicate dalla Centrale Operativa.
    • Nella stessa categoria rientrano le prestazioni per impianti osteointegrati e le relative corone fisse. La disponibilità annua per questo tipo di prestazioni nelle strutture convenzionate è la seguente:
      • 2.100.00 euro nel caso di applicazione di tre o più impianti;
      • 1.200.00 euro nel caso di applicazione di due impianti;
      • 600,00 euro nel caso di applicazione di un impianto.

Inoltre per le prestazioni che non sono incluse tra quelle coperte da Unisalute per gli iscritti alla Cassa Colf, o nel caso in cui l’iscritto ne abbia già usufruito, è possibile richiedere delle tariffe agevolate in fase di prenotazione.

Lavoratori domestici: come richiedere le prestazioni Cassa Colf e Unisalute

Per richiedere l’erogazione di un rimborso o di un’indennità alla Cassa Colf, il lavoratore deve compilare e inviare l’apposito modulo, allegando una specifica documentazione a seconda dei casi:

  • Modulo Richiesta Dati (MRD/D) compilato e firmato;
  • Informativa e dichiarazione di consenso ai sensi della Legge 196/03 (MIC/D) compilato e firmato;
  • Copia del documento di identità del dipendente in corso di validità;
  • Numero quattro attestati dell’avvenuto versamento con regolarità e continuità dei contributi di assistenza contrattuale degli ultimi quattro trimestri;
  • In caso di ricovero ospedaliero si dovranno allegare i certificati di ricovero e di dimissione contenenti la diagnosi;
  • In caso di richiesta di indennità giornaliera di convalescenza, deve essere allegata la copia della prescrizione della convalescenza stessa da parte di un medico convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale, sempre che la stessa non sia prevista nel certificato di dimissione;
  • In caso di rimborso di ticket sanitari occorrerà allegare copia dei ticket pagati;
  • Esame istologico obbligatorio in caso di rimborso per forme oncologiche maligne;
  • Fatture delle spese sostenute per vitto e pernottamento dall’accompagnatore nell’istituto di cura o struttura alberghiera nel caso di rimborso spese per interventi chirurgici del neonato nel suo primo anno di vita;
  • Fatture delle spese sostenute per acquisto o noleggio di materiale riabilitativo e relativa prescrizione medica;
  • Fatture delle spese sostenute per trattamenti fisioterapici e/o cure termali effettuate presso strutture Servizio Sanitario Nazionale e relativa prescrizione medica.

Tutti i documenti, insieme al modulo, devono essere inviati alla Cassa Colfscegliendo una delle tre modalità previste:

  • tramite raccomandata all’indirizzo di Via Tagliamento numero 29, Roma;
  • via mail all’indirizzo info@cassacolf.it;
  • presso una sede sindacale.

Per quanto riguarda, invece, le prestazioni Unisalute, gli iscritti devono seguire una delle due procedure:

  • effettuare una prenotazione nell’Area Riservata ai Clienti del sito www.unisalute.it o tramite APP Unisalute;
  • contattare la Centrale Operativa al numero verde 800 009638.

Alla struttura convenzionata, il lavoratore che usufruisce delle prestazioni deve presentare un documento di identità e la prescrizione del medico curante.

Colf, badanti, baby sitter: approvate le tabelle retributive 2019

Colf, badanti e baby sitter: approvate le tabelle retributive 2019. Nell’accordo sottoscritto dalle associazioni di categoria, durante l’incontro del 15 gennaio 2019 presso il Ministero del Lavoro delle Politiche sociali, è previsto un aumento fino a 15 euro per le figure specializzate.

Dal 1° gennaio 2019 lo stipendio di queste tre categorie di lavoratrici e lavoratori sarà leggermente più alto: crescono i costi dei consumi e sale anche la retribuzione.

L’aumento, infatti, nasce dall’esigenza di adeguare la retribuzione alla variazione del costo della vita sulla base dell’indice elaborato dall’Istat, quest’anno pari all’1,4%.

Tra qualche giorno dovrebbe arrivare anche la tabella relativa ai nuovi valori orari dei contributi INPS per il 2019.

Colf, badanti, baby sitter: stipendio più alto con le tabelle retributive 2019

In campo le associazioni di categoria Fidaldo, Domina, Federcolf, FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL e UILTuCS, che si sono riunite il 15 gennaio 2019, presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, per arrivare a un accordo sulle tabelle retributive che ogni anno devono essere aggiornate, come previsto dall’articolo 37 del Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro Domestico.

I nuovi costi dovranno essere già applicati alla busta paga di gennaio 2019. Una buona notizia per colf, badanti e babysitter che rientrano negli 864.526 lavoratori domestici italiani.

La busta paga dei lavoratori conviventi cresce dai 7 euro al mese, per i domestici alle prime esperienze (livello A), fino ai 15 euro per quelli più specializzati, come nel caso dell’assistente alla persona non autosufficiente inquadrata nel livello DS.

8,97 euro al mese in più spettano alla colf9,61 euro per le baby sitter che assistono bambini sopra i 3 anni (livello BS) e 10,89 euro per chi ricopre la figura di badante, inquadrata al livello CS.

Per le famiglie il costo sarà leggermente più caro anche per i domestici a ore. Di seguito gli aumenti previsti :

  • 6 centesimi per la colf;
  • 7 centesimi per i domestici e per la baby sitter;
  • 8 per la badante.

Colf, badanti, baby sitter: le tabelle retributive 2019

Le famiglie che vorranno affidarsi a colf, badanti e baby sitter per essere supportati nella gestione della vita familiare dovranno applicare le tabelle retributive approvate il 15 gennaio 2019.

Di seguito il dettaglio delle retribuzioni minime aggiornate in base al costo della vita.

Lavoratori conviventiLavoratori di cui all’art. 15 – 2° commaLavoratori non conviventiAssistenza notturnaPresenza notturnaAssistenza non autosufficienti (supplenti)
valori mensili in eurovalori mensili in eurovalori orari in eurovalori mensili in eurovalori mensili in eurovalori orari in euro
Livello A636,204,62
Livello AS751,885,45
Livello B809,71578,375,78
Livello BS867,55607,296,13997,67
Livello C925,40670,896,47
Livello CS983,226,821.130,707,34
Livello D1.156,72 +indennità 171,047,87
Livello DS1.214,56 +indennità 171,048,211.396,778,85
Livello unico668,01

Di seguito la tabella relativa all’indennità per pranzo, colazione, cena e alloggio.

Pranzo e/o colazioneCenaAlloggioTotale
valori giornalieri in eurovalori giornalieri in eurovalori giornalieri in eurovalori giornalieri in euro
Indennità1,961,961,695,61