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Tredicesima collaboratori domestici: importo, calcolo ed esempio

Tredicesima collaboratori domestici: di seguito la guida completa per i datori di lavoro di colf, badanti e babysitter.

La tredicesima è un istituto contrattuale che interessa anche i collaboratori domestici qualunque sia l’orario di lavoro prestato a servizio della famiglia.

Il calcolo è sicuramente più semplice se il prestatore è retribuito in misura fissa e un po’ più complesso per il collaboratore retribuito sulla base delle ore effettivamente lavorate.

L’articolo 38 del CCNL lavoratori domestici disciplina tale istituto stabilendo che in occasione del S. Natale, e comunque entro il mese di dicembre, spetta ai lavoratori una mensilità aggiuntiva pari alla retribuzione globale di fatto, compresa l’eventuale indennità sostitutiva di vitto e alloggio, da riproporzionare sulla base dei mesi lavorati in caso di assunzione o cessazione del rapporto nel corso dell’anno.

Calcolo tredicesima colf, badanti e babysitter: le regole per i collaboratori retribuiti in misura fissa

lavoratori retribuiti mensilmente in misura fissa hanno diritto ad una mensilità aggiuntiva che costituisce il tredicesimo stipendio in un anno di lavoro.

Se il collaboratore domestico è un convivente occorre aggiungere alla retribuzione l’equivalente del vitto e dell’alloggio.

Esempio di calcolo tredicesima colf, badanti e babysitter: collaboratore con mansioni di badante di persona non autosufficiente livello C Super

  • Retribuzione al 31/12/2019 : € 983,22
  • Valore Colazione/Pranzo € 1,96
  • Valore Cena € 1,96
  • Valore Alloggio 2019 € 1,69
  • Totale valore sostitutivo vitto e alloggio 2019 = € 5,61 giornaliere equivalenti a € 168,30 mensili.
  • Totale tredicesima spettante € 1.151,52 (983,22 + 168,30).

In caso di lavoro per una sola parte dell’anno, ad esempio 3 mesi, l’importo della tredicesima andrà riproporzionato nel seguente modo:

  • € 1.151,52/12 x 3 mesi = € 287,88 euro di tredicesima spettante (le frazioni di mese pari o superiori a 15 giorni si calcolano come mese intero).

Tale mensilità aggiuntiva matura anche in caso di assenze per malattia, infortunio sul lavoro, malattia professionale e maternità, nei limiti del periodo di conservazione del posto per la parte non corrisposta dai diversi enti previdenziali coinvolti.

Calcolo tredicesima colf, badanti e babysitter: le regole per i collaboratori retribuiti a ore

Per coloro che non hanno uno stipendio fisso ma percepiscono lo stipendio sulla base delle ore lavorate, la tredicesima mensilità deve essere calcolata ricavando uno stipendio medio mensile sulla base di quanto corrisposto settimanalmente.

Esempio di calcolo
Prendiamo ad esempio una colf che ha prestato la sua collaborazione presso la famiglia per 3 ore settimanali ad una paga concordata di € 8 l’ora. Il calcolo deve essere così effettuato:

  • € 8 x 3 ore a settimana = € 24 euro la settimana;
  • € 24 euro settimanali, per 52 settimane in un anno = € 1.248 l’anno;
  • € 1.248/12 mesi = € 104,00 di media mensile che corrisponde all’importo della tredicesima dovuta.

Se il rapporto di lavoro è inferiore ad un anno, verranno corrisposti tanti dodicesimi quanti sono i mesi di lavoro prestato.

Ad esempio, se la stessa colf è stata assunta il 1/10/2019 l’importo della tredicesima sarà pari a:

  • € 104,00/12 mesi x 3 mesi = € 26,00. (Il periodo del mese pari o superiore a quindici giorni va calcolato un mese intero).

Calcolo tredicesima colf, badanti e babysitter: variazione orario di lavoro nel corso dell’anno

Nel caso accada che durante l’anno l’orario e/o la retribuzione di un lavoratore in forza tutto l’anno abbiano subito modifiche per qualche mese, è necessario fare una media delle retribuzioni corrisposte nel corso dell’anno e dividere l’importo per 12, il risultato ottenuto sarà l’importo della tredicesima dovuta.

Ogni datore di lavoro è obbligato a corrispondere la sua quota parte di tredicesima anche nel caso la collaboratrice presti la sua opera presso più datori di lavoro, mentre nessun contributo aggiuntivo dovrà essere calcolato al momento della compilazione del MAV trimestrale da versare entro il 10 gennaio dell’anno successivo.

Lavoratori domestici, assicurazione INAIL 2019: importi da versare entro il 15 ottobre

Lavoratori domestici, assicurazione INAIL 2019: chi si occupa gratuitamente della cura della casa, in modo abituale ed esclusivo, e senza vincoli di subordinazione deve adeguarsi ai nuovi importi fissati dalla legge di Bilancio e integrare il premio con il pagamento di 11,09 euro. Il versamento si somma ai 12,91 euro, già pagati entro il 31 gennaio, per raggiungere il totale dei 24 euro dovuti ogni anno da casalinghe e casalinghi fino a 67 anni per ottenere le tutele assicurative. C’è tempo per mettersi in regola fino alla scadenza del 15 ottobre 2019.

L’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni domestici da quest’anno ha assunto una nuova veste. Non è cresciuto soltanto il costo annuale, ma sono state adottate una serie di novità:

  • il grado minimo di invalidità per la costituzione della rendita si è abbassato dal 27% al 16%;
  • è stata introdotta una prestazione una tantum di 300 euro per inabilità permanenti accertate comprese tra il 6% e il 15%;
  • l’età dei soggetti che hanno l’obbligo di stipulare l’assicurazione e il diritto alle tutele assicurative è passato dai 65 ai 67 anni.

Lavoratori domestici, assicurazione INAIL 2019: scadenza 15 ottobre per adeguarsi ai nuovi importi

L’obbligo di assicurarsi contro gli infortuni domestici riguarda casalinghe e casalinghi che svolgono attività di cura della casa e dei componenti della famiglia a tempo pieno.

La quota annuale di 24 euro non è dovuta da chi svolge un lavoro che prevede una forma obbligatoria di previdenza sociale, e dalle seguenti categorie di cittadini:

  • chi ha meno di 18 anni, o a decorrere dal 1° gennaio 2019 più di 67 anni;
  • i lavoratori socialmente utili;
  • i titolari di una borsa lavoro;
  • gli iscritti a un corso di formazione e/o a un tirocinio;
  • i lavoratori part time;
  • i religiosi.

Per l’assicurazione INAIL contro gli infortuni domestici, il 2019 è un anno di transizione. E per rendere più agevole il passaggio alle novità, l’Istituto ha lasciato invariati, rispetto agli anni precedenti, importi da versare e termini da rispettare, ma ha aggiunto una nuova data di scadenza entro la quale versare la differenza dovuta.

In questo modo il pagamento dell’importo totale è stato diviso in due quote:

  • 12,91 euro entro la scadenza del 31 gennaio 2019;
  • 11,09 euro ad integrazione entro la scadenza del 15 ottobre 2019.

Per il versamento è possibile utilizzare il bollettino PA precompilato allegato alla lettera inviata agli assicurati.

Il pagamento deve essere effettuato in via telematica nelle seguenti modalità:

  • accedendo al sistema pagoPA tramite il sito dell’Istituto;
  • presso gli uffici postali, gli sportelli bancari, gli istituti di pagamento e i tabaccai che aderiscono a pagoPA.

Lavoratori domestici, assicurazione INAIL 2019: possibile versare l’intero importo entro la scadenza del 15 ottobre

Chi non ha rispettato la scadenza del 31 gennaio 2019 può mettersi in regola con l’assicurazione INAIL 2019 contro gli infortuni domestici versando l’intera somma dovuta entro il nuovo termine di pagamento.

In questi giorni, infatti, l’Istituto sta inviando un bollettino precompilato anche agli assicurati presenti nella propria banca dati che non hanno versato la cifra canonica a inizio anno per invitarli a pagare i 24 euro del premio annuale in un’unica soluzione.

Vacanza per la colf: ferie e permessi per collaboratori domestici

Ai sensi dell’articolo 18 del CCNL sottoscritto da Assindatcolf-Fidaldo-Domina e le Organizzazioni sindacali dei lavoratori, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil e Federcolf, i collaboratori familiari hanno diritto a fruire di 26 giorni di ferie l’anno (escluse le domeniche e le festività infrasettimanali) sia che lavorino a mese intero, sia che lavorino ad ore, conviventi e non. Diverso sarà solamente il metodo di conteggio della retribuzione durante la loro assenza come vedremo più avanti.

Il periodo di ferie è fissato dal datore di lavoro compatibilmente con le proprie esigenze familiari nel periodo che va da giugno a settembre, da frazionarsi in non più di due periodi all’anno, salvo diversi accordi tra le parti.

Il riposo per ferie non può assolutamente essere sostituito da una indennità sostitutiva e deve essere concesso per almeno due settimane entro l’anno di maturazione e, ulteriori due settimane, entro i 18 mesi successivi all’anno di maturazione.

I giorni di ferie non godute possono essere retribuiti solo in caso di cessazione del rapporto di lavoro. Nel caso il lavoratore fosse un cittadino extracomunitario il CCNL prevede che, con accordo tra le parti, si possa cumulare la maturazione di due anni di ferie per fruire di due mesi continuativi di permesso per recarsi in ferie nel paese di origine.

Le ferie non possono essere godute durante il periodo di preavviso e di licenziamento, né durante il periodo di malattia o infortunio.

Come si calcolano e si retribuiscono i giorni di ferie

I giorni di ferie sono da calcolarsi dal lunedì al sabato compreso: 6 giorni spettanti a settimana qualunque sia l’orario di lavoro del lavoratore o la sua distribuzione nella settimana. Durante il periodo di godimento delle ferie il lavoratore ha diritto per ciascuna giornata di assenza ad una retribuzione pari a 1/26 della retribuzione globale di fatto mensile.

I 26 giorni di ferie spettanti annualmente sono da riproporzionare a dodicesimi solo se il rapporto di lavoro è iniziato in corso d’anno considerando una maturazione di 2,16 giorni per ogni mese lavorato e calcolando come mese intero quello che sia pari o superiore a 15 giorni.

In caso di maturazione intera dei giorni di ferie, la retribuzione al rientro della lavoratrice deve corrispondere al consueto stipendio mensile. In caso di personale convivente, all’ordinario stipendio mensile deve essere aggiunto il valore della retribuzione in natura del vitto e dell’alloggio pari, nel 2019, ai seguenti valori:

  • Pranzo 1,96
  • cena euro 1,96
  • Alloggio euro 1,69
  • Valore complessivo giornaliero euro 5,61
  • Valore complessivo mensile euro 168,30

Tale valore non dovrà essere considerato solo nel caso in cui il collaboratore, durante il periodo di riposo, usufruisca durante i giorni di riposo delle prestazioni in natura.

Ferie per i collaboratori domestici: esempi di calcolo

Calcolo retribuzione ferie per collaboratore a stipendio fisso

Un lavoratore assunto il 1° gennaio 2019 avrà maturato a luglio 2019 7/12 di ferie corrispondenti a 15,17 gg. (26:12 x 7 mesi). Se lo stipendio del collaboratore ammonta a euro 500,00 mensili, al ritorno dalle ferie andrà corrisposto al lavoratore una retribuzione di euro 288,47 (500:26×15).

Calcolo ferie retribuzione ferie collaboratore convivente

Un collaboratore fisso convivente con anzianità superiore ad un anno e stipendio mensile di euro 1.000,00 euro, percepirà euro 1.168,00 per aggiunta allo stipendio del valore del vitto e dell’alloggio non fruito nel periodo feriale.

Calcolo retribuzione ferie collaboratore retribuito ad ore

Per i lavoratori ad ore il valore da corrispondere per un mese di ferie si ottiene moltiplicando le ore svolte in una settimana, per le 52 settimane di cui è composto un anno e dividendo il prodotto per dodici mesi. Sulla media delle ore mensili così calcolata, si otterrà l’importo da corrispondere al rientro dalle ferie.

Esempio

Un lavoratore che presta servizio per 3 ore a settimana a euro 10 l’ora, avrà diritto a euro 130,00 per effetto del seguente calcolo:

  • 3 ore x 52 settimane = 156 ore: 12 mesi = media di 13 ore mensili; 13 ore x 10,00 euro = euro 130,00 (paga media mensile). Tale cifra verrà erogata per intero se il collaboratore familiare lavora da almeno un anno, o ridotta a tanti dodicesimi quanti sono i mesi di lavoro prestati nell’anno.

Lavoratore in trasferta

L’articolo 32 del CCNL sopra citato, disciplina il caso in cui il lavoratore prosegue la sua prestazione lavorativa nel luogo di vacanza del datore di lavoro, situazione possibile previo preavviso di quindici giorni al lavoratore. In tale evenienza il lavoratore manterrà il diritto ai permessi settimanali e riceverà una maggiorazione della retribuzione del 20% a titolo di disagio per la “trasferta”, oltre al rimborso delle spese di viaggio, a meno che tali accordi non siano già stati contrattualmente previsti nella lettera di assunzione.

La compilazione del MAV durante il periodo feriale

Nessuna influenza avrà l’assenza per ferie nel calcolo dei contributi relativi al trimestre in cui il lavoratore è stato assente ed il MAV andrà compilato con le consuete modalità come se la prestazione fosse eseguita regolarmente.

Occorre a tal proposito invece ricordare che l’INPS ha predisposto, nel portale dei pagamenti relativo alle collaboratrici domestiche, la funzione per il pagamento dei contributi relativi a periodi di mancato preavviso e/o a ferie non godute e liquidate in sede di fine rapporto la cui data che fa scattare i 10 giorni disponibili per effettuare l’ultimo pagamento dei contributi (msg. n. 13156 del 14 agosto 2013).

Permessi spettanti ai collaboratori domestici

Il lavoratore ha diritto a permessi individuali retribuiti per l’effettuazione di visite mediche documentate, purché coincidenti anche parzialmente con l’orario di lavoro nella seguente quantità:

  • lavoratori conviventi: 16 ore annue ridotte a 12 per i lavoratori conviventi con orario di lavoro fino a 30 ore;
  • lavoratori non conviventi con orario non inferiore alle 30 ore settimanali, 12 ore annue; per orario inferiore alle 30 ore, i permessi saranno riproporzionate sulla bade dell’orario di lavoro prestato.

Nel contesto del CCNL di riferimento sono previste ulteriori casistiche per la concessione di permessi extra:

  • al lavoratore padre spettano 2 giornate di permesso retribuito in caso di nascita di un figlio;
  • al lavoratore che ne faccia richiesta potranno essere comunque concessi, per giustificati motivi, permessi di breve durata non retribuiti che nel caso di convivenza non daranno diritto all’indennità sostitutiva del vitto e dell’alloggio;
  • il lavoratore colpito da comprovata disgrazia a familiari conviventi o parenti entro il 2° grado ha diritto a un permesso retribuito pari a 3 giorni lavorativi.

Infine il lavoratore ha la possibilità di richiedere un periodo di sospensione extraferiale senza maturazione di alcun elemento retributivo per un massimo di 12 mesi per gravi e documentati motivi.

Permessi per studio

Al fine di favorire il diritto allo studio il datore di lavoro permetterà la frequenza del lavoratore a corsi scolastici per il conseguimento del diploma di scuola dell’obbligo o di specifico titolo professionale previa consegna mensile dell’attestato di frequenza. In tal caso le ore non lavorate non sono retribuite, ma potranno essere recuperate a regime normale; sono fatte salve le ore relative agli esami annuali da retribuire nei limiti di quelle occorrenti agli esami stessi.

Contributi colf, li deduce il datore anche se li paga un altro

È solo il datore di lavoro che può dedurre i contributi previdenziali pagati per i domestici e per gli addetti ai servizi personali o familiari, anche se il pagamento viene fatto da un conto corrente di un familiare. Questa, in sintesi, la risposta n. 278 fornita dall’agenzia delle Entrate, a seguito di un’istanza di interpello presentata da un contribuente .

Cosa prevede la norma 

L’articolo 10, comma 2, ultimo periodo, del Testo unico delle imposte sui redditi (Dpr 917/1986) prevede che siano deducibili dal reddito complessivo i contributi previdenziali ed assistenziali versati per gli addetti ai servizi domestici (autisti, giardinieri, eccetera) nonché per gli addetti all’assistenza personale o familiare (colf, baby-sitter, assistenti delle persone anziane, eccetera), per la parte rimasta a carico del datore di lavoro.

Il contribuente che ha fatto istanza all’Agenzia nel 2017 ha pagato, in qualità di datore di lavoro, i contributi Inps per la badante della suocera, da un conto corrente bancario intestato alla suocera e da lui gestito.

Secondo l’agenzia delle Entrate, sono deducibili le somme effettivamente versate, applicando il principio di cassa, fino ad un importo massimo di 1.549,37 euro annui. La deduzione spetta solo per la quota rimasta a carico del datore di lavoro dichiarante, al netto della quota contributiva a carico del collaboratore domestico.

Per la deducibilità, è necessario essere in possesso delle ricevute di pagamento complete della parte informativa sul rapporto di lavoro domestico (datore di lavoro, lavoratore, ore trimestrali, retribuzione oraria effettiva, importo complessivo, eccetera), effettuati dal contribuente intestati all’Inps.

Per dedurre l’onere pagato nel 2017, in caso di presentazione del modello 730/2018, per il 2017, il datore di lavoro avrebbe dovuto indicare i contributi versati nel rigo E23 per la parte rimasta a suo carico. Ed è il datore di lavoro l’unico soggetto legittimato a dedurre i contributi previdenziali versati alla collaboratrice domestica (nella specie, la badante della suocera), a prescindere dalla circostanza per la quale l’effettivo pagamento di tali contributi sia avvenuto usando un conto corrente di terzi (nel caso in esame, il conto corrente intestato alla suocera).

Al fine di dedurre dal proprio reddito i contributi Inps versati nel 2017, e recuperare l’onere pagato e non dedotto nel modello 730/2018, il contribuente, nella sua qualità di datore di lavoro, potrà presentare una dichiarazione integrativa a favore.

Canone RAI: nessuna esenzione se si vive con la badante

Esenzione Canone RAI over 75 con redditi sotto a 8.000 euro invalidi: se conviventi con la badante il canone televisivo deve essere corrisposto

Il contribuente che intende beneficiare dell’esenzione convive con la persona addetta alla sua assistenza, la quale percepisce una retribuzione, ed è pertanto, titolare di un reddito proprio. Detta circostanza determina l’impossibilità, per il contribuente di rendere la dichiarazione sostitutiva ai fini dell’esenzione, posto che è convivente con un altro soggetto, diverso dal coniuge, o dal soggetto unito civilmente, titolare di un reddito autonomo.

Va ricordato che nella dichiarazione sostitutiva ai fini dell’esenzione dal pagamento del canone TV occorre attestare, tra l’altro, di ‘non convivere con altri soggetti, diversi dal coniuge, o dal soggetto unito civilmente, titolari di un reddito proprio’, mentre nella dichiarazione di ‘variazione dei presupposti’, che deve essere compilata per comunicare il venir meno dei presupposti attestati in una precedente dichiarazione rilasciata per la fruizione dell’esenzione, il venir meno del presupposto di non convivenza è collegato alla presenza nell’abitazione di un ‘altro familiare convivente’.

Pertanto, la convivenza con la badante, anagraficamente non appartenente al proprio nucleo familiare pregiudica la richiesta di esenzione dal pagamento canone RAI. Po

Collaboratori domestici: il trattamento in caso di matrimonio e maternità

Congedo di maternità e congedo matrimoniale dei lavoratori domestici: un nuovo approfondimento sulle regole previste per colf, badanti e babysitter dal CCNL di categoria.

Dopo aver affrontato la disciplina prevista per l’assunzione di collaboratori domestici, l’orario di lavoro e le regole in caso di malattia ed infortunio, vediamo come funziona il periodo di astensione dal lavoro nel caso di matrimonio e maternità, con un focus particolare su retribuzione e diritti previsti.

Congedo matrimoniale lavoratori domestici

Anche i collaboratori domestici hanno diritto ad un periodo di congedo di 15 giorni di calendario in occasione del proprio matrimonio, lo disciplina l’articolo 23 del CCNL sottoscritto da Assindatcolf-Fidaldo-Domina e le Organizzazioni sindacali dei lavoratori, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil e Federcolf.

Durante tale periodo il lavoratore, dopo aver presentato tutta la documentazione comprovante le nozze, avrà diritto alla retribuzione, come se avesse lavorato, a completo carico del datore di lavoro.

Il congedo potrà essere fruito anche in un momento non coincidente esattamente con la data del matrimonio ed entro il termine di un annodalla cerimonia purché il rapporto di lavoro sia sempre presso il medesimo datore di lavoro.

La retribuzione calcolata per compensare l’assenza dal lavoro dovuta al congedo deve tenere conto, per coloro che fruiscono di vitto e alloggio, anche del valore sostitutivo.

Si ricorda che le ferie non possono sostituire il congedo matrimoniale che deve essere sempre concesso oltre tale periodo di riposo spettante per legge. Il periodo di congedo è utile ai fini della maturazione di tutti gli istituti contrattuali (tredicesima, ferie e TFR). Contrariamente agli altri lavoratori, il collaboratore domestico può essere licenziato con il solo rispetto del termine del periodo di preavviso.

Congedo di maternità lavoratori domestici

Il d.lgs. n. 151/2001 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità), dedicando appositamente l’articolo 62 al lavoro domestico, dispone che le lavoratrici e i lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari hanno diritto al congedo di maternità e di paternità oltre al relativo trattamento economico e normativo.

L’articolo 24 del CCNL preso a riferimento ricorda come sia vietato adibire al lavoro le donne:

  • durante i 2 mesi precedenti la data presunta del parto, salvo eventuali anticipi o posticipi previsti dalla normativa di legge;
  • per il periodo eventualmente intercorrente tra tale data e quella effettiva del parto;
  • durante i 3 mesi dopo il parto, salvo i posticipi autorizzati.

Se non sussistono dunque complicazioni nella gestazione, la collaboratrice domestica può lavorare, di norma, sino a due mesi prima del parto e tornare al lavoro quando il bimbo ha compiuto i tre mesi.

Vige anche per tale categoria di lavoratori la possibilità della flessibilità del congedo con la conseguente scelta di astensione dal lavoro fino a un mese prima del parto per poter fruire del congedo per i quattro mesi successivi.

Se la lavoratrice è addetta a lavori gravosi, può richiedere l’astensione anticipata. Con le modifiche apportate dal comma 485 della legge di Bilancio n. 145/2018 all’articolo 16 del D.lgs. n. 151/2001, in alternativa, è riconosciuta alle lavoratrici la facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto entro i cinque mesi successivi allo stesso, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro.

Non è previsto per tali lavoratrici periodi di congedo facoltativo, né i permessi per l’allattamento.

Trattamento economico

La lavoratrice deve presentare domanda all’INPS per ottenere il trattamento economico stabilito nell’80% delle retribuzioni convenzionali orarie sulle quali sono pagati i contributi, ma solo alle seguenti condizioni:

  • se nei 24 mesi precedenti il periodo di assenza obbligatoria risultano versati o dovuti 52 contributi settimanali ricomprendendo anche contributi versati in altra gestione;
  • ovvero se nei 12 mesi precedenti l’inizio dell’assenza obbligatoria possono contare su almeno 26 contributi settimanali, anche in settori diversi.

Dall’inizio della gravidanza sino alla cessazione del congedo di maternità, la lavoratrice non può essere licenziata salvo l’ipotesi di giusta causa. Anche i lavoratori domestici, in caso di dimissioni durante il periodo tutelato, devono recarsi presso la Direzione territoriale del lavoro o presso il Centro per l’impiego per la relativa convalida.

Si ricorda che le ferie e le assenze eventualmente spettanti alla lavoratrice ad altro titolo non vanno godute contemporaneamente ai periodi di congedo di maternità che devono essere computati nell’anzianità di servizio a tutti gli effetti, compresi quelli relativi alla tredicesima mensilità o alla gratifica natalizia e alle ferie.

Intervento della CAs.Sa.Colf

È utile ricordare l’importanza del versamento dei contributi oltre che all’INPS, anche a favore della cassa di assistenza sanitaria colf. Le lavoratrici iscritte, in occasione della gravidanza e della nascita dei figli, possono contare su alcune prestazioni offerte dalla CAs.Sa.Colf quali:

  • Spese Periodo Gravidanza
    Rimborso delle spese sanitarie sostenute dalle lavoratrici iscritte in stato di gravidanza per l’intero periodo riconosciuto nel limite massimo annuo di 1.000,00 euro ad esclusione dei farmaci.
  • Neonati Figli Di Lavoratori Iscritti
    Rimborso delle spese per interventi chirurgici effettuati nel primo anno di vita del neonato per la correzione di malformazioni congenite, comprese le visite e gli accertamenti diagnostici pre e post intervento, nonché la retta di vitto e di pernottamento dell’accompagnatore nell’istituto di cura o in struttura alberghiera con un tetto massimo di 100,00 euro al giorno comprensivi di vitto e alloggio a persona per il periodo del ricovero. La disponibilità annua per la presente garanzia è di 5.000,00 euro per neonato.

Non svolge attività di lavoro domestico chi convive a titolo gratuito

Non svolge attività soggetta a retribuzione la collaboratrice domestica che, divenuta inabile, rimane a vivere presso l’abitazione dell’ex datore di lavoro svolgendo alcune attività di casa. L’erede di una lavoratrice ha in primo grado ottenuto il riconoscimento della natura subordinata del rapporto di lavoro domestico svolto dalla parente per dieci anni presso un committente con conseguente onere per quest’ultima di versare la retribuzione e il trattamento di fine rapporto.

La Corte d’appello ha ribaltato il verdetto, ritenendo che non vi fossero gli elementi per accertare l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato. Decisione confermata dalla Corte di cassazione, con l’ordinanza 15548/2019 depositata il 10 giugno.

Dopo essere divenuta inabile al lavoro, la collaboratrice domestica ha continuato a vivere presso l’abitazione dell’ex datore di lavoro beneficiando dell’ospitalità a titolo gratuito. In cambio ha svolto alcune attività casalinghe, come fare la spesa, cucinare e lavare a titolo gratuito, come testimoniato da un’altra collaboratrice domestica che ha svolto attività nell’abitazione. L’ex datore di lavoro, a sua volta, nel testamento ha previsto un vitalizio di 500 euro mensili a favore dell’ex dipendente e l’uso della casa fino al suo decesso.

Secondo l’erede della domestica, la Corte d’appello avrebbe errato nel ritenere idonea la testimonianza dell’altra collaboratrice, nonché quanto contenuto nel testamento, al fine di provare che la parente aveva svolto attività gratuitamente a titolo di affetto. Per la Cassazione, però, il ragionamento svolto dai giudici di secondo grado nel rispetto dei presupposti richiesti dall’articolo 2729 del codice civile (presunzioni semplici) ha «accertato la natura gratuita delle prestazioni ed ha ritenuto che le ulteriori prove testimoniali non fossero sufficienti per contrastare la prova presuntiva di gratuità».

Collaboratori domestici: cosa fare in caso di malattia e infortunio

Ai collaboratori domestici sono riservate specifiche tutele in caso di assenza per malattia e infortunio. Inoltre, a decorrere dal rinnovo contrattuale del 16/2/2007, è stato introdotto l’obbligo per i datori di lavoro aderenti alle Associazioni stipulanti o per coloro che comunque applicano tale contratto, di iscrivere i propri dipendenti alla “Cassa mutua per colf e badanti”, denominata “Cas.Sa.Colf”, come argomentato più avanti.

L’assenza per malattia

È innanzi tutto utile sapere che non essendovi la partecipazione economica da parte dell’INPS a favore dei collaboratori domestici in caso di malattia, gli stessi non sono obbligati a trasmettere il certificato medico all’Istituto di Previdenza, mentre è dovere del lavoratore informare tempestivamente il datore di lavoro inviando, mediante raccomandata ed entro due giorni dal rilascio, un certificato del medico curante che attesti la prognosi per i giorni non lavorati; il lavoratore convivente potrà consegnare il certificato direttamente nelle mani del datore di lavoro.

Fatte salve le condizioni di miglior favore in atto, la conservazione del postoal lavoratore varia a seconda dell’anzianità di servizio e spetta per i seguenti periodi:

  • per anzianità fino a 6 mesi, superato il periodo di prova, 10 giorni di calendario;
  • per anzianità da più di 6 mesi a 2 anni, 45 giorni di calendario;
  • per anzianità oltre i 2 anni, 180 giorni di calendario.

Tali periodi sono prolungati del 50% in caso di malattia oncologica, specificatamente documentata dalla competente ASL.

Il trattamento economico, anch’esso diversificato a seconda del periodo di anzianità, deve essere corrisposto:

  • fino al 3° giorno consecutivo, per il 50% della retribuzione globale di fatto;
  • dal 4° giorno in poi, per il 100% della retribuzione globale di fatto.

La corresponsione della retribuzione spetta per i seguenti periodi:

  • per anzianità fino a 6 mesi, per un massimo di 8 giorni;
  • per anzianità da più di 6 mesi a 2 anni, per un massimo di 10 giorni;
  • per anzianità oltre i 2 anni, per un massimo di 15 giorni.

L’assenza per infortunio

In caso di infortunio occorso al lavoratore durante la prestazione lavorativa, il datore di lavoro ha l’obbligo di inviare una denuncia all’INAILentro le 24 ore dall’accaduto o entro due giorni dalla ricezione del relativo certificato di infortunio, per gli eventi prognosticati non guaribili entro tre giorni, ed entro due giorni dalla ricezione del relativo certificato di prosecuzione, per gli eventi inizialmente prognosticati guaribili entro tre giorni ma non guariti entro tale termine.

Sarà l’INAIL a provvedere al trattamento economico successivo ai primi tre giorni che sono a completo carico del datore di lavoro.

Il datore di lavoro, inoltre, conserverà il posto di lavoro, con calcolo nell’anno solare in 365 giorni decorrenti dall’evento, per i seguenti periodi:

  • per anzianità fino a sei mesi, superato il periodo di prova, 10 giorni di calendario;
  • per anzianità da più di sei mesi a due anni, 45 giorni di calendario;
  • per anzianità oltre i due anni, 180 giorni di calendario.

La Cas.Sa.Colf

La “Cas.Sa.Colf” fornisce prestazioni e servizi sanitari integrativi ed aggiuntivi a quelli della sanità pubblica. Non tutti i datori di lavoro sanno che il Mav/Colf prodotto attraverso il servizio on line dell’INPS, o i bollettini inviati al domicilio del datore di lavoro, non comprende i contributi dovuti per l’assistenza sanitaria integrativa. L’assicurazione del lavoratore alla Cassa impone un versamento aggiuntivo di importo esiguo e pari a 0,03 euro per ogni ora di lavoro, di cui 0,01 euro sono a carico del lavoratore.

Aggiungerlo ai consueti contributi trimestrali è cosa semplice e si effettua attraverso:

  • l’inserimento nel campo “c.org” il codice F2 (Cas.Sa.Colf);
  • l’aggiunta dell’importo risultante da euro 0,03 per le ore retribuite nel trimestre.

Beneficiari delle prestazioni sono i dipendenti iscritti alla cassa sanitariadal primo giorno del trimestre per il quale inizia il versamento dei contributi di assistenza contrattuale i quali possono fruire delle prestazioni dal primo giorno del secondo trimestre in cui risulta pagato il dovuto contributo. I lavoratori hanno diritto alle prestazioni solo se risultano pagati (anche da più datori di lavoro) almeno quattro trimestri continuativi di contributi precedenti alla eventuale richiesta di prestazioni, e a condizione che risultino versati almeno contributi sanitari per 25 euro. Il requisito di continuità è esteso anche per il periodo di disoccupazione solo ed esclusivamente per i due trimestri successivi a quello nel quale sia avvenuta la cessazione del rapporto di lavoro.

Essere assicurati presso la Cas.Sa.Colf, dà diritto a molteplici interventi economici da parte della Cassa ed in particolare possono essere richiesti rimborsi relativi a diarie per ricovero, convalescenza, ticket sanitari, spese periodo gravidanza, eventuali interventi chirurgici a neonati figli di lavoratori iscritti, e ancora rimborsi protesi ortopediche ed ausili medici ortopedici, spese per trattamenti fisioterapici, oltre ad alcune indennità per grandi interventi in strutture pubbliche.

Al datore di lavoro, in caso di casi di rivalsa INAIL su infortuni del dipendente, la Cas.Sa.Colf rimborserà le spese sostenute da parte del datore di lavoro, per il risarcimento a suo carico, nella misura di € 25.000,00 per ciascun evento e per anno civile. L’assicurazione tutela il datore di lavoro anche nei casi di responsabilità civile verso terzi, per danni involontariamente causati dai lavoratori.

La responsabilità dei versamenti alla Cassa dei lavoratori domestici è esclusivamente del datore di lavoro che sarà ritenuto responsabile della eventuale perdita del diritto alle prestazioni.

Contratto badante 24 ore su 24

E’ possibile assumere una badante h24 per assistere un anziano o una persona disabile?

Non è possibile stipulare un contratto con una sola badante per più di 54 ore settimanali.

Ci sono, però, due opzioni di contratto per chi ha bisogno di una badante giorno e notte, che dipendono dalle condizioni della persona da assistere e precisamente:

  1. L’assistito non ha bisogno di cure continue di notte e quindi la badante riesce comunque a dormire (viene chiamata magari 1 o due volte per notte):

In questo caso si consiglia un’assunzione di una badante convivente a 54 ore settimanali con orario di 10 ore dal lunedì al venerdì e 4 il sabato dove le ore indicate sono previste come diurne e la presenza della badante durante la notte è intesa solo come corresponsione dell’alloggio. Per questo motivo non vengono indicate ore notturne. Si parla infatti di fruizione in natura del vitto e dell’alloggio e non di obbligo di assistenza per tutta la notte.

Con questo tipo di contratto la badante ha diritto ad un giorno e mezzo di riposo, oltre alle 2 ore, normalmente dopo pranzo, previste per gli altri giorni. Per questo motivo la maggior parte delle badanti lavora dal lunedì fino al sabato alle 12 e poi si assenta per riposare fino alla domenica sera. C’è chi decide di rientrare per la notte del sabato e invece chi preferisce dormire dalla famiglia o in altra abitazione.

In tal caso, se i figli o altri familiari dell’assistito non riescono a coprire le ore di riposo della badante si dovrà assumere anche un’altra badante in sostituzione dei riposi, che dovrebbe lavorare con contratto di non convivenza (anche se di fatto gli viene dato in natura il vitto e l’alloggio se decide di dormire dall’assistito) dal sabato alle 12 fino alla sera della domenica. Per chi ha assunto la badante principale ad un livello CS (badante persona non autosufficiente) o DS (badante formata professionalmente per persona non autosufficiente) esistono dei contratti per sostituzione dei riposi con una paga sempre uguale anche per la domenica (gli importi orari si possono vedere cliccando qui nelle paghe non conviventi ) ovvero senza la maggiorazione per il lavoro nel giorno festivo. Per il livello BS (assistenza persone non autosufficienti) questo tipo di contratto particolare non esiste e si deve assumere una collaboratrice con un semplice contratto di non convivente pagandole le ore domenicali con la maggiorazione del 60%.

  1. La persona da assistere ha bisogno continuo di cure per tutta la notte e quindi la badante non riesce a riposare.

In questo caso assumere una collaboratrice con contratto normale di 54 ore settimanali come indicato nell’opzione precedente non è sufficiente, poichè una badante non può lavorare 24 ore su 24 senza dormire. Si dovrebbe fare, quindi, anche un’altra assunzione con contratto esclusivamente di assistenza notturna. Tale contratto prevede 54 ore settimanali: 9 ore dal lunedì al sabato con riposo la domenica notte. Per coprire però tutte le 24 ore è necessaria anche una persona per la metà del sabato e tutta la domenica assunta come non convivente ad ore, ma si consiglia, per evitare questo ulteriore costo, di chiedere alle due badanti di fare qualche giornata di lavoro straordinario magari alternandosi.

Oppure, sempre nel caso di bisogno di assistenza giorno e notte, nella prassi si concordano di assumere due badanti con contratto normale di convivenza non esclusivamente notturna, che poi si alternano, sia per coprire le ore di riposo giornaliere, sia per coprire le giornate di riposo. In questo modo i costi per il datore sono più bassi: è più costoso, infatti, avere un contratto di normale convivenza e uno esclusivamente notturno che due contratti di normale convivenza.

Si deve precisare, inoltre che, essendovi collaboratrici contemporaneamente, ognuna dovrebbe avere la propria camera personale.

Badante convivente: assistenza troppo cara per molti anziani

Badante convivente: per la maggior parte degli anziani i costi di di assistenza sono troppo elevati rispetto alla media delle pensioni.

Quanto costa una badante? Sicuramente troppo per molti anziani che necessitano assistenza: uno studio evidenzia che solo il 7,5%  può permettersela.

Le pensioni in media risultano insufficienti a sostenere il costo dell’assistenza domiciliare regolare. Infatti i dati dicono che gli assegni pensionistici che vengono erogati oggi consentono a un pensionato di pagare una badante convivente, necessaria in caso di non autosufficienza solo nel 9.5% . Per la maggioranza,  53% dei casi,  si puo arrivare a sostenere il costo di 5 ore settimanali e nel 17,8% dei casi, di  25 ore di aiuto domestico settimanale. 

I dati evidenziano infatti che sono 13,7 milioni su 14,6 milioni di contribuenti che dichiarano redditi da pensione, e di questi quasi il 70% ha un reddito complessivo sotto 20mila euro. Considerando i costi  vivi di cibo e utenze e anche tenendo in conto che la maggior parte degli anziani vive in una casa di proprietà, il margine per l’assunzione di colf e badanti rispetto alla pensione è molto ridotto.

Stipendio badante: quali sono i costi

Il costo del lavoro domestico regolare annuo per il datore di lavoro per  l’assistenza a  persone autosufficienti, (con contratto a tempo indeterminato livello «B super») è pari a :

  • 2.135 euro lordi (fra stipendio e contributi) per cinque ore settimanali, (non convivente)
  • 10.312 euro per 25 ore (non convivente)
  • 14.859 euro per una badante convivente che lavori per 54 ore a settimana.

Questo  spiega forse l’altissima incidenza del lavoro irregolare nel settore domestico: i controlli dell’Ispettorato nazionale del lavoro riferiti al 2018  evidenziano infatti  in questo settore un tasso di irregolarità verificata del 54,1 per cento, ma le stime ovviamente vanno anche oltre . 

Ve ricordato che l’unico sostegno previsto da parte dello Stato è l’indennità di accompagnamento, che vale 6.214 euro all’anno ma è riservata solo alle persone in condizione di invalidità totale e riconosciuta dallo Stato.