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Comodato d’uso gratuito: niente dichiarazione per la riduzione IMU e TASI

Comodato d’uso gratuito, niente più obbligo di invio della dichiarazione al Comune per beneficiare della riduzione Imu e Tasi sulla seconda casa.

La novità è parte del pacchetto semplificazioni fiscali contenute nel testo della legge di conversione del Decreto Crescita, pubblicata in Gazzetta Ufficiale del 29 giugno 2019 ed ufficialmente in vigore dal giorno successivo.

Il Decreto Crescita, diventato contenitore di diverse misure soprattutto in ambito fiscale, modifica in maniera rilevante gli obblighi connessi ad Imu e Tasi: la scadenza dichiarazione, da inviare in caso di variazioni che modificano il presupposto impositivo, passa dal 30 giugno al 31 dicembre e parallelamente diminuiscono i casi in cui è obbligatoria.

Niente più dichiarazione Imu per la casa concessa in comodato d’uso gratuito tra genitori e figli, questa una delle novità che si applicherà già dall’anno in corso e che semplifica le procedure previste per l’applicazione dello sconto Imu e Tasi.

Comodato d’uso gratuito: niente dichiarazione per la riduzione IMU e TASI sulla seconda casa

È con l’articolo 3-quater della legge di conversione del Decreto Crescita che viene abolito l’obbligo di invio della dichiarazione per la riduzione Imu e Tasi sugli immobili concessi in comodato d’uso gratuito tra parenti in linea retta di primo grado.

L’obbligo di presentare la dichiarazione IMU viene meno anche al fine di ottenere la riduzione del 75% di Imu e Tasi sugli immobili a canone concordato. Non sarà più necessario attestare il possesso dei requisiti per beneficiare dell’agevolazione, così come viene meno ogni altro onere di dichiarazione e comunicazione.

L’obiettivo alla base dell’eliminazione dell’obbligo di inviare la dichiarazione Imu segue la logica per la quale non è necessario che il contribuenti attesti il possesso dei requisiti per beneficiare di agevolazioni il cui presupposto è già noto al Comune.

Per quel che riguarda i contratti di comodato d’uso gratuito, anche ai fini della riduzione Imu e Tasi, è previsto l’obbligo di registrazione, che mette l’Agenzia delle Entrate e gli enti interessati a conoscenza dei requisiti per fruire dello sconto.

La novità contenuta nella legge di conversione del DL n. 34/2019 non modifica i requisiti previsti per fruire delle agevolazioni Imu e Tasi.

Casa in comodato, sconto Imu e Tasi del 50%

È pari al 50% lo sconto Imu e Tasi riconosciuto al contribuente che concede la propria casa in comodato d’uso gratuito a parenti in linea retta entro il primo grado.

Regole e requisiti per beneficiare dello sconto sulle due imposte sulla casa sono state introdotte con la Legge di Stabilità 2016 che, oltre a confermare l’esenzione Imu e Tasi sulla prima casa, ha introdotto la possibilità di riduzione della base imponibile per la casa concessa in comodato d’uso gratuito.

La riduzione Imu e Tasi sulla casa in comodato si applica solo qualora il contratto di comodato sia regolarmente registrato entro 20 giorni in caso di contratto scritto o presentando richiesta all’Agenzia delle Entrate in caso di contratto verbale.

Restano queste le regole fondamentali per beneficiare dello sconto sulle due imposte sulla casa, mentre viene definitivamente meno l’obbligo di invio della dichiarazione Imu per attestare il possesso dei requisiti previsti.

Decreto crescita: testo e novità

Il testo della legge di conversione del Decreto Crescitaè stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 29 giugno 2019. Facciamo il punto sulle novità previste e su cosa prevede la legge n. 58/2019.

Sono molte le novità contenute nel testo della legge di conversione del DL n. 34/2019, sia per le imprese che per le famiglie.

Il testo in pdf pubblicato in Gazzetta Ufficiale consente di analizzare tutte le novità contenute del Decreto Crescita 2019.

Il Decreto Crescita (il D.L. n. 34/2019) è stato notevolmente modificato nel passaggio in Parlamento, ma rispetto agli emendamenti già approvati alla Camera il Senato non ha apportato modifiche.

In ambito fiscale, tra le novità più importanti inserite nella legge di conversione vi è la proroga dei versamenti delle imposte sui redditi al 30 settembre 2019.

È inoltre ufficiale la nuova scadenza della dichiarazione dei redditi al 30 novembre già dal 2019 così come è ormai definitiva la riapertura della pace fiscale, con il saldo e stralcio e la rottamazione ter delle cartelle la cui scadenza viene fissata al 31 luglio.

C’è anche la moratoria delle sanzioni sullo scontrino elettronico nella legge di conversione del decreto n. 34/2019, e le modifiche alle regole sulla lotteria degli scontrini che premieranno i contribuenti che pagano con carte o bancomat.

Sono molte le novità approvate in via ufficiale con l’ok definitivo alla legge di conversione e tra queste sono state inserite nel testo del DL Crescita alcune norme in materia di semplificazione fiscale contenute nell’apposito progetto di legge Lega e M5S.

Novità che si legano alle ulteriori misure già previste dal testo del DL Crescita, tra cui l’apertura della rottamazione ter per le tasse locali, la riduzione strutturale dell’Ires che sostituirà la mini-Ires per investimenti ed assunzioni, fino alle novità sul regime forfettario e sull’obbligo di fatturazione elettronica per le imprese anche per le operazioni verso San Marino.

Ma in generale le disposizioni del decreto, che si presenta come uno strumento di accelerazione per l’economia, vanno lette con uno sguardo lucido: spesso, infatti, l’efficacia e l’ampiezza delle agevolazioni previste è mitigata dal complesso sistema che le regola. In altre parole, non sempre i benefici sono per tutti.

Facciamo di seguito il punto su cosa prevede il Decreto Crescita e quali sono le principali novità in arrivo dopo l’approvazione definitiva da parte del Senato della legge di conversione (testo di seguito in pdf da scaricare) pubblicata in GU del 29 giugno 2019

Decreto Crescita, le novità approvate nel testo in discussione alla Camera

Sono state “pescate” dal testo del PdL sulle semplificazioni fiscali molte delle novità approvate in Commissione alla Camera e rientrate nel testo del Decreto Crescita e che ora, con l’ok definitivo del Senato, diventano ufficialmente legge.

Tra gli emendamenti approvati, le novità che entrano nel Decreto Crescita 2019 sono le seguenti:

  • soppressione dell’obbligo di comunicazione della proroga del regime della cedolare secca e distribuzione gratuita dei modelli cartacei delle dichiarazioni;
  • imposta di bollo virtuale sulle fatture elettroniche con possibilità di integrazione da parte dell’Agenzia delle Entrate;
  • estensione alle tasse governative dei pagamenti mediante modello F24;
  • obbligo di invito al contraddittorio prima dell’avvio di procedimenti di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate;
  • scadenza della dichiarazione dei redditi dal 30 settembre al 30 novembre;
  • emissione della fattura elettronica entro 12 giorni a partire dal 1° luglio 2019;
  • possibilità di ravvedimento operoso parziale;
  • possibilità di sostituire l’invio delle Lipe del quarto trimestre con l’invio anticipato della dichiarazione IVA entro il 28 febbraio.

È inoltre prevista la riapertura dei termini per fare domanda di rottamazione ter e di saldo e stralcio delle cartelle: si avrà tempo fino al 31 luglio 2019.

Tra le novità inserite in extremis si segnala inoltre la proroga dei versamenti al 30 settembre per i soggetti che esercitano attività per le quali sono state approvate gli ISA.

Protagonista di una delle novità contenute nel testo della legge di conversione sono quindi le imposte sui redditi, con la proroga che si applicherà anche a minimi e forfettari

Parimenti, rientra nel DL Crescita anche la moratoria di sei mesi dalle sanzioni legate all’obbligo di scontrino elettronico, che partirà dal 1° luglio prossimo.

Le novità previste dal provvedimento sono suddivise in 51 articoli ed in IV Capi che affrontano le seguenti tematiche:

  • Misure fiscali per la crescita economica;
  • Misure per il rilancio degli investimenti privati;
  • Tutela del Made in Italy;
  • Ulteriori misure per la crescita.

Negli ultimi giorni sono state diverse le novità meritevoli di trattazione e tra le modifiche normative previste dal testo provvisorio del Decreto Crescita collegato al DEF 2019.

Particolarmente attesa la norma “correttiva” in merito al regime forfettario per le partite IVA con dipendenti, così come l’estensione della rottamazione ter anche alle tasse locali (bollo auto, multe, e IUC) ed il ripristino del super ammortamento per i beni strumentali.

Si tratta soltanto di alcuni degli interventi previsti dal Decreto Crescita, con importanti novità previste sul fronte fiscale, racchiuse del Capo I dello schema di testo messo attualmente a disposizione.

Decreto Crescita, le novità fiscali previste nello schema di testo

Il testo del Decreto Crescita, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 aprile, estende notevolmente il numero di novità fiscali in arrivo per imprese, famiglie e professionisti.

Ad anticipare il contenuto del provvedimento ufficiale è stato il comunicato stampa pubblicato dal Governo dopo il primo Consiglio dei Ministri.

Il testo prevede, in particolare, sgravi e incentivi fiscali, disposizioni per il rilancio degli investimenti privati, norme per la tutela del made in Italy e ulteriori misure per la crescita.

In ambito fiscale, si introducono:

  • la maggiorazione dell’ammortamento per i beni strumentali nuovi,
  • la revisione della mini-Ires nel senso della sua semplificazione,
  • la maggiorazione della deducibilità Imu dalle imposte sui redditi,
  • modifiche alla disciplina del patent box,
  • una nuova disciplina del credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo e per il “rientro dei cervelli”,
  • modifiche al regime dei forfetari,
  • incentivi per la valorizzazione edilizia,
  • una rivisitazione del “sisma bonus”,
  • un nuovo regime fiscale per gli strumenti finanziari convertibili,
  • norme in materia di banche popolari,
  • modifiche alla disciplina degli incentivi per gli interventi di efficienza energetica e rischio sismico,
  • incentivi alle aggregazioni d’imprese,
  • una nuova disciplina per la vendita di beni tramite piattaforme digitali e fatturazione elettronica,
  • l’estensione della definizione agevolata delle entrate regionali e degli enti locali,
  • il credito d’imposta per le commissioni riferite a pagamenti elettronici da parte di distributori di carburante,
  • misure di sostegno allo sviluppo dell’attività dei liberi professionisti e per l’assunzione di personale nelle regioni a statuto ordinario e nei comuni,
  • un piano grandi investimenti nelle zone economiche speciali e nelle aree di crisi complessa, con particolare riferimento a Veneto e Campania.

Per quanto riguarda le misure per il rilancio degli investimenti privati, si introducono:

  • una garanzia statale funzionale allo sviluppo della media impresa,
  • norme per la semplificazione della gestione del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese,
  • il rifinanziamento del fondo di garanzia per la prima casa,
  • modifiche alla “nuova Sabatini”,
  • misure di sostegno alla capitalizzazione delle imprese e sui tempi di pagamento tra le imprese,
  • norme per lo sblocco degli investimenti nel settore idrico nel Sud,
  • la previsione di nuove dismissioni immobiliari enti territoriali,
  • norme in materia di cartolarizzazioni, agevolazioni a sostegno di progetti di ricerca e sviluppo per la riconversione dei processi produttivi nell’ambito dell’economia circolare,
  • la definizione delle società di investimento semplice (Sis),
  • semplificazioni per la definizione dei patti territoriali e dei contratti d’area,
  • norme per la creazione di nuove imprese “a tasso zero” e per la trasformazione digitale,
  • contributi ai comuni per interventi di efficientamento energetico e sviluppo territoriale sostenibile.

Al fine di tutelare e promuovere il made in Italy, si prevede l’introduzione di norme per il contrasto all’italian sounding, di incentivi al deposito di brevetti e marchi, del marchio storico di interesse nazionale.

Bonus asilo nido 2019: requisiti, importo e come fare domanda INPS

Bonus asilo nido 2019, domanda INPS, requisiti ed importo: ecco le istruzioni complete con il dettaglio dei documenti necessari per fare richiesta dell’assegno fino a 1.500 euro.

Il bonus asilo nido 2019 consente alle famiglie che presentano domanda INPS di beneficiare di un assegno fino a 1.500 euro di importo.

Tra i requisiti per fare domandanon sono previsti particolari limiti di reddito ma l’agevolazione è rivolta a tutte le famiglie che iscrivono il proprio figlio all’asilo nido.

La finalità del contributo è proprio quella di garantire un supporto per il pagamento delle rette del nido, ed è per questo che per ricevere il contributo mensile è necessario trasmettere specifici documenti di spesa.

A spiegare come richiedere il bonus nido 2019 e quali sono le scadenze da rispettare è stato l’INPS, con la circolare del 31 gennaio all’interno della quale sono spiegate le regole su chi ne ha diritto e quali sono i documentinecessari.

Per prima cosa però partiamo dalle novità.

L’importo del bonus nido a partire dal 1° gennaio 2019 sale da 1.000 a 1.500 euro e come di consueto potrà essere richiesto non solo per l’iscrizione a strutture pubbliche o private ma anche per l’assistenza domiciliare di bambini affetti da gravi patologie.

Il bonus asilo nido è interessato da una serie di novità anche procedurali nel 2019: l’INPS ha disposto alcune misure di semplificazione della procedura per ottenere il contributo di 1.500 euro. Dopo aver fatto domanda, sarà possibile inviare i documenti che attestano il sostenimento della spesa tramite l’App INPS.

Bonus asilo nido 2019

Vediamo di seguito quali sono i requisiti per richiederlo nonché le regole per poter fare domanda contenute nella circolare INPS n. 14 del 31 gennaio e le scadenze per l’invio dei documenti che attestano il pagamento delle rette mensili.

Bonus asilo nido 2019 fino a 1.500 euro: importo e novità

A partire dal 1° gennaio 2019 e fino al 2021 l’importo del bonus asilo nidoaumenterà di 500 euro in più. La novità è prevista dalla Legge di Bilancio 2019 e sarà in vigore per il prossimo triennio.

A cambiare sarà l’assegno mensile erogato dall’INPS, che passerà dagli attuali 90 euro a 136 euro al mese. Ricordiamo che per beneficiare dell’agevolazione è necessario non solo fare domanda ma trasmettere i documenti necessari per attestare il pagamento della retta mensile.

Soltanto nel caso di richiesta per forme di supporto presso la propria abitazione, il bonus nido di 1.500 euro sarà erogato in un’unica soluzione.

A differenza degli altri contributi per le famiglie, come il bonus mamme domani o il bonus bebè, per ricevere effettivamente l’assegno mensile per l’iscrizione al nido e dopo aver fatto domanda è necessario trasmettere le ricevute di pagamento, oppure la fattura o il bollettino bancario o postale dell’avvenuto pagamento della retta.

A tal proposito, inoltre, c’è un’altra importante novità da segnalare: l’INPS, con il messaggio n. 4464 dello scorso 28 novembre 2018, ha avviato una procedura di semplificazione per l’invio della documentazione necessaria per fruire del bonus asilo nido, che potrà essere trasmessa anche tramite l’applicazione INPS mobile qualora in possesso delle credenziali per l’accesso ai servizi online.


Dopo aver analizzato le novità in arrivo dal 2019, riepiloghiamo di seguito quali sono le regole per richiedere il bonus asilo nidorequisiti e modalità per fare domanda all’INPS.

Bonus asilo nido 2019: requisiti per fare domanda

Per fare domanda e richiedere il bonus asilo nido di 1.500 euro non è necessario rispettare limiti di reddito e presentare il modello ISEE.

Sono tuttavia previsti specifici requisiti per averne diritto, tra questi l’età del figlio, che dovrà essere compresa tra gli 0 e i 3 anni.

Sono due le modalità di accesso al contributo: può essere richiesto per il pagamento delle rette per la frequenza di asili nido pubblici e privati o per forme di assistenza domiciliare in favore di bambini con meno di tre anni affetti da gravi patologie croniche.

ll bonus asilo nido, così come il contributo di per il sostegno presso il proprio domicilio potrà essere richiesto da tutti i genitori italiani, comunitari e stranieri in possesso di permesso di soggiorno.

Sono escluse dal rimborso le spese sostenute per i servizi educativi integrativi all’asilo nido (es. ludoteche, spazi gioco, spazi baby, pre-scuola, etc.).

Nel caso in cui si intenda accedere al bonus in oggetto il richiedente dovrà evidenziare in domanda se l’asilo nido frequentato dal minore sia pubblico o privato autorizzato e indicare, in tal ultimo caso, oltre alla denominazione e al codice fiscale della struttura, anche gli estremi del provvedimento autorizzativo.

Nel caso di richiesta di contributo per l’assistenza presso il proprio domicilio è necessario presentare certificato medico del pediatra che attesti la grave patologia.


La domanda per richiedere il bonus asilo nido dovrà essere presentata all’Inps dal genitore a cui è intestata la spesa, nel caso in cui il contributo sia richiesto per pagare la retta del nido, oppure dal genitore che dimora con il figlio e che risiede nello stesso Comune per il contributo all’assistenza domiciliare.

Bonus asilo nido 2019: come fare domanda INPS

La domanda per richiedere il bonus nido 2019 potrà essere presentata a partire dal 28 gennaio dal genitore del minore, il quale avrà diritto ad un rimborso di massimo 1.500 euro all’anno esclusivamente allegando la ricevuta di pagamento come documentazione della spesa sostenuta per l’iscrizione al nido o per l’assistenza domiciliare.

A spiegare come fare domanda è la circolare INPS n. 14 del 31 gennaio 2019.

Circolare INPS numero 14 del 31 gennaio 2019Agevolazioni per la frequenza di asili nido pubblici e privati di cui all’articolo 1, comma 355, della legge 11 dicembre 2016, n. 232. Presentazione delle domande per l’anno 2019

La domanda per il bonus nido deve essere presentata a partire dal 28 gennaio 2019 e fino alla scadenza del 31 dicembre 2019, esclusivamente in via telematica attraverso uno dei seguenti canali:

  • WEB – tramite il servizio on line dedicato accessibile direttamente dal cittadino in possesso di un PIN INPS dispositivo, di una identità SPID o di una Carta Nazionale dei Servizi (CNS) per l’accesso ai servizi telematizzati dell’Istituto;
  • Contact Center multicanale – chiamando da telefono fisso il numero verde gratuito 803 164 o da telefono cellulare il numero 06 164164, a pagamento in base al piano tariffario del gestore telefonico, se in possesso di PIN;
  • Patronati e intermediari dell’Istituto – attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi, anche se non in possesso di PIN.

Nelle domande di richiesta del bonus per l’iscrizione al nido bisognerà indicare le mensilità relative ai periodi di frequenza scolastica compresi tra gennaio e dicembre 2019 per le quali intende ottenere il beneficio. In questo modo si potrà prenotare l’assegno mensile e soltanto indicando i mesi di frequenza del nido sarà possibile allegare i documenti mensili richiesti.

Nel caso in cui si intenda richiedere il bonus per mensilità ulteriori rispetto a quelle già prenotate, anche se in riferimento allo stesso minore, sarà necessario presentare una nuova domanda.

Nella domanda il richiedente dovrà:

  • indicare a quale dei due benefici intende accedere;
  • specificare le mensilità per le quali intende ottenere il beneficio;
  • nel caso in cui si intenda richiedere il bonus asilo nido per mesi ulteriori rispetto a quelli già indicati, anche se per lo stesso minore, sarà necessario presentare una nuova domanda;
  • allegare in fase di domanda il pagamento almeno della retta relativa al primo mese di frequenza per cui si richiede il beneficio oppure, nel caso di asili nido pubblici la documentazione da cui risulti l’iscrizione o l’avvenuto inserimento in graduatoria del bambino;
  • in caso di richiesta di bonus per l’introduzione di forme di supporto presso la propria abitazione, allegare, all’atto della domanda, un’attestazione rilasciata dal pediatra di libera scelta, che dichiari per l’intero anno di riferimento, “l’impossibilità del bambino a frequentare gli asili nido in ragione di una grave patologia cronica”.

Se si intende richiedere il bonus per più figli sarà necessario presentare una domanda per ciascuno di essi.

Documenti bonus asilo nido 2019

Dopo aver fatto domanda all’INPS bisognerà ricordarsi che il bonus nido è erogato soltanto dopo aver inviato i documenti che attestano il pagamento delle rette. La domanda inviata infatti viene protocollata e l’erogazione dell’assegno mensile è subordinato alla trasmissione dei documenti che attestano l’effettivo pagamento della retta.

I documenti necessari per il bonus nido sono i seguenti: ricevuta o quietanza di pagamento, fattura quietanzata, bollettino bancario o postale, e per i nidi aziendali tramite attestazione del datore di lavoro o dell’asilo nido dell’avvenuto pagamento della retta o trattenuta in busta paga.

Le ricevute corrispondenti ai pagamenti delle rette relative ai mesi successivi al primo devono essere allegate, anche da dispositivo mobile/tablet tramite il servizio “Bonus nido” dell’App “INPS mobile”, entro la fine del mese di riferimento e, comunque, non oltre la scadenza del 31 gennaio 2020.

Per i soli frequentanti asili nido pubblici che emettano i bollettini di pagamento dell’ultimo trimestre oltre tale data, la documentazione di spesa può essere allegata improrogabilmente entro e non oltre il 1° aprile 2020.

Nella documentazione da inviare all’Inps per beneficiare del bonus nido 2019 dovranno essere contenute le seguenti informazioni:

  • la denominazione e la Partita Iva dell’asilo nido;
  • il CF del minore;
  • il mese di riferimento,
  • gli estremi del pagamento o quietanza di pagamento;
  • il nominativo del genitore che sostiene l’onere della retta.

Invio documenti bonus nido anche tramite APP: ecco come

Per l’invio dei documenti relativi alle spese sostenute, adempimento obbligatorio per beneficiare dell’assegno mensile, sarà possibile utilizzare l’App INPS Mobile, scaricabile sugli store ufficiali sia Apple che Android.

Così come comunicato dall’INPS, al fine di rendere più agevole per il cittadino l’allegazione della documentazione di spesa necessaria alla fruizione del bonus per la frequenza degli asili nido pubblici e privati, l’applicazione “INPS mobile” è stata integrata con una nuova funzionalità, denominata “Bonus nido”, che consente di procedere a tale adempimento.

Basterà allegare i dati acquisiti tramite una semplice fotografiadell’attestazione di pagamento rilasciata dall’asilo nido al seguito del pagamento della retta.

Per accedere al servizio Bonus nido sarà necessario essere in possesso di PIN dispositivo INPS o di credenziali SPID.

Bonus 1.500 euro assistenza domiciliare bambini affetti da gravi patologie

Il bonus di 1.500 euro potrà essere richiesto anche nel 2019 per l’assistenza a bambini affetti da gravi patologie che compromettono la possibilità di frequenza dell’asilo nido.

Per beneficiare del bonus in questo caso bisognerà presentare l’attestazione rilasciata da un medico o pediatra che documenti “l’impossibilità del bambino a frequentare gli asili nido in ragione di una grave patologia cronica”.

Il documento dovrà essere allegato alla domanda da inviare all’INPS e dovrà dimostrare non soltanto la gravità della patologia ma l’impossibilità correlata della frequenza dell’asilo nido.

Nell’attestazione del pediatra dovranno essere inserite le seguenti informazioni:

  • dati anagrafici del minore (data di nascita, città, indirizzo e n. civico di residenza dello stesso);
  • attestazione dell’impossibilità di frequentare l’asilo nido per l’intero anno solare di riferimento in ragione di una grave patologia cronica.

Bollo moto: calcolo, come pagarlo e sanzioni dopo la scadenza

Per bollo moto si intende una imposta, destinata alle regioni italiane, applicata a tutti i motoveicoli. Vediamo come si calcola e come pagarlo.

Si parla tanto del bollo auto, ma tutti dimenticano che anche i possessori di motoveicoli sono tenuti al versamento nelle casse dell’erario una tassa di possesso. Il bollo moto è, di conseguenza, l’equivalente della vecchia tassa di circolazione per veicoli, applicata alle moto e ai ciclomotori.

Bollo moto: in cosa consiste

Per bollo moto si intende una imposta, destinata alle regioni italiane, applicata a tutti i motoveicoli e ciclomotori. Iniziamo proprio col fare una piccolissima, ma essenziale, precisazione:

  • con motoveicolo si indica un veicolo a due ruote, con una cilindrata superiore ai 50cc;
  • con ciclomotore, invece, ci si riferisce ad un veicolo a due ruote, con un cilindrata massima di 50cc.

Una delle questioni più dibattute in relazione al bollo moto è la adeguatezza o meno della copertura, e del relativo pagamento, su base annuale. In effetti molti proprietari di motoveicoli tendono ad utilizzarli solo nei mesi meno rigidi, in primavera, estate e inizio autunno, lasciandolo in garage per lunghi periodi di tempo.

Purtroppo, essendo un tassa di possesso e non di consumo, il bollo moto va calcolato su dodici mesi e non solo sul periodo di reale utilizzo. Un po’ come il canone Rai che va pagato anche se non guardi la TV.

Calcolo bollo moto: come fare

Il calcolo bollo moto segue la stessa procedura di quello per le automobili, in base alla potenza del veicolo, misurata, come sai, in kW. Per effettuare il calcolo, puoi utilizzare due sistemi.

Calcolo bollo moto Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate, sul proprio sito, mette a disposizione un tool gratuito per il calcolo del bollo auto/moto da pagare. Ci sono due modalità di calcolo, quella semplificata, tramite l’inserimento del numero di targa, e una più completa, dove vanno indicati il numero di targa, la regione di residenza, mese e anno di scadenza, i mesi di validità, e il codice dell’eventuale riduzione.

Calcolo bollo moto ACI

Un sistema alternativo, ma valido e riconosciuto, per calcolare il bollo moto, è tramite il sito dell’ACI, l’Automobile Club Italia. I campi del form sono i seguenti:

  • Tipo di pagamento: rinnovo di pagamento, prima immatricolazione, veicolo reimmatricolato, rientro da esenzione, riacquisto di possesso, targa prova, integrazione per complessi, pagamento integrativo, pagamento anticipato;
  • Regione di Residenza;
  • Tipo di veicolo: autoveicoli, rimorchi, motoveicoli, ciclomotori, minicar;
  • Targa;
  • Codice di sicurezza.

Bollo Moto: come pagarlo

Il pagamento classico del bollo moto, come del bollo auto, avviene tramite bollettino postale. Si può pagare presso gli uffici postali, i tabaccai abilitati, le agenzie di pratiche auto, gli uffici locali ACI. È possibile effettuare il pagamento online tramite il sito dell’ACI con un costo aggiuntivo di 0,75 euro, ma solo se residenti nelle seguenti Regioni e province autonome:

  • Abruzzo;
  • Basilicata;
  • Campania;
  • Emilia Romagna;
  • Lazio;
  • Liguria;
  • Lombardia;
  • Molise;
  • Piemonte;
  • Puglia;
  • Sicilia;
  • Toscana;
  • Umbria;
  • Valle d’Aosta;
  • Prov. Autonoma di Bolzano;
  • Prov. Autonoma di Trento;

Come tutte le imposte, se paghi in ritardo rispetto alla scadenza naturale incorri in sanzioni e more, d’intensità crescente con il passare dei giorni:

  • dai 15 e i 30 giorni: sanzione pari all’1,5% dell’importo del bollo;
  • dai 31 ai 90 giorni: sanzione pari all’1,67% dell’importo del bollo;
  • dai 91 ai 365 giorni: sanzione pari al 3,75% dell’importo del bollo;
  • Dopo un anno dalla scadenza: multa pari al 30% del bollo più interessi dell’1% per ogni semestre di ritardo.

Controlla sempre la scadenza del bollo moto, onde evitare il pagamento della sanzione.

Cos’è il visto di conformità?

l visto di conformità definito anche visto leggero è stato introdotto con il D.lgs 241/97. Esso rientra a tutti gli effetti nell’attività di controllodell’Amministrazione Finanziaria, con la peculiarità che i soggetti legittimati a condurla sono esterni ad essa.

Cos’e’ il visto di conformità?

Il visto di conformità è un’attività di controllo formale svolta dal professionista; essa consiste in un’attestazione circa la corrispondenza della dichiarazione dei redditi alle risultanze della relativa documentazione, alle scritture contabili e alle disposizioni che disciplinano gli oneri deducibili e detraibili, le detrazioni e i crediti d’imposta, lo scomputo delle ritenute d’acconto e i versamenti.

L’attestazione è resa dal professionista indicando il suo codice fiscale e apponendo la sua firma in appositi spazi nelle dichiarazioni fiscali.

Il visto di conformità è obbligatorio in caso di:

  • presentazione del Modello 730;
  • compensazione orizzontale dei crediti Iva di importo superiore a 5.000 euro;
  • compensazione dei crediti relativi alle imposte sui redditi, addizionali, ritenute alla fonte, imposte sostitutive ed Irap per importi superiori a 15.000 euro;
  • esecuzione del rimborso di un credito Iva superiore a 30.000 euro;

Visto di conformità: soggetti abilitati

soggetti abilitati al rilascio del visto di conformità sono:

  • Responsabili dell’assistenza fiscale dei Caf;
  • Dottori commercialisti ed esperti contabili
  • Consulenti del lavoro
  • Soggetti iscritti nei ruoli di periti alle Camere di Commercio (questi non possono però apporre il visto sul “Modello 730”).

Per il rilascio del visto, il professionista di alto profilo di onorabilità e moralità, oltre a possedere la partita Iva, deve essere abilitato ai servizi telematici Entratel.

Prima di esercitare il rilascio del visto di conformità, egli è tenuto ad inviare all’Agenzia delle Entrate una comunicazione, nella quale deve indicare:

  • dati anagrafici, qualifica professionale posseduta, codice fiscale e numero di partita IVA;
  • domicilio e gli altri luoghi dove esercita l’attività professionale;
  • codice fiscale e la sede dello studio professionale associato in cui collabora.

Visto di conformità: responsabilità del professionista e sanzioni

Le inadempienze commesse dal professionista nel rilascio del visto di conformità comportano l’irrogazione delle sanzioni per le violazioni di norme tributarie.

Oltre alle sanzioni amministrative che possono variare da € 258 a € 2.582,42, in caso di gravi e ripetute omissioni, i professionisti abilitati possono vedersi sospesa la facoltà di rilasciare il visto di conformità per un periodo che varia da uno a tre anni.

GUIDA AL 730 PRECOMPILATO 2019

730 precompilato: guarda la guida animata


La puntata podcast

Ascolta “3 – Il modello 730 pre compilato. Quando confermarlo e quando va modificato” su Spreaker.

Il testo

MODELLO 730 COS’E’ E A COSA SERVE:
Il 730 è un modulo fiscale che viene presentato per dichiarare i redditi dell’anno precedente. Come si presenta: Puoi presentarlo tu stesso registrandoti sul sito dell’Agenzia delle Entrate, dove lo troverai già precompilato con i tuoi redditi, parte delle tue spese detraibili e con i fabbricati da te posseduti. Se ritieni che sia tutto corretto lo confermi altrimenti lo puoi modificare. A questo punto ci penserà l’Agenzia delle Entrate a calcolare se devi pagare delle imposte oppure se avrai un rimborso. Se preferisci puoi recarti presso un CAF con tutti i documenti relativi ai tuoi redditi e alle tue spese detraibili, affidandogli la compilazione, il calcolo e l’invio. Ora vediamo chi è obbligato e chi no a presentare il 730: NON SEI OBBLIGATO SE sei un dipendente e hai avuto un solo datore di lavoro in tutto l’anno precedente o sei pensionato e hai solo la pensione. In questi casi se non hai altri redditi, per esempio immobili dati in affitto, collaborazioni o altri redditi diversi non devi far nulla perché le imposte sono già pagate dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico. SEI OBBLIGATO SE l’anno precedente hai cambiato lavoro o sei andato in pensione durante l’anno. Hai altri redditi da dichiarare oltre lo stipendio o la pensione; in questo caso sei obbligato perché dovrai versare delle imposte al fisco. NON SEI OBBLIGATO MA TI CONVIENE SE hai sostenuto spese mediche, hai ristrutturato casa, hai sostenuto spese detraibili – di cui non faccio l’elenco in quanto sono veramente molte-. Se guadagni meno di circa 30.000 euro lordi l’anno e sei in affitto, puoi presentare il 730 per farti rimborsare dal fisco parte delle imposte già pagate sullo stipendio o sulla pensione. E’ importante sapere che nel mese di luglio per i dipendenti e in agosto per i pensionati, troverai l’eventuale rimborso aggiunto o le eventuali imposte prelevate direttamente dallo stipendio o dalla pensione senza che tu debba fare altro.


Bonus caldaie 2019

Confermato per il 2019 l’Ecobonus, strumento che lo Stato ha introdotto da alcuni anni per incentivare l’efficientamento energetico delle abitazioni e degli edifici. Gli incentivi vengono erogati sotto forma di detrazione dalle tasse delle spese sostenute per effettuare i lavori: dal miglioramento termico degli edifici (coibentazioni, finestre e infissi…) all’installazione di pannelli solari, dai sistemi di domotica fino alla sostituzione degli impianti di riscaldamento e di produzione di acqua calda.

Quest’ultimo punto è definito anche come bonus caldaia: a spiegarne il funzionamento e le modalità di accesso sono gli specialisti di Italtherm, azienda italiana attiva nella produzione di impianti di riscaldamento.

“L’Ecobonus è un’occasione unica per sostituire le vecchie caldaie con modelli nuovi e più performanti. A giovarne sarà sia l’ambiente che il portafoglio – spiega Giovanni Fontana, responsabile della consulenza tecnica di Italtherm – La sostituzione di una caldaia tradizionale con una a condensazione può consentire infatti di ridurre i consumi di gas di circa il 20%, percentuale che aumenta nel caso di utilizzo di un sistema di termoregolazione evoluto, arrivando in alcuni casi fino al 30% di risparmio”

“In più, sostituire la caldaia permette di ridurre di circa il 66% le emissioni di gas inquinanti – prosegue – I fumi emessi dalle caldaie contengono principalmente vapore acqueo, anidride carbonica e ossidi di azoto: questi ultimi, in particolare, consentono di capire se una caldaia ha, o meno, un basso impatto sulle emissioni inquinanti”.

L’Ecobonus prevede che, installando una caldaia più performante, si potrà avere – in fase di dichiarazione dei redditi – uno sgravio fiscale del 50% se la caldaia nuova sarà un modello a condensazione in classe A. L’aliquota potrà salire fino al 65% se, contestualmente alla nuova caldaia, sarà installato anche un sistema di termoregolazione evoluto. Nel caso in cui vengano eseguiti lavori condominiali le agevolazioni arriveranno anche al 75%. Ad essere detraibili saranno le imposte Irpef o Ires relative ai costi sia dei lavori edili che delle prestazioni professionali

Possono usufruire dell’Ecobonus 2019 persone fisiche, professionisti e società, nonché associazioni, enti pubblici e privati nel caso in cui non svolgano attività commerciale.

Per accedere all’Ecobonus sarà necessario registrarsi sul sito Enea nell’apposita sezione dedicata agli incentivi per l’efficienza energetica e compilare il form che sarà disponibile non appena saranno rilasciati i decreti attuativi.

Alternativa all’Ecobonus è il conto termico ma, nel caso delle caldaie, riguarda solo gli enti pubblici: non prevede un’aliquota di detrazione fiscale, ma un premio in denaro, riconosciuto direttamente sul conto corrente del richiedente. L’importo erogato è poi correlato alla potenza dell’apparecchio installato.

Congedo parentale 2019 madre e padre: a chi spetta e come funziona

La Legge di Bilancio 2019 ha aumentato i giorni di congedo di paternità previsti, lasciando intatte le regole per fare domanda INPS.

Sono pari a 5 i giorni di congedo obbligatorio previsti per i neo papà, ai quali si aggiunge un ulteriore giorno di congedo facoltativo che è possibile richiedere previa rinuncia di un giorno di congedo da parte della madre del figlio.

Sale quindi a sei il totale dei giorni di congedo previsti per i papà e l’INPS, con il messaggio n. 591 pubblicato il 13 febbraio 2019 fornisce alcune utili indicazioni in merito alle regole per richiederli e per fare domanda.

Come funziona e chi può richiedere il congedo di paternità Inps 2019, quale la differenza tra congedo obbligatorio e facoltativo per il padre e a quanto ammonta l’importo dell’indennità riconosciuta dall’Inps?

Di seguito tutte le informazioni nel dettaglio, ovvero durata, beneficiari e importo del congedo obbligatorio e facoltativo per i papà a partire dal 1° gennaio 2019.

Congedo di paternità 2019: cos’è e come funziona

Il congedo di paternità obbligatorio 2019 è il diritto riconosciuto ai papà lavoratori dipendenti che, a seguito della nascita o dell’adozione del figlio, hanno diritto a cinque giorni obbligatori di assenza retribuita dal lavoro.

Il congedo obbligatorio dovrà essere richiesto presentando domanda al proprio datore di lavoro, ovvero all’INPS in specifici casi, e dovrà essere goduto entro il 5° mese dalla nascita, adozione o affidamento del figlio.

Ai cinque giorni obbligatori si aggiunge un giorno di congedo facoltativo di paternità, che tuttavia potrà essere richiesto soltanto se la madre rinuncia ad una giornata del proprio congedo di maternità.

INPS – messaggio numero 591 del 13 febbraio 2019Proroga ed ampliamento del congedo obbligatorio per i padri lavoratori dipendenti e proroga del congedo facoltativo di cui all’articolo 4, comma 24, lettera a), della legge 28 giugno 2012, n. 92, per le nascite e le adozioni/affidamenti avvenuti nell’anno solare 2019

Congedo di paternità 2019: importo e chi paga

Sia il congedo di paternità obbligatorio che quello facoltativo sono pagati al lavoratore dipendente da parte dell’Inps e l’importo dell’indennità erogata è pari al 100% della retribuzione ordinaria del lavoratore.

A livello pratico è il datore di lavoro che anticipa l’importo che verrà di seguito rimborsato dall’Inps.

In alcuni casi, tuttavia, è direttamente l’Inps a pagare il congedo di paternità ed in questo caso cambia non soltanto la modalità di erogazione dell’indennità ma anche la procedura per presentare domanda.

Come richiedere il congedo di paternità e a chi presentare domanda

Per presentare domanda e richiedere il congedo di paternità facoltativo o obbligatorio nel 2019 bisognerà seguire due diverse procedure, nel caso in cui l’importo sia pagato dal datore di lavoro o dall’Inps:

  • nel caso di pagamento dal datore di lavoro, per poter richiedere il congedo di paternità sarà necessario presentare comunicazione scrittaal datore di lavoro con le date in cui si intende fruire della paternità Inps, con almeno 15 giorni di anticipo;
  • nel caso di pagamento diretto dall’Inps, la domanda di paternità dovrà essere presentata esclusivamente in modalità telematica, ovvero:
  1. tramite sito Inps se in possesso di Pin dispositivo;
  2. Contact center integrato – n. 803164 (oppure 06164164);
  3. Patronati e servizi telematici offerti dagli stessi.

Agenzia delle Entrate: in arrivo nuovi avvisi “multiredditi”

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato oggi 15 febbraio 2019 il provvedimento numero 37776/2019 in cui viene resa noto che a breve verranno inviati molteplici avvisi multiredditi ai contribuenti.

In particolare, l’Agenzia delle Entrate precisa che al fine di introdurre nuove e più avanzate forme di comunicazione tra l’Amministrazione fiscale e il contribuente, stimolare l’assolvimento degli obblighi tributari e favorire l’emersione spontanea delle basi imponibili, l’Agenzia delle entrate medesima metterà a disposizione dei contribuenti, con le modalità previste dal presente provvedimento, informazioni riguardanti possibili anomalie relative alle seguenti tipologie di redditi:

  • redditi dei fabbricati di cui agli artt. 25 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), derivanti dalla locazione non finanziaria di fabbricati imponibili a tassazione ordinaria, ovvero per opzione, al regime di tassazione previsto dall’art. 3 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 (Cedolare secca sugli affitti), alternativo al regime ordinario;
  • redditi di lavoro dipendente e assimilati, di cui agli artt. 49 e seguenti del TUIR;
  • assegni periodici di cui agli artt. 50 e seguenti del TUIR;
  • redditi di partecipazione ex artt. 5 e 6 del TUIR, nonché quelli derivanti da partecipazione in società a responsabilità limitata a ristretta base proprietaria, di cui all’art. 116 del TUIR;
  • redditi diversi, ex art. 67 del TUIR;
  • redditi di lavoro autonomo abituale e professionale, di cui all’art. 53, c. 1, del TUIR imponibili a tassazione ordinaria ovvero ai regimi di tassazione previsti dall’art. 27, commi 1 e 2, del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98 e dall’art. 1, commi da 54 a 89, della legge 23 dicembre 2014, n. 190;
  • redditi di lavoro autonomo abituale e non professionale, di cui all’art. 53, c. 2, del TUIR;
  • redditi di capitale derivanti dalla partecipazione al capitale o al patrimonio di società ed enti soggetti all’Ires e proventi derivanti da contratti di associazione in partecipazione e cointeressenza ex art. 44, c.1, lett. e) e lett. f) del TUIR e redditi di capitale corrisposti a soggetti residenti assoggettati alla ritenuta a titolo di acconto di cui all’art. 26, c. 5, decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973 n. 600.

Avvisi multiredditi 2019 Agenzia delle Entrate: il contenuto della comunicazione di compliance

Con il provvedimento numero 37776 del 15 febbraio 2019 l’Agenzia delle Entrate ha reso noto anche il contenuto della comunicazione in oggetto ovvero:

  • identificativo della comunicazione;
  • dati presenti in Anagrafe tributaria riferibili: ai contratti di locazione registrati, ai redditi corrisposti per le diverse categorie reddituali, ai dati delle operazioni rilevanti ai fini IVA comunicati ai sensi dell’articolo 21 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78;
  • estremi del modello di dichiarazione presentato, nel quale non risultano dichiarati in tutto o in parte i redditi percepiti;
  • importo del reddito parzialmente o totalmente omesso.

Provvedimento Agenzia delle Entrate numero 37776/2019Avvisi multiredditi 2019 in arrivo dall’Agenzia delle Entrate

Avvisi Agenzia delle Entrate in arrivo: modalità di invio della comunicazione

Nel provvedimento pubblicato oggi i contribuenti vengono quindi informati in ordine alle nuove lettere di compliance che arriveranno a breve ai contribuenti.

In particolare l’Agenzia delle entrate trasmette una comunicazione agli indirizzi di posta elettronica certificata – attivati dai contribuenti ai sensi dell’art. 16, commi 6 e 7, del decreto legge 185/2008.

Nei casi di indirizzo PEC non attivo o non registrato nel pubblico elenco denominato Indice Nazionale degli Indirizzi di Posta Elettronica Certificata (INI-PEC), istituito presso il Ministero dello Sviluppo Economico, l’invio è effettuato per posta ordinaria.

Il contribuente può richiedere informazioni ovvero segnalare all’Agenzia delle entrate eventuali elementi, fatti e circostanze dalla stessa non conosciuti, avvalendosi dell’assistenza dei CAM e degli Uffici delle Direzioni Provinciali dell’Agenzia, con le modalità indicate nella comunicazione.

Avvisi 2019 Agenzia delle Entrate: come correggere errori od omissioni

I contribuenti che hanno avuto conoscenza degli elementi e delle informazioni rese disponibili dall’Agenzia delle entrate possono regolarizzare gli errori e le omissioni eventualmente commessi:

  • mediante il ravvedimento operoso;
  • presentando una dichiarazione integrativa;
  • e versando le maggiori imposte dovute, i relativi interessi e le sanzioni per infedele dichiarazione in misura ridotta in ragione del tempo trascorso dalla commissione delle violazioni stesse, così come previsto dal citato decreto legislativo.

730 PRECOMPILATO NEL CASO DI PIU’ LAVORI

Il 730 in caso di più datori di lavoro: guarda la guida animata

La puntata podcast

Ascolta “6 – 730 pre compilato in caso di più datori di lavoro” su Spreaker.

Il testo

Oggi prendo spunto da un 730 che mi è capitato realmente: è il caso di una ragazza che ha lavorato una parte dell’anno e poi ha perso il lavoro ed ha percepito quindi l’indennità di disoccupazione. Per sua fortuna dopo qualche mese ha trovato un altro posto di lavoro. Quindi attenzione: avendo avuto più di un rapporto di lavoro nell’anno precedente è obbligata a presentare il 730 per versare la differenza d’imposta. Infatti ogni datore di lavoro fa il calcolo per la sua parte, ma sommando i redditi di tutti i lavori c’ è sempre una differenza in più da pagare. La ragazza in questione lo sapeva e quindi, munita del suo pin, è andata sul sito dell’Agenzia delle Entrate per vedere il suo 730 precompilato. Ma ha avuto una brutta sorpresa: nella dichiarazione precompilata risultava un importo da pagare a luglio pari a 2.850€. Allora è venuta al nostra CAF. La situazione era ben diversa. Calcoli alla mano, l’imposta da pagare era di 76€. Ma cosa era successo? Ebbene, quando ci sono più lavori nel corso dell’anno il software dell’Agenzia delle Entrate non riesce a calcolare l’importo delle detrazioni, cioè lo sconto d’imposta sul lavoro dipendente e sulla pensione. Se anche voi avete un caso simile verificate sempre con attenzione prima di confermare il 730 precompilato!