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Cambia il segnale digitale, a dicembre il bonus per acquistare tv e decoder

I televisori degli italiani vanno incontro a una lunga fase di transizione che, a partire dal 2020 e per chiudersi ufficialmente il 1° luglio del 2022, cambierà la modalità tecnica con la quale viene inviato e ricevuto il segnale di film, programmi e via dicendo. Un po’ come accaduto nel passaggio dall’analogico al digitale, bisognerà metter mano all’apparecchio (sostituendolo oppure dotandosi di un decoder) per non perdere il segnale. A seguito della migrazione di alcune frequenze per far spazio al segnale 5G, i consumatori avranno un supplemento di attenzione da prestare: l’apparecchio deve essere ‘compatibilè con la tecnologia DVB T2 (dalla DVB T1 attuale).

Tv, parte a gennaio il nuovo digitale 

DI STEFANO CARLI
Non è affatto un passaggio banale, anche se si parla di qualche anno di tempo (inizialmente si pensava addirittura di fare il cambio entro il prossimo giugno). Si calcola che se le frequenze passate alle Telco nella famosa asta da 6,5 miliardi dovessero esser spente oggi, quasi 18 milioni di famiglie italiane – più di otto su dieci – non vedrebbero più i programmi dei canali terrestri. Pochissimi sono dunque i “televisori principali” delle famiglie già pronti al cambio: è dal primo gennaio 2017 che le reti di distribuzione dell’elettronica hanno l’obbligo di vendere tv già Dbt2 Ready, per chi ha in casa apparecchi antecedenti è probabile che ci sia bisogno di una spesa supplementare.

Il bonus al via

Proprio per far fronte a questa necessità, già il governo Gentiloni aveva istituito un fondo triennale da 151 milioni di risorse per erogare un bonus per l’acquisto dei nuovi televisori. Dopo una consultazione pubblica, alla fine della scorsa settimana al Ministero per lo Sviluppo economico si è riunito il Tavolo TV 4.0 che ha fatto il punto sulla transizione del sistema radiotelevisivo. La sottosegretaria Mirella Liuzzi ha invitato gli operatori innanzitutto a predisporre un piano di comunicazione che renda il passaggio più trasparente possibile per i consmatori.

Ma, una volta informati, questi ultimi penseranno senz’altro al portafogli. Ecco allora venire in (parziale) soccorso il bonus, che – è stato ufficializzato al tavolo Mise – partirà “dal prossimo mese di dicembre, in seguito alla pubblicazione del decreto MiSE – MEF, previsto in Gazzetta Ufficiale nei prossimi giorni”. Liuzzi ha spiegato dopo il tavolo che “è nostro obiettivo incrementare gli attuali 151 milioni di euro richiedendo un nuovo finanziamento della misura per allargare la platea dei cittadini ammessi ad usufruire del contributo”.

I vincoli e le risorse

Per il momento, il materiale messo in consultazione prevede che i “beneficiari del contributo debbano essere i residenti nel territorio italiano appartenenti alla I e II fascia dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE). Tali categorie di utenti, infatti, in assenza del contributo pubblico, non sarebbero in grado di ricevere i segnali televisivi trasmesse con le nuove tecnologie”. Significa agevolare coloro che arrivano a una soglia Isee rispettivamente, di 10.632,94 e 21.265,87 euro, con aumenti progressivi in funzione del numero dei componenti del nucleo famigliare.

Sempre nei documenti in consultazione si è parlato di un contributo da cinquanta euro a famiglia, fruibile una sola volta per nucleo fino alla fine del 2022. Tecnicamente, si tratterà di uno sconto praticato direttamente dal venditore al momento dell’acquisto: darà così luogo a un credito d’imposta a favore del negoziante stesso.

Spese sanitarie, detrazioni al 19%

Farmaci, dispositivi, visite ed esami in ospedale o in una clinica convenzionata (magari in intramoenia e quindi dentro al Ssn) potranno essere pagati ancora in contanti senza il rischio di perdere la detrazione al 19% nella dichiarazione dei redditi. Tutto il resto invece, a partire dal visite dallo specialista (a esempio il dentista) che opera in regime privato o nei centri analisi privati, dovrà essere pagato con sistemi tracciati (dal bancomat al bonifico) se si vuole l’agevolazione.

Questa l’ultima novità prevista dalla bozza della manovra che riguarda appunto specificatamente le spese sanitarie che con oltre 18 miliardi di euro rappresentano anche la quota maggiore di sconti fiscali utilizzati dagli italiani per alleggerire il carico fiscale.

La tracciabilità del pagamento per ottenere la detrazione 
La legge di bilancio prevede infatti che ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, la detrazione dall’imposta lorda nella misura del 19% degli oneri indicati nell’articolo 15 del testo unico delle imposte sui redditi spetta a condizione che l’onere sia sostenuto con versamento bancario o postale ovvero mediante altri sistemi di pagamento elettronici. Nella prima versione della manovra la detrazione al 19% sulle spese sanitarie restava anche se si paga in contanti soltanto «per medicinali e dispositivi medici». Ora l’ultima vresione chiarisce meglio i confini: in pratica oltre agli acquisti in farmacia sono esclusi dall’obbligo di ricorrere a sistemi di acquisto tracciabili per avere poi le detrazioni in dichiarzione dei redditi tutte le visite e gli esami effettuati pagando dentro il Servizio sanitario nazionale (a esempio anche i ticket) o nel privato accreditato con il Ssn.

Tra le altre novità c’è anche l’introduzione del taglio delle detrazioni per i redditi più alti. Un taglio che partirà dai 120mila euro di reddito, e sarà progressivo: chi percepisce redditi sopra quella soglia si vedrà ridurre l’importo della detrazione fiscale riconosciuta, che si azzererà totalmente dai 240.000 euro di reddito in poi. Una misura, questa, che però non sarà applicata integralmente per le spese sanitarie. La bozza della legge di bilancio prevede infatti che «la detrazione compete nell’intero importo, a prescindere dall’ammontare del reddito complessivo» per tutte quelle spese sanitarie sostenute «per patologie che danno diritto all’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria». In sostanza la detrazione continuerà a scattare anche per i redditi più alti a patto che si tratti di spese per patologie esenti dal ticket.

Nuova IMU e abolizione TASI: cosa cambia con la Legge di Bilancio 2020

Nuova IMU e abolizione della TASI: la Legge di Bilancio 2020ridisegna i contorni delle tasse sulla casa, che saranno accorpate ed unificate.

È nel testo del Disegno di Legge di Bilancio 2020, depositato in Senato il 3 novembre 2019, che sono contenute le novità sulla tassazione degli immobili. La nuova IMU sostituirà ed abolirà la IUC, fatta accezione per la TARI, la tassa sui rifiuti.

Ad essere abolita sarà invece la TASI, che verrà unificata con l’imposta municipale propria.

La Legge di Bilancio 2020 dovrà quindi definire le regole alla base della tassa unica sulla casa, e già il DdL presentato in Senato stabilisce aliquote, base imponibile, esenzioni e soggetti obbligati al pagamento.

Resta l’esenzione sull’abitazione principale e sugli immobili assimilati, così come le due scadenze del 16 giugno e del 16 dicembre. Sparisce invece la solidarietà nel pagamento della TASI tra inquilini e proprietari per la casa in affitto.

Analizziamo nel dettaglio cosa cambia con la Legge di Bilancio 2020 e come sarà la nuova IMU, la tassa unica sulla casa che promette di semplificare, sia per i contribuenti che per gli Enti locale, il pagamento dell’imposta patrimoniale per eccellenza.

Nuova IMU e abolizione TASI: cosa cambia con la Legge di Bilancio 2020

È all’articolo 95 che il Disegno di Legge di Bilancio 2020 depositato in Senato fissa le regole che faranno da base alla nuova IMU, imposta che porterà all’abolizione dell’ICI (articolo 1, comma 639, legge n. 147/2013), salvo che per le disposizioni relative alla TARI.

Presupposto della nuova IMU sarà il possesso di immobili, ad eccezione dell’abitazione principale. Anche dal 2020 resterà esente la prima casa, e le relative pertinenze, ad eccezione degli immobili considerati di lusso in base alla classificazione catastale.

A pagare la nuova IMU saranno i possessori di immobili, cioè il proprietario, il titolare del diritto di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie sugli stessi.

La tassa unica sulla casa, che porterà all’abolizione della TASI, cancella il principio della solidarietà nel pagamento dell’imposta sui servizi indivisibili sulle case in affitto: l’inquilino sarà totalmente “scaricato” dall’obbligo di pagare in solido con il proprietario una quota dell’imposta, che attualmente è fissata tra il 10% ed il 30%.

Nuova IMU 2020, base imponibile per il calcolo della tassa sulla casa

Per il calcolo della nuova IMU 2020 la base imponibile da considerare è costituita dal valore degli immobili.

Per quelli iscritti in catasto, bisognerà applicare alla rendita rivalutata del 5 per cento i seguenti moltiplicatori:

  • 160 per i fabbricati classificati nel gruppo catastale A e nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, con esclusione della categoria catastale A/10;
  • 140 per i fabbricati classificati nel gruppo catastale E e nelle categorie catastali C/3, C/4 e C/5;
  • 80 per i fabbricati classificati nella categoria catastale D/5;
  • 80 per i fabbricati classificati nella categoria catastale A/10;
  • 65 per i fabbricati classificati nel gruppo catastale D, ad eccezione dei fabbricati classificati nella categoria catastale D/5;
  • 55 per i fabbricati classificati nella categoria catastale C/1.

La base imponibile per il calcolo dell’imposta sarà ridotta del 50 per cento per i fabbricati di interesse storico o artistico, per quelli dichiarati inagibili, inabitabili e non utilizzati, così come per l’immobile concesso in comodato d’uso tra genitori e figli ed utilizzato come abitazione principale.

Nuova IMU, aliquota base dell’8,6% con facoltà di aumento da parte dei Comuni

L’aliquota base della nuova IMU, che comprenderà anche la TASI, sarà pari allo 0,86 per mille (8,6%), ed i Comuni, con delibera, potranno scegliere di aumentarla fino al 10,6% ovvero diminuirla, fino all’azzeramento.

Per l’abitazione principale di lusso, l’aliquota sarà pari allo 0,5%, con facoltà di aumento di un ulteriore 0,1% ovvero di riduzione e azzeramento.

La Legge di Bilancio 2020 stabilisce che dal calcolo dell’imposta dovuta sulla casa di lusso e sulle relative pertinenze si detraggono un massimo di 200 euro, rapportati al periodo dell’anno in cui l’immobile è usato come abitazione principale.

Scadenza nuova IMU confermata: prima rata il 16 giugno, seconda il 16 dicembre

La nuova IMU prende molte delle regole alla base della IUC, tra cui le scadenze. Il versamento dell’imposta sulla casa potrà essere effettuato in due rate, con scadenza fissata il 16 giugno ed il 16 dicembre di ciascun anno (ovvero in acconto e saldo).

Entro la scadenza del 16 giugno i contribuenti dovranno pagare la metà dell’imposta complessivamente dovuta per l’anno, applicando l’aliquota e la detrazione dei dodici mesi dell’anno precedente.

giugno 2020, la prima rata da corrispondere sarà pari alla metà di quanto versato a titolo di IMU e TASI per l’anno 2019.

Il versamento della rata a saldo della imposta dovuta per l’intero anno è eseguito, a conguaglio, sulla base delle aliquote deliberate dal Comune, entro il 28 ottobre di ciascun anno.

Nuova IMU, per Confedilizia è peggiore della IUC

Quelle sopra riportate sono le regole alla base della nuova IMU, così come predisposte dal Governo con il Disegno di Legge di Bilancio 2020. Non è da sottovalutare, però, il passaggio parlamentare della Manovra che, tra emendamenti e passi indietro della Maggioranza, potrebbe portare allo stravolgimento di quanto previsto ad oggi.

Per la nuova IMU 2020 le modifiche sono tra l’altro dietro l’angolo, anche per via della forte protesta di Confedilizia. La nuova tassa unica sulla casa viene definita come peggiore delle precedenti IMU e TASI dal Presidente Giorgio Spaziani Testa.

La nuova patrimoniale sugli immobili viene criticata in diversi punti: dall’aliquota di base, all’incremento fino all’11,4% per alcuni Comuni (come Roma o Milano), fino all’aumento della tassazione per i proprietari di immobili in affitto, a seguito dell’abolizione della suddivisione della TASI tra inquilini e proprietari.

Il destino della tassazione immobiliare dal 2020 si presenta quindi ancora in divenire, e sono davvero poche certezze su come sarà la patrimoniale dal prossimo anno. Il tutto dovrà esser definito entro il 31 dicembre, termine entro il quale la Legge di Bilancio 2020 – con le tante novità previste – sarà approvata dal Parlamento.

Riscatto della laurea: ecco il calcolatore per fare il test di convenienza

Il decreto legge 4/2019 (convertito dalla legge 26/2019) introduce la possibilità di un riscatto agevolato per gli anni dal 1996 in poi. È possibile riscattare i seguenti titoli: diploma universitario (2-3 anni di durata), la laurea triennale, quadriennale o a ciclo unico, il diploma di specializzazione post-laurea, nonché il dottorato di ricerca (se si sono versati i contributi alla gestione separata Inps). Si sottolinea inoltre che è possibile chiedere il riscatto anche di periodi parziali, più brevi rispetto alla durata legale del proprio corso di studio. Per fare il test di convenienza basta inserire il numero di anni da riscattare e il reddito annuo: saranno così calcolati i costi del riscatto ordinario e di quello agevolato.

Manovra: spunta la tassa sulle sigarette. Detrazioni «a rischio» per redditi oltre 120mila euro

Graduale azzeramento delle detrazioni Irpef al 19% per i contribuenti: la sforbiciata parte dai redditi oltre 120mila euro l’anno con il graduale azzeramento a quota 240mila euro. L’azzeramento sarà selettivo e non su tutte le spese sostenute per cui è possibile richiedere la detrazione.

Non saranno toccate le detrazioni per le spese sanitarie, ma saranno coinvolte spese come quelle veterinarie, per gli asili nido, per le attività sportive o per i corsi universitari dei figli a carico.

Lo scheletro della manovra è contenuto in una bozza di sei pagine, che ha fatto da canovaccio per la lettera di risposta del governo alla Ue .

La rivalutazione delle pensioni per 2 milioni e mezzo di persone, il fondo per le famiglie, la sugar e la plastic tax, e poi le tasse sulle sigarette, l‘aumento della cedolare secca e l’abolizione dei superticket.

Molte delle misure fanno parte da tempo del pacchetto, altre sono nuove, di altre sono stati definiti i dettagli.

Le risorse
«Vengono previsti 30 miliardi di maggiori spese – viene spiegato nella bozza – mentre 15 sono maggiori entrate. Tra queste ultime, 6,5 miliardi provengono dalle misure individuate nel Decreto Fiscale, mentre 8,5 miliardi provengono da maggiori entrate individuate con le misure del Disegno di Legge di Bilancio. Il resto è coperto in deficit, con 14,4 miliardi di euro». Scendendo nello specifico, dalle microtasse si stima un recupero di circa 5 miliardi.

Rivalutazione delle pensioni e carta bimbi da 400 euro al mese
Fra le misure di maggiore impatto ci sono quelle per gli anziani e le famiglie. Per i primi c’è il ripristino della rivalutazione delle pensioni tra i 1.500 e i 2.000 euro lordi.

«Per la famiglia – viene spiegato – la manovra prevede un fondo da 2 miliardi nel prossimo triennio. Dal 2020 le risorse degli attuali bonus (nascita, bebè, voucher asili nido) saranno riordinate in un unico fondo che avrà una dote aggiuntiva di 500 milioni. Sarà un’apposita ‘carta bimbi’ da 400 euro al mese a permettere alle famiglie di coprire le rette per gli asili nido o azzerarle per i nuclei a basso reddito».

Il taglio del cuneo fiscale riguarderà sia i 4,5 milioni di lavoratori con redditi lordi tra i 26.600 e i 35.000 mila euro, finora esclusi dal bonus Renzi, sia i 9,4 milioni di lavoratori con redditi da 8 mila a 26.6000 euro, che percepiscono già il bonus Renzi. Si abbassano, però, le detrazioni Irpef al 19% per i contribuenti: la sforbiciata parte dai redditi oltre 120 mila euro l’anno con il graduale azzeramento a quota 240mila euro.

Dallo schema prende forma la tassa sul fumo, che riguarda sia le sigarette elettroniche sia quelle tradizionali: 160 milioni arriveranno da un aumento di imposte su liquidi, bruciatori, trinciato e sigaretti e oltre 45 dalle sigarette. Si confermano la tassa sugli imballaggi di plastica , un euro per chilogrammo, che partirà dal primo giugno 2020, e l’aumento della cedolare che al 12,5% dal 10%.

«È prevista una sugar tax – si legge nella bozza – che non si applicherà alle merendine ma alle bibite gasate».

Il governo è intenzionato poi a rinnovare il bonus cultura per i 18enni (in scadenza a fine 2019), ma l’investimento dovrebbe calare da 240 milioni a 160 milioni. Malgrado la minore disponibilità, Pd e Iv chiedono di fare in modo che la cifra a disposizione dei neo maggiorenni resti di 500 euro ma il rischio è che il bonus sia quasi dimezzato.

Per riuscirci, puntano “sul fatto che non tutti i diciottenni lo hanno usato nel passato”.

Infine, per il rinnovo dei contratti pubblici «il governo aggiungerà 225 milioni per il 2020 e 1,4 miliardi a regime dal 2021, che andranno ad aggiungersi agli 1,4 miliardi stanziati precedentemente per il 2020 e agli 1,75 stanziati precedentemente per il 2021. Si tratta in totale di 3,1 miliardi stanziati a regime per i rinnovi».

Saldo, stralcio e rottamazione cartelle In arrivo 700 mila comunicazioni

Sono stati predisposte due tipologie di lettere relative all’esito della domanda e agli importi, in risposta ai contribuenti che hanno chiesto di aderire ai provvedimenti di definizione agevolata

Entro il 31 ottobre, come fissato dalla legge, Agenzia delle entrate-Riscossione completerà l’invio – a mezzo Pec o mediante lettera raccomandata – delle “comunicazioni delle somme dovute” in risposta ai contribuenti che hanno chiesto di aderire, entro il 31 luglio 2019, al saldo e stralcio e alla rottamazione-ter usufruendo della riapertura dei termini.
Le comunicazioni – circa 700 mila – informeranno i contribuenti sull’accoglimento o l’eventuale rigetto della richiesta, l’indicazione degli importi dovuti e le scadenze entro cui effettuare i pagamenti.

I numeri
Le “comunicazioni delle somme dovute” sono circa 690mila, di cui poco più di 380mila relative alle domande di saldo e stralcio e quasi 310mila alle richieste di rottamazione-ter nella fase di riapertura dei termini. In precedenza, entro la scadenza del 30 giugno 2019 previsto dalla legge, Agenzia delle entrate-Riscossione ha inviato circa 1 milione 400mila comunicazioni ai contribuenti che hanno aderito alla rottamazione-ter entro la data del 30 aprile 2019.

Le comunicazioni
Comunicazione delle somme dovute relativa alla definizione per estinzione dei debiti: in risposta alle dichiarazioni presentate per il saldo e stralcio. Sono indicati, per tutte le cartelle, sia gli importi dovuti per il saldo e stralcio sia quelli esclusi da tale misura agevolativa (perché non sussistono i requisiti di grave e comprovata difficoltà economica o perché i tributi non rientrano nell’ambito applicativo del saldo e stralcio) e ricondotti, come previsto dalla legge, nell’ambito della “rottamazione-ter”.
Comunicazione delle somme dovute per la definizione agevolata: in risposta alle dichiarazioni presentate per la rottamazione-ter nella fase di riapertura dei termini. 

Per ciascuna delle due tipologie di lettere esistono cinque tipi di comunicazione:
AT – accoglimento totale della richiesta con il calcolo di quanto dovuto
AP – riguarda quei contribuenti che hanno importi da pagare in forma agevolata per il saldo e stralcio o la rottamazione-ter ma hanno anche debiti non “rottamabili” (nella comunicazione sono indicati gli importi da pagare per entrambi i casi).
AD – è riservata alle adesioni con tutti i debiti definibili per i quali nessun importo risulta dovuto
AX – per quei contribuenti che hanno debiti “rottamabili” (saldo e stralcio e rottamazione-ter) e non devono pagare nulla, mentre hanno un debito residuo da pagare per debiti non “rottamabili”
RI – rigetto, cioè i debiti indicati nella dichiarazione di adesione sia saldo e stralcio che rottamazione-ter, non sono “rottamabili” e quindi l’importo deve essere pagato senza agevolazioni.

Se il contribuente ha presentato più di una dichiarazione di adesione, l’Agente della riscossione invierà, per ciascuna dichiarazione, una specifica comunicazione.
In ogni lettera sono allegati i bollettini di pagamento in base alla scelta effettuata dal contribuente in fase di adesione

  • saldo e stralcio fino a 5 rate in 3 anni,
  • rottamazione-ter fino a 17 rate in 5 anni

Se la dilazione prevede più di 10 rate, la comunicazione conterrà i primi 10 bollettini di pagamento mentre i rimanenti saranno inviati successivamente, prima della scadenza dell’undicesima rata.

La scadenza della prima rata è fissata dalla legge al 30 novembre 2019, che cadendo di sabato slitta a lunedì 2 dicembre 2019.

Come e dove pagare
È possibile pagare in banca e con il proprio internet banking, agli sportelli bancomat (ATM) abilitati ai servizi di pagamento Cbill, negli uffici postali, nei tabaccai aderenti a Banca 5 SpA e tramite i circuiti Sisal e Lottomatica, sul sito di Agenzia delle entrate-Riscossione e con l’App Equiclick tramite la piattaforma pagoPA e infine, presso gli sportelli dell’agente della riscossione. Inoltre, è possibile pagare mediante compensazione con i crediti commerciali non prescritti, certi liquidi ed esigibili maturati per somministrazioni, forniture, appalti e servizi nei confronti della Pubblica Amministrazione.

Sanità, cambia il ticket: si paga in base al reddito

La compartecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria sarà calcolata in base al reddito: “chi ha di più paga di più e chi ha meno paga meno”. Nel riordino conterà il reddito familiare equivalente rapportato alla numerosità del nucleo familiare. Viene eliminato il superticket da 10 euro sulle prestazioni specialistiche e ambulatoriali. Entro marzo un decreto Salute-Mef individuerà le nuove quote di compartecipazione per prestazioni specialistiche e diagnostiche. Saranno indentificate le prestazioni esenti e le esenzioni per chi è privo di reddito. Una normativa ad hoc terrà conto di malattie croniche e invalidanti, di malattie rare, invalidi e categorie protette. La compartecipazione dei cittadini resterà a quota 3 miliardi l’anno: ora 1,6 miliardi arrivano dai ticket sui farmaci e 1,4 da quelli su prestazioni specialistiche e ambulatoriali

Decreto Fiscale 2020: testo bozza e novità in arrivo

Nuova versione della bozza di testo del Decreto Fiscale 2020: le novità principali riguardano il limite all’uso dei contanti e le sanzioni POS obbligatorio, che partiranno solo da luglio.

Resta la stretta all’uso dei crediti in compensazione per i titolari di partita IVA, mentre pare sia salvo il regime forfettario, ma le modifiche in questo caso rientreranno nel testo della Legge di Bilancio 2020.

Dall’ultimo Consiglio dei Ministri del 21 ottobre 2019 il testo del Decreto Fiscale 2020 ne esce stravolto in alcuni dei suoi punti più importanti. A partire dalla lotta all’evasione fiscale e dalla guerra all’uso dei contanti.

Il DL Fiscale 2020 punta a limitare l’uso del contante e quindi stimolare l’uso del POS e dei pagamenti con bancomat, introducendo tra l’altro sanzioni per commercianti ed artigiani. Si partirà però soltanto dal 1° luglio 2020, in attesa di un protocollo con l’ABI per ridurre i costi di commissione sulle transazioni.

Sono diverse le novità previste dal testo del Decreto Fiscale, e tra queste è la stretta sulle compensazioni la misura che più preoccupa imprese e professionisti titolari di partita IVA.

Cambiano inoltre le regole sui controlli dei dati delle fatture elettroniche che, a partire dal 2020, saranno utilizzati dalla Guardia di Finanza anche per indagini diverse da quelle economico tributarie.

Salta invece l’obbligo per i professionisti e le imprese minori, anche se operanti in regime di contabilità semplificata, di conto corrente dedicato.

Il Decreto Fiscale 2020 rappresenta soltanto un “antipasto” delle novità in arrivo. Il Fisco occuperà una posizione di rilievo anche nella Legge di Bilancio. Resta ancora in dubbio la modifica al regime forfettario, che potrebbe essere salvato, lasciando inalterate le regole per l’accesso all’imposta sostitutiva agevolata.

L’ultima versione della bozza di testo del decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2020 (non ancora completamente aggiornata con le novità di cui sopra) consta di 55 articoli e la sua approvazione è prevista entro il prossimo mese di novembre:

Decreto Fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2020 Ultima bozza di testo del DL Fiscale 2020 (aggiornata al 21 ottobre 2019)

I lettori interessati possono scriverci pareri ed opinioni in merito all’attuale discussione sul decreto fiscale 2020 anche sul nostro gruppo Facebook.

Decreto Fiscale 2020: testo bozza e novità in arrivo

Per completezza, si riporta di seguito la prima versione della bozza del DL Fiscale 2020 che, come anticipato, è stata oggetto di diverse modifiche dopo l’ultimo CdM.

Decreto fiscale 2020 collegato a Legge di Bilancio: testo prima bozza in pdfPrima bozza del decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2020

Per il testo e per le novità ufficiali sarà necessario attendere prima l’ok definitivo del Governo e poi la pubblicazione del DL Fiscale in Gazzetta Ufficiale. Nell’attesa, analizziamo di seguito le misure previste ad oggi.

Decreto Fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2020, le novità: stretta su rimborsi e compensazioni. Nuove sanzioni di 1000 euro per scarto modello F24

È la lotta all’evasione il tema centrale del Decreto Fiscale 2020 e all’interno della bozza del provvedimento sono contenute importanti novità anche sul tema delle compensazioni fiscali.

Su questo punto l’articolo 3 della bozza di decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2020 prevede due fondamentali novità:

  • obbligo di preventiva presentazione della dichiarazione dalla quale emerge il credito, per importi del credito superiori a 5 mila euro annui;
  • obbligo di presentare il modello F24 esclusivamente attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, anche per i soggetti non titolari di partita IVA.

Quest’ultimo requisito si applicherebbe anche alle compensazioni dei crediti effettuate dai sostituti d’imposta per il recupero delle eccedenze di versamento delle ritenute e dei rimborsi/bonus erogati ai dipendenti (ad esempio per i rimborsi da modello 730 e per il bonus Renzi 80 euro).

L’utilizzo in compensazione dei crediti Irpef, Irap e Ires subordinato alla presentazione della dichiarazione dei redditi produrrebbe una conseguenza fondamentale: rendere difficoltoso e rallentare l’utilizzo dei crediti fiscali da parte dei contribuenti.

Basti pensare all’allungamento dei tempi utili per l’utilizzo di un credito Irpef da parte di un contribuente persona fisica: se la dichiarazione dei redditi viene presentata tra luglio ed ottobre, per esempio, allora il credito emergente e spettante non potrebbe essere utilizzato per l’acconto IMU TASI di giugno.


Novità anche sul fronte sanzioni: in arrivo maxi multa di 1000 euro in caso di scarto preventivo del modello F24 da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Decreto Fiscale 2020: dati delle fatture elettroniche in tempo reale anche alla Guardia di Finanza

La Guardia di Finanza potrà utilizzare i dati delle fatture elettroniche nell’ambito di indagini anche in settori diversi da quello prettamente fiscale.

La fatturazione elettronica diventa quindi non solo la via per combattere l’evasione fiscale, ma anche per illeciti in ambiti diversi, come quello amministrativo.

È tuttavia indubbio che resta l’evasione fiscale l’ambito privilegiato di utilizzo dei dati delle fatture elettroniche, e sul punto non si allenta l’ipotesi che dal 2020 siano inclusi tra i soggetti obbligati anche i forfettari.

Tale novità è contenuta nell’articolo 15 della bozza di decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2020:

L’articolo 1 del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127, dopo il comma 5 è aggiunto il seguente: “5-bis. I file delle fatture elettroniche acquisiti ai sensi del comma 3 sono memorizzati fino al 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione di riferimento ovvero fino alla definizione di eventuali giudizi al fine di essere utilizzati:

a) dalla Guardia di finanza nell’assolvimento delle funzioni di polizia economica e finanziaria di cui all’art. 2, comma 2, del decreto legislativo 19 marzo 2001, n. 68: 
b) dall’Agenzia delle entrate e dalla Guardia di Finanza per le attività analisi del rischio e controllo ai fini fiscali


Si noti che il termine di otto anni allungherebbe i tempi normalmente previsti per il controllo/accertamento fiscale da parte delle istituzioni preposte (attualmente pari a 5 o 7 anni a seconda dei casi).

Decreto Fiscale 2020, multe per i commercianti che boicottano la lotteria degli scontrini

Il Decreto Fiscale 2020 completerà il quadro delle norme alla base della lotteria degli scontrini, che debutterà proprio dal prossimo 1° gennaio in parallelo all’estensione dell’obbligo dei corrispettivi telematici per tutti i commercianti.

La lotteria degli scontrini subordina il commerciante ad una serie di adempimenti, tra cui l’acquisizione e la comunicazione all’Agenzia delle Entrate del codice fiscale del contribuente.

Secondo le novità previste dalla bozza del Decreto Fiscale 2020, al commerciante che rifiuterà di comunicare i dati della vendita sarà comminata una multa tra i 100 a 500 euro.

Inoltre, i premi vinti dai contribuenti non saranno tassati.

Decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2020: altre novità sulla fattura elettronica

L’articolo 16 della bozza di testo del decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2020 prevede poi la conferma delle agevolazioni in tema di fattura elettronica e sistema tessera sanitaria.

La fatturazione elettronica in ambito sanitario necessità di specifiche regole e, fino alla loro predisposizione, è di fatto vietato emettere fattura elettronica. Una norma introdotta lo scorso anno prima come esonero e poi come esplicito divieto, che viene ora confermata anche per il 2020.

Il Decreto Fiscale 2020, approvato dal Governo durante il Consiglio dei Ministri del 15 ottobre 2019, introduce una seconda novità in campo sanitario: a partire dal 1° luglio 2020, sia l’invio dei dati al sistema TS che all’Agenzia delle Entrate per la trasmissione dei corrispettivi giornalieripotrà essere effettuata con un’unica operazione mediante il registratore telematico

Decreto Fiscale 2020: dichiarazione IVA precompilata

Il Decreto Fiscale torna anche sul tema della dichiarazione IVA precompilata.

L’articolo 17 della bozza di decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2020 prevede che dal prossimo 1° luglio 2020 in via sperimentale, nell’ambito di un programma di assistenza on line basato sui dati delle operazioni acquisiti con le fatture elettroniche e con le comunicazioni delle operazioni transfrontaliere nonché sui dati dei corrispettivi acquisiti telematicamente, l’Agenzia delle entrate mette a disposizione dei soggetti passivi dell’IVA residenti e stabiliti in Italia, in apposita area riservata del sito internet dell’Agenzia stessa, le bozze dei seguenti documenti:

  • registri di cui agli articoli 23 e 25 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633;
  • comunicazioni delle liquidazioni periodiche dell’IVA (cd Lipe).

Decreto Fiscale 2020: tassazione giochi in aumento

Novità anche sulla tassazione dei giochi nella bozza di decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2020.

In particolare il titolo II, relativo alle “disposizioni in materia di giochi”, all’art. 27 contiene le indicazioni sulla tassazione delle vincite su VLT (art. 110, comma 6, lettera b) del TULPS), Gratta&Vinci e GNTN (giochi numerici a totalizzatore nazionale).

Nel comma uno sono previsti cinque diversi scaglioni relativi ad altrettante fasce di vincita. La tabella riassuntiva riporta le indicazioni contenute nella bozza del DL fiscale.

IMPORTO DELLA VINCITA PERCENTUALE DI PRELIEVO 
da 500 a 1.000 euro15%
da 1.000 a 10.000 euro18%
da 10.000 a 50.000 euro21%
da 50.000 a 10.000.000 euro23%
oltre 10.000.000 euro25%

Decreto Fiscale 2020: salta l’obbligo di conto corrente dedicato per professionisti e semplificati

L’obbligo di avere un conto corrente bancario dedicato anche 
per professionisti e semplificati viene meno.

La regola che impone di avere un flusso unico e distinto per le entrate e le uscite relative all’attività riguarda solo particolari soggetti che operano in regime di contabilità ordinaria.

Inizialmente, il DL Fiscale 2020 prevedeva l’estensione per tutti, una novità che avrebbe interessato 1,4 milioni di contribuenti forfettari e 2,2 milionidi contribuenti in tassazione ordinaria.

Decreto Fiscale 2020: novità su imposta di bollo fatture elettroniche

In caso di omesso, insufficiente o tardivo versamento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche inviate tramite il Sistema di interscambio, l’amministrazione finanziaria comunica con modalità telematiche al contribuente l’ammontare dell’imposta da versare nonché delle sanzioni per tardivo versamento e degli interessi. 

Qualora il contribuente non provveda al versamento, in tutto in parte, delle somme comunicate nel termine di 30 giorni dalla ricezione della comunicazione, l’ufficio dell’Agenzia delle entrate provvederà all’iscrizione a ruolo degli importi non versati.

Decreto Fiscale 2020: sanzioni POS obbligatorio dal 1° luglio

Chi non accetta pagamenti elettronici dovrà pagare una multa pari a un importo di 30 euro e, rispetto alla prima versione del DL Fiscale, viene meno l’ulteriore sanzione pari al 4% del valore della transazione negata al consumatore. Dare la possibilità di pagare col bancomat, in questo modo, diventa veramente un obbligo.

Si tratta di una delle delle novità introdotte dall’articolo 23 DL Fiscale 2020, che partirà però soltanto dal 1° luglio 2020, in attesa di un protocollo con l’ABI per ridurre i costi di transazione.

L’introduzione della sanzione legata al mancato utilizzo del POSrappresenta la volontà di compiere un ulteriore passo verso la digitalizzazione dei pagamenti, e rientra nell’ottica di una lotta all’evasione fiscale che si combatte su più fronti.

Una volontà che si scontra con il malcontento di imprese e commercianti, critici verso l’introduzione delle sanzioni per chi rifiuta pagamenti con POS per via degli elevati costi di commissione addebitati dalle banche sulle transazioni.

Decreto Fiscale 2020: limite contanti a 1.000 euro solo dal 2022

Il Decreto Fiscale cambia il tetto massimo da considerare per i pagamenti. Si abbassa da 3.000 a 1.000 euro la soglia ammessa per l’utilizzo delle banconote. Ma ci sarà un passaggio graduale:

  • il limite ai contanti passerà a 2.000 euro dal 1° luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2021;
  • dal 1° gennaio 2022 sarà invece pari a 1.000 euro.

È questa una delle novità emerse dopo il Consiglio dei Ministri del 21 ottobre 2019, anche se il tema resta particolarmente acceso. Si attendono pertanto sviluppi, e non è detto che non vi siano ulteriori modifiche in sede di approvazione definitiva e conversione del Decreto Fiscale 2020.

In ogni caso, le nuove disposizioni in materia fiscale riscrivono i commi 1 e 3 dell’articolo 49 del DL numero 231 del 21 novembre 2007, riferimento normativo cardine sul tema della lotta ai contanti.

Decreto Fiscale 2020: salta la proroga delle imposte del 16 novembre 2019

Lo scorso lunedì 14 ottobre, il MEF aveva diramato un comunicato stampa ufficiale in cui veniva annunciata la proroga dei versamenti relativi alla terza rata delle imposte per coloro che avevano aderito alla dilazione di pagamento con prima rata al 30 settembre.

In un’intervista del 17 ottobre pubblicata dal Sole24Ore, però, il Ministro dell’Economia e delle Finanze Gualtieri ha annunciato invece che gli acconti di novembre verranno ridotti al 90% e che non ci sarà nessuna proroga della scadenza della rata del prossimo 16 novembre.

In realtà le dichiarazioni di Gualtieri lasciano spiazzati gli operatori del settore: al momento c’è un comunicato ufficiale del MEF che annuncia la proroga della scadenza della rata di novembre, con una dettagliata spiegazione contabile delle motivazioni che l’hanno causata. Ma le dichiarazioni del ministro sono messe nero su bianco nell’intervista di questa mattina, pur non essendoci ancora nessun comunicato ufficiale da parte del ministero.

Seguiteci per rimanere aggiornati con tutte le novità.

Decreto Fiscale 2020: nuove regole per chi compra auto usate dall’estero

Ad introdurre novità sull’acquisto di auto usate nei Paesi dell’Unione Europea è l’articolo 9 del testo del DL Fiscale 2020, che affronta il tema: “Frodi nell’acquisto di veicoli fiscalmente usati”.

L’articolo è inserito nel Titolo I “Misure di contrasto all’evasione fiscale e contributiva ed alle frodi fiscali” della bozza del Decreto fiscale “Schema di decreto-legge recante disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili”.

Nei casi in cui non è previsto il versamento dell’Iva con F24 El.Ide., i soggetti sarebbero obbligati ad una verifica preventiva da parte dell’Agenzia delle Entrate. Verifica che, di fatto, equipara i titolari di partita Iva, imprese, arti e professioni ai semplici consumatori finali.

Controlli serrati da parte dell’Agenzia delle Entrate, quindi, sugli acquisti di auto fiscalmente usate in altri Paesi dell’Unione europea nei casi in cui i soggetti sono esonerati dal versamento dell’Iva.

Decreto Fiscale 2020: Iva scuola guida, addio all’esenzione

Il DL Fiscale, approvato in bozza in Consiglio dei Ministri il 16 ottobre, spazza via l’esenzione e adegua la normativa italiana alle decisioni della Corte di Giustizia UE. Le novità si applicano dal 1° gennaio 2020.

A inizio settembre, con la risoluzione numero 79 del 2019, l’Agenzia delle Entrate aveva annunciato un la necessità di allinearsi alla posizione dell’Unione Europea sul tema e aveva stabilito l’obbligo per le autoscuole di versare l’imposta sul valore aggiunto. Il documento indicava anche le istruzioni per mettersi in regola sulle lezioni già fatturate con una nota di variazione: un cambio di rotta, con effetto retroattivo?

A fare ordine arriva il testo con “disposizioni urgenti in materia fiscale”, collegato alla Legge di Bilancio: da un lato tranquillizza sul passato, le novità non hanno effetto retroattivo; dall’altro toglie ogni dubbio sul futuroe stabilisce definitivamente l’obbligo di versare l’IVA.

Un adeguamento che vale 66 milioni di euro: la stima deriva dai dati delle dichiarazioni IVA 2017 relative alle attività delle scuole guida, comprese quelle di volo e nautiche, e alle altre attività didattiche di contenuto specialistico alle quali è stata applicata l’aliquota del 22%.

Fattura elettronica, la truffa che viaggia via PEC: i dettagli da verificare

Fattura elettronica, la truffa che viaggia via PEC: l’Agenzia delle Entrate mette in guardia sulle mail ricevute. Un altro caso di phishing, comunicazioni online ingannevoli, compromette la sicurezza dei dati dei contribuenti.

I bersagli più colpiti sono le caselle Pec di strutture pubbliche, private e di soggetti iscritti a ordini professionali.

Il testo è particolarmente ingannevole perché verosimile: riprende le parole di un messaggio effettivamente inviato dal Sistema di Interscambio. Ma ci sono alcuni dettagli a cui fare attenzione per tutelarsi.

Fattura elettronica, la truffa che viaggia via PEC: l’allarme dell’Agenzia delle Entrate

Già a metà settembre l’Agenzia delle Entrate aveva messo in guardia i cittadini con un messaggio di allarme.

Nel testo si legge:

“Si tratta di mail che hanno come oggetto la dicitura “Invio File ” e che hanno come obiettivo la raccolta di informazioni da utilizzare verosimilmente per frodare il destinatario. Il testo del messaggio appare plausibile in quanto è ripreso da una precedente e lecita comunicazione inviata dal Sistema di Interscambio (SdI).
[…]
L’Agenzia, nel dichiararsi estranea a tali fatti, invita i cittadini a fare particolare attenzione alle mail provenienti da utenze sconosciute o sospette che richiedono di modificare l’indirizzo di recapito per le successive comunicazione con il Sistema di Interscambio e a cestinarle immediatamente”
.

Fattura elettronica, la truffa che viaggia via PEC: i dettagli per difendersi dalle false mail

Per evitare di essere vittime della truffa legata alla fattura elettronica, dando seguito alla PEC ingannevole, è necessario fare attenzione ad alcuni dettagli evidenziati dall’Agenzia delle Entrate:

  • l’oggetto della mail infetta è “Invio File ”;
  • nei messaggi PEC del SdI il mittente è solo del tipo sdiNN@pec.fatturapa.it dove NN è un progressivo numerico a due cifre;
  • quando è il sistema di interscambio a inviare il messaggio, contiene necessariamente anche due allegati composti in accordo con le specifiche tecniche sulla Fatturazione Elettronica disponibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Mutui, parte la terza ondata di surroghe. Ecco quanto si risparmia

Il calo dei tassi in estate ha portato sui minimi non solo i costi dei nuovi mutui. Nel guinness sono finiti anche i mutui di surroga, scesi sotto la barriera dell’1%. Ecco le simulazioni sulla possibile riduzione delle rate

Il calo dei tassi in estate e le ultime manovre espansive della Bce hanno portato sui minimi non solo i costi dei nuovi mutui. Nel guinness sono finiti anche i mutui di surroga, scesi sotto la barriera dell’1% (nell’esempio di un tasso fisso con loan to value non superiore al 60%). E questo sta spingendo molti mutuatari – anche coloro che hanno messo in cascina una surroga in un periodo relativamente recente – a prendere (nuovamente) in considerazione l’ipotesi di spostare il mutuo in un’altra banca (surroga) oppure di utilizzare questa leva per proporre alla propria banca di abbassare il tasso e/o durata (rinegoziazione).

Parte la terza ondata di surroghe
È bene ricordare che dal 2007 le surroghe – con cui si sposta un vecchio mutuo presso una nuova banca che offre condizioni migliori – sono gratuite. Non ci sono costi notarili (perché non viene modificato l’importo del mutuo e, quindi, i valori su cui si regge l’ipoteca non vanno modificati) ed eventuali altri oneri sono a carico della nuova banca. La vecchia banca non può fare ostruzionisimo: entro 30 giorni dall’avvio della pratica (da parte della nuova banca) è obbligata a fare il passaggio di consegne. Ci sono, insomma, tutte le condizioni perché il mercato delle surroghe in Italia sia agile, tale da consentire ai mutuatari di cogliere al volo le occasioni che l’andamento dei tassi via via propone.

L’unico ostacolo potrebbe arrivare dalla nuova banca che, ovviamente, non è obbligata ad erogare il mutuo di surroga e potrebbe tenere in ballo la pratica per qualche mese facendo così perdere, a livello temporale, il momento perfetto. Come quello che si sta presentando adesso: ad agosto gli indici Eurirs sono crollati sui minimi storici e, per la prima volta nella storia, in Italia si è creata la situazione paradossale in cui il tasso finale di un mutuo fisso è determinato dalla sottrazione degli Eurirs (se il mutuo non supera i 15 anni) allo spread, anziché dall’addizione di questi due parametri.

L’importanza del “cogliere l’attimo”
Sebbene nelle prime due settimane di settembre gli Eurirs siano leggermente risaliti, riportandosi poco sopra quota zero, molte banche quando erogano un mutuo prendono come Eurirs di riferimento “quello del mese precedente” alla data della stipula. E, quindi, ora stanno prendendo come benchmark gli Eurirs negativi di agosto. Lo stesso vale per i tassi dei mutui di surroga. Dopo un avvio in sordina il mercato delle surroghe ha avuto sinora due forti ondate: la prima nel 2014 e la seconda tra il 2016 e la metà del 2018. Dopodiché le richieste sono diminuite: si è trattato di un calo fisiologico dettato dal fatto che la maggior parte dei mutuatari che stava pagando tassi molto più alti rispetto alle medie aggiornate di mercato ha già effettuato una surroga. Con il recente calo dei tassi, si sono spalancate le porte per una terza ondata di surroghe. Un nuovo (e forse ultimo) giro di valzer vale anche per chi ha alle spalle una o due surroghe. Le possibilità di abbattere il tasso e ridurre la spesa interessi a fine piano di ammortamento ci sono anche per chi sta già pagando tassi molto bassi.

Quanto si può risparmiare con la surroga
Prendendo come punto di riferimento il miglior tasso fisso di surroga oggi sul mercato (0,79%) MutuiSupermarket.it ha elaborato per il Sole 24 Ore quattro scenari, nell’ipotesi di un debito residuo di 130mila euro a fronte di un immobile da 220mila, con altri 20 anni di vita. Chi sta pagando un fisso al 2,5% surrogando oggi otterrebbe un risparmio mensile di oltre 100 euro in termini di rata e di quasi 25 mila euro in termini di interessi a fine mutuo. Se invece il tasso di partenza è del 2% la rata può scendere di circa 70 euro e gli interessi di oltre 17mila euro. Ora il mercato ha creato spazio per surrogare anche per chi sta pagando l’1,5%: risparmierebbe più di 40 euro al mese e quasi 10mila di interessi. La possibilità di intervenire – per mutui di surroga con loan to value inferiore al 60% perché più ci si avvicina all’80% più i tassi salgono – riguarda anche chi sta pagando l’1%: surrogando allo 0,79% risparmierebbe 12 euro al mese e quasi 3mila di interessi in 20 anni.

C’era una volta il variabile
Gli italiani sono pronti a cogliere questa nuova occasione che il mercato dei mutui presenta? «Ad agosto abbiamo avuto un record di richieste – spiega Stefano Rossini, ad di MutuiSupermarket.it -. Anche se è un mese di vacanza, il calo degli Eurirs non è passato inosservato. Il dato che ci ha stupito di più è la media di importi di surroga pari a 130mila euro.  Un valore importante sinonimo di clienti evoluti, ben graditi alle banche che preferiscono, in termini di redditività, questi mutui alle surroghe sotto gli 80mila euro». Tasso fisso o variabile? «Circa il 75% delle richieste di surroga che abbiamo osservato fra agosto e settembre – prosegue Rossini – sono da tasso fisso a tasso fisso, un 20% da tasso variabile a tasso fisso: il mercato della surroga, dunque, è concentrato al 95% verso nuovi mutui di surroga a tasso fisso complice andamento dei tassi Eurirs particolarmente vantaggioso».