Tag - Fisco

Esenzione bollo auto, la sentenza che dà il via libera alle Regioni

Esenzione bollo auto, Regioni libere di scegliere. È la sentenza della Corte Costituzionale n. 122 del 20 maggio 2019 a dare il via libera a riduzioni ed agevolazioni ulteriori rispetto a quelle disposte dalle leggi statali.

Esenzione bollo auto con ampia libertà di scelta da parte delle Regioni.

La sentenza della Corte Costituzionale n. 122 del 20 maggio 2019 lascia spazio ad agevolazioni deliberate su base locale, una novità importante per la tassa automobilistica.

La decisione della Corte riguarda a dire il vero una questione opposta, ovvero l’introduzione da parte della Regione Emilia Romagna di requisiti ulteriori rispetto a quelli stabiliti su base statale per poter fruire dell’esenzione dal pagamento del bollo per le auto storiche (con anzianità di immatricolazione compresa tra i 20 ed i 30 anni).

L’esenzione, regolata dal comma 2 dell’art. 63 della legge n. 342 del 2000 (abrogato dal 1° gennaio 2015) si applicava ad auto e moto di particolare interesse storico e collezionistico, di età compresa tra i 20 ed i 30 anni, individuati dall’ASI e dalla FMI.

Nel ribadire che le Regioni non possono introdurre requisiti e condizioni restrittive rispetto alle norme statali, la sentenza della Corte Costituzionale lascia ampio spazio di manovra per esenzioni aggiuntive, nel rispetto del pareggio di Bilancio e senza ricadute sulle casse dello Stato.

La sentenza n. 122 del 20 maggio 2019 fissa quindi un punto fermo: le Regioni non possono aumentare la pressione fiscale oltre i limiti stabiliti dalle leggi statali ma, al contrario, hanno piena facoltà di stabilire nuove agevolazioni relative al bollo auto, in virtù della propria autonoma politica fiscale.

Corte Costituzionale – sentenza n. 122 del 20 maggio 2019Bollo auto: Regioni libere di introdurre esenzioni fiscali

Esenzione bollo auto, la sentenza della Corte Costituzionale che dà il via libera alle Regioni

La sentenza della Corte Costituzionale depositata il 20 maggio 2019 è destinata a far discutere, in chiave positiva.

Oggetto della controversia è la questione di illegittimità costituzionalerelativa alla legge della Regione Emilia Romagna n. 15/2012, all’articolo 7, comma 2, nella parte in cui prevede che per aver diritto all’esenzione dal pagamento del bollo per le auto storiche dal 1° gennaio 2013 era necessaria l’iscrizione in uno dei registri previsti dall’articolo 60 del decreto legislativo n. 285 del 1992.

Secondo quanto previsto dalla sentenza della Corte Costituzionale, si tratta di una norma restrittiva che riduce in maniera illegittima il perimetro dei soggetti beneficiari dell’esenzione dal pagamento del bollo auto.

La legge statale prevedeva infatti che l’esenzione si applicasse senza adempimenti ulteriori per tutte le auto e moto immatricolati tra i 20 ed i 30 anni e che rientrassero tra quelle individuate da ASI e FMI.

L’illegittimità costituzionale confermata dalla Corte riguarda esclusivamente la parte della norma regionale che introduce requisiti più stringenti per l’applicazione dell’esenzione. Al contrario,

“non riguarda, tuttavia, quella parte della norma regionale che amplia la portata dell’esenzione di cui all’art. 63, comma 2, della legge n. 342 del 2000, estendendola al più generale insieme dei veicoli di interesse storico o collezionistico sia pure alla condizione della sussistenza dei sopra richiamati requisiti.”

Nella parte in cui l’esenzione viene estesa, la Corte stabilisce che non si ritiene un superamento, da parte della norma regionale, del limite massimo di manovrabilità stabilito dal principio di coordinamento di cui al comma 2 dell’articolo 8 del decreto legislativo n. 68 del 2011.

Bollo auto, Regioni libere di attuare la propria politica fiscale

Il decreto legislativo sul federalismo regionale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione, ha stabilito con l’articolo 8 che, fermi restando i limiti massimi di manovrabilità previsti dalla legislazione statale, le Regioni disciplinano direttamente la tassa automobilistica regionale.

La norma è richiamata dalla Corte Costituzionale che, nella storica sentenza del 20 maggio 2019, ricorda che:

“il legislatore ha attribuito alla tassa automobilistica una valenza differenziata, sia rispetto ai tributi propri autonomi (siano essi “originari” o, nei termini di cui sopra, “ceduti”), sia rispetto ai tributi propri derivati, configurandola come un tributo proprio derivato particolare, parzialmente “ceduto”, in quanto alle Regioni è riconosciuto un più ampio margine di autonoma disciplina, limitato dal vincolo, unidirezionale, di non superare il limite massimo di manovrabilità stabilito dalla legge statale.”

Il bollo auto, secondo le disposizioni di cui all’articolo 8, comma 2 del decreto legislativo sopra citato, rappresenta un “tertium genus” e le Regionisono libere di sviluppare una propria politica fiscale in merito che non alteri i presupposti strutturali del tributo.

In sostanza, senza superare i limiti massimi stabiliti dalla legge statale, ovvero senza aumentare la pressione fiscale, le Regioni possono differenziare le proprie scelte in ambito fiscale. Anche introducendo esenzioni, agevolazioni o addirittura abolendo il bollo auto.

Un autonomia che è tuttavia vincolata al rispetto del principio dell’equilibrio di bilancio (articolo 81 della Costituzione) e senza ricadute sulle finanze statali.

Fisco, errori formali: ecco quali si possono sanare

all’articolo 9, del decreto – legge 23 ottobre 2018, n. 119. Possono fruire della sanatoria tutti i contribuenti, a prescindere dall’attività svolta, dal regime contabile adottato e dalla natura giuridica. Essi possono regolarizzare infrazioni, inosservanze o omissioni aventi natura formale, commesse in materia di Iva, Irap, imposte dirette e relative addizionali, imposte sostitutive, ritenute alla fonte e crediti d’imposta. Possono, inoltre, avvalersi della sanatoria i sostituti d’imposta, gli intermediari e gli altri soggetti tenuti alla comunicazione di dati riguardanti operazioni fiscalmente rilevanti.

Errori formali sanabili
Si possono definire le irregolarità, le infrazioni e le inosservanze di obblighi o adempimenti di natura formale, commesse entro il 24 ottobre 2018, a condizione che le stesse non rilevino sulla determinazione della base imponibile, sulla liquidazione e sul pagamento dell’Iva, dell’Irap, delle imposte dirette e relative addizionali, delle imposte sostitutive, delle ritenute alla fonte e dei crediti d’imposta.

  • la presentazione di dichiarazioni annuali redatte non conformemente ai modelli approvati, tra cui sono comprese le dichiarazioni presentate tramite un ufficio postale da parte dei contribuenti obbligati alla presentazione per via telematica;
  • l’omessa o irregolare presentazione delle comunicazioni dei dati delle fatture emesse e ricevute, cosiddetto “spesometro”, o delle liquidazioni periodiche Iva;
  • l’omessa, irregolare o incompleta presentazione degli elenchi Intrastat;
  • l’omessa restituzione dei questionari inviati dall’agenzia delle Entrate o da altri soggetti autorizzati, o la restituzione dei questionari con risposte incomplete o non veritiere;
  • l’omissione, incompletezza o inesattezza delle dichiarazioni d’inizio, o variazione dell’attività;
  • l’anticipazione di ricavi o la posticipazione di costi in violazione del principio di competenza;
  • la tardiva trasmissione delle dichiarazioni da parte degli intermediari;
  • l’omessa o tardiva comunicazione dei dati al sistema tessera sanitaria;
  • l’omessa comunicazione della proroga o della risoluzione del contratto di locazione soggetto a cedolare secca;
  • la violazione degli obblighi inerenti alla documentazione e registrazione delle operazioni imponibili ai fini Iva, quando la violazione non ha inciso sulla corretta liquidazione del tributo;
  • la violazione degli obblighi inerenti alla documentazione e alla registrazione delle operazioni non imponibili, esenti o non soggette ad Iva, quando la violazione non rileva neppure ai fini della determinazione del reddito;
  • l’omesso esercizio dell’opzione nella dichiarazione annuale, sempre che si sia tenuto un comportamento concludente conforme al regime contabile o fiscale scelto.

Violazioni escluse dalla sanatoria
Sono escluse dalla sanatoria le violazioni sostanziali, cioè quelle violazioni che incidono sulla determinazione dell’imponibile, dell’imposta o sul pagamento del tributo. Sono, altresì, escluse le infrazioni, le inosservanze e le omissioni afferenti:
-atti divenuti definitivi alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge 119 del 2018, cioè al 19 dicembre 2018;
-atti pendenti al 19 dicembre 2018, ma divenuti definitivi, a seguito di pronuncia giurisdizionale, o per effetto di altre forme di definizione, anteriormente al versamento della prima rata dovuta per la sanatoria;
-atti di contestazione o irrogazione delle sanzioni emessi nell’ambito della procedura di collaborazione volontaria, cosiddetta voluntary disclosure;
-violazioni sugli obblighi di monitoraggio fiscale (compilazione del quadro RW) e quelle concernenti l’IVIE (imposta sul valore degli immobili all’estero) e l’IVAFE (imposta sul valore delle attività finanziarie all’estero).
La regolarizzazione, inoltre, non può riguardare le violazioni aventi ad oggetto omessi o tardivi pagamenti di imposte, e, più in generale, le violazioni riferibili al tributo aventi natura sostanziale.

Versamento e rimozione dell’errore
La sanatoria si perfeziona con il versamento delle somme dovute e la “rimozione delle irregolarità od omissioni”. Per fruire della definizione, il contribuente deve versare 200 euro per ciascun periodo d’imposta, suddiviso in due rate di pari importo, scadenti il 31 maggio 2019 e il 2 marzo 2020, o in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2019. Il versamento si esegue con il modello F24, indicando il periodo d’imposta cui il versamento è riferito e il codice tributo (PF99), secondo le modalità indicate nella risoluzione 37/E del 21 marzo 2019. Nel modello F24 il contribuente deve indicare il periodo d’imposta che intende definire, tenuto conto che può scegliere quali e quanti periodi sanare. In particolare, per le violazioni commesse in sede di dichiarazione annuale, si deve fare riferimento al periodo d’imposta cui la dichiarazione si riferisce e non all’anno di presentazione della stessa. E’ esclusa la compensazione con i crediti spettanti al contribuente. La rimozione delle irregolarità od omissioni va fatta, al più tardi, entro il 2 marzo 2020 o entro 30 giorni dall’invito dell’ufficio. Così, ad esempio, se il contribuente riceve una lettera di compliance il 5 luglio 2019 con la segnalazione di una violazione formale relativa all’anno 2017, la stessa può essere rimossa al più tardi entro il 2 marzo 2020, purché entro il 31 maggio 2019 sia stata già versata la prima o unica rata per lo stesso anno. Se, invece, la lettera dell’ufficio viene ricevuta il 28 febbraio 2020, il contribuente ha a disposizione 30 giorni per rimuovere la violazione purché il versamento dei 200 euro per il 2017 sia stato fatto in tutto o in parte entro il 31 maggio 2019.

Come leggere la busta paga: ecco tutte le istruzioni

Busta paga: ecco tutte le istruzioni sulle singole voci che la compongono, sia dal punto di vista fiscale che contributivo.

ome leggere la busta paga è una delle domande che, ogni mese, si pongono molti lavoratori.

Le voci in busta paga sono tante e spesso è difficile capire come effettuare il calcolo della retribuzione, capire come si arriva dallo stipendio lordo mensile a quello netto e come calcolare le trattenute IRPEF e i contributi previdenziali. Di seguito una guida pratica per il lavoratore.

La busta paga è il documento che viene corrisposto mensilmente al lavoratore, congiuntamente allo stipendio, ed in essa, mediante l’utilizzo di diverse voci, sono riportati tutti i rapporti intercorrenti tra lavoratoredatore di lavoroStato ed Enti previdenziali (INPS e INAIL).

dipendenti pubblici da alcuni anni non ricevono più la busta paga cartacea, ma il cedolino elettronico, il cedolino NoiPa, che possono appunto consultare sul portale della Pubblica Amministrazione NoiPa.

Grazie alla busta paga il lavoratore può verificare la congruità del proprio stipendio in relazione a quanto stabilito nel contratto individuale di lavoro oltre che nel Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL), ovvero controllare l’ammontare effettivo della retribuzione e può, inoltre, vedere il numero di ore, di ferie e permessi maturati e l’importo dei contributi previdenziali versati dal datore di lavoro. Per questo è fondamentale sapere come leggere la busta paga e di seguito vi illustreremo come fare.

Prima di capire insieme come leggere la busta paga, diremo per semplicità che questa è divisibile in tre parti: la prima contente le informazioni sul lavoratore, la seconda in cui si specifica, mediante varie voci, la retribuzione effettiva che spetta al lavoratore e la terza in cui vengono indicati le trattenute fiscali (IRPEF), i contributi previdenziali e il trattamento di fine rapporto (TFR).

Busta paga: prima parte, intestazione

La prima parte della busta paga contiene l’ammontare dello stipendio spettante al lavoratore, le informazioni sull’azienda e i dati relativi al lavoratore (anagrafici, qualifica, anzianità di servizio, etc.) che permettono di calcolare lo stipendio congruo alla sua situazione, ovvero la retribuzione spettante.

Per leggere la busta paga bisogna partire dall’intestazione, in cui sono riportate le seguenti voci:

  • mese di retribuzione, ossia il mese per il quale viene erogato lo stipendio al lavoratore;
  • dati dell’azienda e cioè codice azienda, numero di posizione INAIL e numero di posizione INPS (sia INAIL che INPS rilasciano al datore di lavoro che ne fa richiesta ad inizio attività un numero di matricola per la propria posizione assicurativa);
  • dati del lavoratore e cioè dati anagrafici e riferimenti contrattuali, ovvero: cognome e nome, posizione INAIL e INPS, numero di matricola aziendale, data di assunzione ed eventuale data di fine rapporto, tipo di CCNL, qualifica (funzione lavorativa), mansione (attività concretamente svolta), livello (inquadramento del lavoratore in base al CCNL in relazione alla qualifica e alle mansioni. Mediante questi dati si calcola il trattamento economico spettante al lavoratore), retribuzione di fatto, scatti di anzianità, giorni ed ore effettivamente lavorate.

In questa sezione sono indicati anche quelle voci che compongono la retribuzione di fatto del lavoratore:

  • paga base (o minimo tabellare) che è determinata dal contratto collettivo in base alla categoria, alla qualifica del lavoratore e agli scatti di anzianità, che sono aumenti periodici della retribuzione stabiliti dai contratti collettivi;
  • contingenza, ossia un’indennità, introdotta per compensare la perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni, ma che dal 2001 non è più aggiornata e rimane fissa;
  • E.D.R. (Elemento Distinto della Retribuzione) che è una somma mensile di € 10,33 per tredici mensilità, fissa per tutti i lavoratori del settore privato senza distinzione di qualifica o di contratto collettivo applicato.

Busta paga: seconda parte, retribuzione effettiva

Nella seconda parte della busta paga sono riportate varie voci che nello specifico permettono di comprendere l’effettivo stipendio percepito dal lavoratore, ovvero la retribuzione effettiva.

In sostanza vengono indicate le prestazioni del lavoratore nel mese di riferimento al lordo di trattenute e contributi:

  • ore ordinarie;
  • premi;
  • ore straordinari;
  • indennità ossia la cosiddetta retribuzione indiretta, cioè i giorni di ferie goduti, i permessi, le festività, la malattia, l’infortunio, la maternità ecc.

In periodi particolari possono essere riportate anche altre somme corrisposte come ad esempio la tredicesima o quattordicesima mensilità, anticipi sul TFR, premi di produttività, etc.

Busta paga: terza parte, dati previdenziali, fiscali, TFR e stipendio netto

L’ultima parte della busta paga è quella più corposa che riporta diverse voci che indicano lo stipendio netto del lavoratore.

  • Dati previdenziali: si trovano nella colonna delle ritenute e comprendono l’imponibile previdenziale e il totale contributi. I contributi previdenziali sono quelli che il datore di lavoro è tenuto a versare all’INPS e all’INAIL per garantire al dipendente la pensione di vecchiaia e di invalidità, i trattamenti economici in caso di malattia e di maternità, Cassa Integrazione e mobilità, gli assegni familiari. 
    Una parte di questi contributi è a carico del lavoratore e sono trattenuti in busta paga, mentre la restante quota è a carico del datore di lavoro, come abbiamo detto in precedenza. 
    La percentuale di trattenuta dovuta per motivi previdenziali e assistenziali varia a seconda del tipo di contratto ed in alcuni casi sono previsti maggiori contributi a causa di rischi particolari legati all’attività svolta.
  • Dati fiscali: comprendono l’imponibile fiscale, l’imposta lorda IRPEF, l’imposta netta IRPEF, le detrazioni d’imposta, totale trattenute IRPEF, addizionali IRPEF.
  • TFR (Trattamento di Fine Rapporto): comprende il TFR lordo annuo che è pari alla somma di tutte le mensilità lorde maturate diviso 13,5 e l’imponibile TFR che è pari alla somma di tutte le quote maturate anno per anno. 
    Il TFR è viene erogato in tutti i casi di cessazione del rapporto di lavoro, qualunque ne sia la causa (dimissioni, scadenza contratto a termine, licenziamento per giusta causa o giustificato motivo). 
    Il calcolo del TFR è particolare poiché, trattandosi di un reddito a formazione graduale, è sottoposto a tassazione separata: al momento dell’erogazione assoggettato a ritenuta a titolo d’acconto del 20% e successivamente l’Agenzia delle Entrate a determina la tassazione definitiva in base all’aliquota media di tassazione degli ultimi due anni.
  • Stipendio netto: è l’ultima voce riportata sulla busta paga ed la somma che effettivamente viene percepita dal lavoratore. Essa è data dalla retribuzione lorda al netto degli oneri sociali e delle trattenute fiscali a carico del dipendente.

Busta paga: trattenute IRPEF

Come detto in precedenza, una delle voci fondamentali per capire come leggere la busta paga riguarda proprio le trattenute IRPEF (Imposta sul reddito delle persone fisiche).

Gli elementi riportati nella sezione dati fiscali della busta paga sono: imponibile fiscale, imposta lorda IRPEF, imposta netta IRPEF, detrazioni d’imposta, totale trattenute IRPEF, addizionali IRPEF.

L’IRPEF è l’imposta progressiva sul reddito delle fisiche e le trattenute vengono applicate sulla retribuzione del lavoratore dipendente da parte del datore di lavoro.
Vediamo come si calcolano le trattenute IRPEF indicate in busta paga.

Per ottenere la parte di retribuzione sulla quale calcolare l’imposta lorda IRPEF, cioè l’imponibile fiscale o netto è necessario detratte le ritenute previdenziali e assistenziali dalla retribuzione lorda (quella prevista dal CCNL applicato che corrisponde allo stipendio lordo percepito ogni mese).

L’Imposta lorda IRPEF si ottiene applicando all’imponibile netto le aliquote progressive.

L’Imposta netta Irpef si ottiene, poi, sottraendo dall’imposta lorda le detrazioni d’imposta (le detrazioni possono essere per familiari a carico come il coniuge non legalmente ed effettivamente separato, i figli, compresi i figli naturali, adottivi e affidatari, ogni altra persona indicata nell’art. 433 del c.c. che conviva con il contribuente; redditi da lavoro o pensione; altri oneri come spese sanitarie, interessi passivi, spese per la frequenza di corsi di istruzione secondaria e universitaria, iscrizione ad associazioni sportive, palestre, piscine, ecc).

Alla fine il totale trattenute IRPEF sono le trattenute fiscali operate dall’azienda ed il totale trattenute è la somma dei contributi sociali e del totale trattenute IRPEF.

Dichiarazione redditi, via alle modifiche al 730 precompilato: come non perdere gli sconti fiscali

Modello 730 precompilato: dal 2 maggio è possibile modificarlo.

Chi sceglie la dichiarazione redditi fai-da-te può fare tutto dal sito dell’agenzia delle Entrate: da qui si possono inserire i bonus fiscali o i redditi mancanti e, se necessario, correggere i dati precaricati. Poi, una volta completate le correzioni, è possibile inviare la dichiarazione: si può farlo anche subito, ma la scadenza per l’invio è il 23 luglio ed è consigliabile prendersi il tempo necessario a controllare tutto con cura. Lo stesso termine vale anche per chi accetta il precompilato e lo invia senza modifiche (ma negli anni scorsi l’ha fatto una minoranza di contribuenti, per quanto in aumento). Vediamo allora quali sono i casi più frequenti di modifiche, anche in base all’esperienza dei primi quattro anni di dichiarazione precompilata (2015-18). 

I bonus fiscali. Il Quadro E del modello 730 è quello con il più alto tasso di modifiche. Qui si trovano le agevolazioni già precaricate dalle Entrate, a partire dalla detrazione sulle spese sanitarie o la deduzione per il riscatto della laurea, ma anche quelle che i contribuenti possono aggiungere a mano. Attenzione: alcune spese non sono mai presenti, perché non vengono comunicate al Fisco, (come il bonus mobili); altre, invece, avrebbero dovuto essere inserite, ma per qualche motivo sono assenti (può capitare, ad esempio, con la ricevuta fiscale relativa a una visita medica specialistica). In un caso e nell’altro, possono essere inserite dal contribuente.

Le agevolazioni sui lavori in casa. Dopo quella sulle spese sanitarie, la detrazione più frequente è quella sulle ristrutturazioni edilizie (rigo E41), presente in quasi 10 milioni di dichiarazioni presentate l’anno scorso. I bonifici pagati nel 2018 per lavori su singole abitazioni sono nel foglio informativo (allegato al modello 730 in formato Pdf scaricabile dal sito delle Entrate) e vanno inseriti a mano. Quelli per lavori in condominio, comunicati dagli amministratori, spesso sono già inseriti, ma non se i controlli dell’Agenzia hanno evidenziato possibili anomalie: in questo caso restano nel foglio informativo.

La compilazione assistita. Da venerdì 10 maggio l’Agenzia metterà a disposizione, sempre nel sito dedicato al modello 730 precompilato, il servizio di compilazione assistita, che può essere utile a chi ha meno confidenza con quadri, righi e colonne. In pratica, una modalità di inserimento facilitato degli oneri detraibili e deducibili da indicare, che saranno riportati automaticamente nel Quadro E del modello 730. 

Le correzioni ai fabbricati. Chi possiede abitazioni o altri fabbricati non deve trascurare un controllo attento al Quadro B. Negli anni scorsi è stato modificato in circa il 50% dei casi. Da monitorare, in particolare, gli immobili per i quali nel 2018 sono cambiati l’utilizzo o il possesso (case comprate o vendute, nuovi contratti di locazione o comodato, cambi di residenza e così via). Nel caso di locazioni vanno riscontrati anche l’ammontare del canone indicato (potrebbe non essere presente l’adguamento Istat, soprattutto nel caso di negozi e box auto) e l’opzione per la cedolare secca, se è stata esercitata.

Familiari e redditi di lavoro. Nel quadro dei familiari, una svista piuttosto frequente è quella di dimenticare di inserire il codice fiscale del coniuge, che va indicato anche se non è a carico. Per i figli, va controllato che siano presenti quelli nati nel 2018. Il quadro C dei redditi di lavoro dipendente e pensione in genere riporta correttamente i dati contenuti nella certificazione unica del sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico). Qui in di solito è sufficiente un semplice riscontro. Ma potrebbe mancare qualche informazioni per chi ha avuto più rapporti di lavoro o collaborazioni nel 2018. 

Le novità di quest’anno. Nel modello 730 2019 debuttano anche alcune nuove agevolazioni: come la detrazione del 36% sui giardini, quella del 19% sulle spese di abbonamento al trasporto pubblico e quella, sempre del 19%, sull’acquisto di dispositivi compensativi o sussidi per bambini e adulti con disturbi dell’apprendimento. Nessuno di questi dati è già precompilato. Tra le novità anche le detrazioni per donazioni ed erogazioni liberali previste dal Codice del terzo settore, come la deduzione delle erogazioni liberali agli enti non commerciali entro il limite del 10% del reddito complessivo dichiarato. Il quadro completo delle novità è nelle istruzioni al modello 730 dell’agenzia delle Entrate.

L’invio senza modifiche. Se tutti i dati precaricati nel modello precompilato sono corretti, si può accettare e inviare il 730 senza modifiche. In questo caso, il contribuente evita i controlli formali sugli oneri detraibili o deducibili comunicati da soggetti terzi, come gli interessi del mutuo comunicati alle Entrate dalle banche. Ma l’esonero è limitato agli oneri: se nella precompilata manca un reddito e il contribuente la accetta, sarà comunque soggetta a possibili verifiche.

Assegno nucleo familiare 2019: richiesta online

La nuova modalità telematica di presentazione della domanda di assegno nucleo familiare.

Dal 1° aprile 2019 le domande per ottenere l’assegno nucleo familiare, finora presentate dal lavoratore interessato al proprio datore di lavoro, dovranno essere inoltrate esclusivamente all’INPS in modalità telematica.

Pertanto, non sarà più possibile presentare al datore di lavoro il modello “ANF/DIP” cartaceo in quanto l’unico canale legittimo di presentazione delle istanze sarà telematico al fine di garantire al lavoratore richiedente il corretto calcolo  dell’importo spettante e assicurare una maggiore aderenza alla normativa vigente in materia di protezione dei dati personali. 
Le domande successive al 31 marzo 2019 e quelle relative ai prossimi rinnovi degli assegni nucleo familiare, periodo 1° luglio 2019 – 30° giugno 2020, dovranno necessariamente essere inviate all’INPS in modalità telematica.
Dal 1° aprile 2019 gli importi calcolati dall’INPS, in funzione della composizione del nucleo familiare e dei redditi conseguiti nel periodo di riferimento, saranno messi a disposizione del datore di lavoro in una specifica utility del Cassetto Previdenziale aziendale, collegati al codice fiscale del lavoratore.
Sulla base  degli importi comunicati dall’INPS, il datore di lavoro dovrà calcolare l’importo effettivamente spettante al lavoratore, in relazione alla tipologia di contratto sottoscritto (full-time o part-time) e alla presenza/assenza del lavoratore nel periodo di riferimento e provvederà al relativo conguaglio con le denunce mensili.

I datori di lavoro che hanno ricevuto domande di assegni nucleo familiare in formato cartaceo entro il 31 marzo 2019 potranno liquidare gli assegni ed effettuare il relativo conguaglio fino alla denuncia contributiva relativa alle competenze di giugno 2019.

Decorso tale termine non sarà più possibile effettuare conguagli sulla base di domande cartacee. 


Come funziona la nuova richiesta di ANF online e le richieste di arretrati

Le domande inviate dal lavoratore all’INPS saranno istruite direttamente dall’Istituto al fine di:
• verificare il diritto del lavoratore a beneficiare dell’assegno nucleo familiare;
• determinare la misura della prestazione, individuando gli importi giornalieri e mensili  spettanti in riferimento alla composizione del nucleo familiare e dei redditi conseguiti nel periodo di riferimento.

Il lavoratore non riceverà nessuna risposta tranne in caso di reiezione della domanda, ma potrà prendere visione dell’esito della domanda presentata accedendo con le proprie credenziali alla sezione “Consultazione domanda” disponibile nell’area riservata.

In caso di variazione nella composizione del nucleo familiare o nel caso in cui si modifichino le condizioni che danno titolo all’aumento dei livelli di reddito familiare, il lavoratore interessato dovrà presentare, sempre esclusivamente in modalità telematica, domanda di variazione per il periodo di interesse.

Qualora la concessione dell’assegno al nucleo familiare sia subordinata al rilascio dell’autorizzazione da parte dell’INPS, il lavoratore interessato dovrà presentare la domanda in modalità telematica, allegando tutta la documentazione necessaria ad accertare il diritto. In caso di accoglimento al lavoratore non verrà più inviato il provvedimento di autorizzazione, riceverà notizia solo in caso di diniego.   

Infine, qualora il lavoratore abbia richiesto assegni nucleo familiare arretrati, il datore di lavoro potrà corrispondere e conguagliare solamente gli assegni corrispondenti ai periodi di paga durante i quali il lavoratore è stato alle sue dipendenze, mentre per le prestazioni relative a periodi di paga svolti  presso altri datori di lavoro, nel limite quinquennale di prescrizione, dovranno essere liquidati dal datore di lavoro presso il quale il lavoratore prestava la propria attività lavorativa nel periodo richiesto.  

 

Saldo e stralcio, rottamazione ter: il vademecum

Saldo e stralcio Agenzia delle entrate.

Ecco un vademecum su come funzionano saldo e stralcio e rottamazione ter e su come richiedere l’adesione semplicemente con un click

LE RICHIESTE VIAGGIANO VIA WEB

Le domande di adesione alla “rottamazione-ter” e al “saldo e stralcio” delle cartelle possono essere presentate direttamente online dal sito di Agenzia della Riscossione con il servizio “Fai D.A. te”, disponibile nelle pagine dedicate ai due provvedimenti (Definizione agevolata 2018 e Saldo e stralcio). Il servizio può essere utilizzato sia in area pubblica, senza la necessità di pin e password ma allegando il proprio documento di identità, sia nell’area riservata del sito utilizzando Spid o le credenziali personali fornite da Agenzia delle entrate o dall’Inps. In alternativa, è possibile compilare gli appositi modelli (DA-2018 per la “rottamazione-ter” e SA-ST per il “saldo e stralcio”), disponibili in tutti gli sportelli e sul sito web dell’Agenzia, e inviarli tramite posta elettronica certificata (Pec) agli indirizzi indicati sui moduli oppure presentarli direttamente agli sportelli di Agenzia delle entrate-Riscossione. I contribuenti possono anche delegare un professionista di fiducia a trasmettere online la domanda di adesione con il servizio Equipro disponibile sul sito dell’Agenzia.

SALDO E STRALCIO PER I CONTRIBUENTI IN MAGGIORE DIFFICOLTÀ

Il provvedimento di “saldo e stralcio” delle cartelle, previsto dalla Legge di Bilancio 2019, è riservato ai contribuenti persone fisiche che dimostrino di trovarsi in situazione di grave e comprovata difficoltà economica e consente di pagare i debiti fiscali e contributivi in forma ridotta, con una percentuale che varia dal 16 al 35 per cento dell’importo dovuto già “scontato” delle sanzioni e degli interessi di mora. Secondo la legge, versano in una situazione di grave e comprovata difficoltà economica le persone fisiche con ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) del nucleo familiare non superiore a 20 mila euro, oppure per le quali, alla data di presentazione della dichiarazione di adesione, risulti già aperta la procedura di liquidazione prevista dalla cosiddetta legge sul sovraindebitamento (articolo 14-ter della legge 27 gennaio 2012, n. 3). È possibile presentare richiesta di “saldo e stralcio” per i debiti affidati all’agente della riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2017 derivanti esclusivamente dall’omesso versamento delle imposte dovute in autoliquidazione in base alle dichiarazioni annuali e dei contributi previdenziali spettanti alle casse professionali o alle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi Inps.

ROTTAMAZIONE-TER CON TAGLIO DI SANZIONI E INTERESSI.

La terza definizione agevolata delle cartelle è aperta a tutti i contribuenti con debiti affidati alla riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017, inclusi coloro che avevano aderito alle precedenti “rottamazioni” senza poi effettuare i pagamenti dovuti. Chi aderisce alla “rottamazione-ter” ha la possibilità di pagare le somme dovute in forma agevolata, cioè senza corrispondere le sanzioni e gli interessi di mora. Per le multe stradali, invece, non si devono pagare gli interessi di mora e le maggiorazioni previste dalla legge.

 

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

IBAN per rimborsi fiscali: comunicazione online all’Agenzia delle Entrate

IBAN per rimborsi fiscali: comunicazione online all’Agenzia delle Entrate tramite il servizio dedicato. Le istruzioni, passo passo, per ottenere gli accrediti sul conto corrente bancario o postale.

IBAN per rimborsi fiscali: comunicazione online all’Agenzia delle Entrate grazie allo strumento dedicato. I contribuenti che intendono ottenere l’accredito dei rimborsi fiscali sul conto corrente bancario o postale possono inserire i dati direttamente dal portale, senza recarsi negli uffici territoriali. Le istruzioni, passo passo, per accedere alla piattaforma e seguire la procedura necessaria.

I contribuenti che hanno intenzione di comunicare il proprio IBAN per i rimborsi fiscali all’Agenzia delle Entrate, utilizzando il servizio online, hanno bisogno dei seguenti dati per procedere:

  • PIN Fisconline o Entratel;
  • Codice IBAN del conto corrente su cui accreditare i rimborsi fiscali;
  • Codice BIC/SWIFT;
  • PIN dell’azienda, per le operazioni che riguardano tutte le tipologie società.

IBAN per rimborsi fiscali, comunicazione online all’Agenzia delle Entrate: come accedere allo strumento

Sul sito dell’Agenzia delle Entrate i contribuenti hanno a disposizione il servizio digitale per la comunicazione dell’IBAN che permette di ottenere i rimborsi fiscali.

Non c’è bisogno di scaricare un software o un’applicazione, ma tutto il processo avviene in cloud, semplicemente navigando sulle pagine del portale.

Per accedere allo strumento, prima di tutto è necessario collegarsi alla propria area riservata tramite le credenziali Fisconline, di cui possono dotarsi tutti i contribuenti, o Entratel, nel caso degli intermediari.

Nome utente, password e codice PIN sono i dati da inserire per effettuare l’accesso.

Una volta all’interno, per procedere è necessario scegliere l’utenza di lavorocon la quale si vuole operare.

Accedendo al portale, si ha una panoramica delle macroaree dei servizi a disposizione. Lo strumento che permette la comunicazione online dell’IBAN per i rimborsi fiscali si trova all’interno della categoria “Rimborsi” .

La sezione ospita 5 strumenti che l’utente può utilizzare per le procedure di rimborso, in questo caso è necessario cliccare sulla voce “Accredito rimborso su conto corrente” .

IBAN per rimborsi fiscali, comunicazione online all’Agenzia delle Entrate: come effettuare l’operazione

All’interno della voce selezionata, l’utente si trova difronte alla descrizione dell’operazione. Si specifica che nel modello vanno indicati i dati relativi a unconto corrente intestato o cointestato al beneficiario del rimborso e che è possibile comunicare i dati in qualsiasi momento.

Le vie per effettuare la comunicazione sono due:

  • analogicacompilando un apposito modulo e consegnandolo agli uffici territoriali, in questo modo anche gli utenti che non sono titolari di un’utenza Fisconline o che hanno smarrito il PIN per l’accesso possono procedere alla comunicazione;
  • digitale: utilizzando le credenziali e seguendo il percorso indicato dalla piattaforma.

E infatti gli utenti hanno a disposizione la cassetta degli attrezzi per procedere nell’uno o nell’altro modo, la spalla sinistra della pagina ospita due sezioni:

  • Informazioni, a sua volta divisa in “Che cos’è” e “Modello e istruzioni”, dove gli utenti possono scaricare il documento cartaceo da consegnare all’ufficio territoriale e leggere le istruzioni per compilarlo;
  • Servizi, che ospita il collegamento alla “Compilazione e invio via web”, su cui bisogna cliccare per procedere alla comunicazione dell’IBAN per i rimborsi fiscali direttamente online.

Come prima schermata, appare una pagina informativa. Si specifica che l’accredito in conto corrente è l’unica modalità che l’Agenzia delle Entrate può adottare per eseguire con sicurezza e senza ritardi alcuni pagamenti.

Per procedere, è necessario cliccare sul tasto blu posizionato alla fine del testo “Accedi alla Richiesta di accredito su conto corrente” .

Ancora una schermata informativa indica all’utente i dati da fornire:

  • codice IBAN per i conti corrente italiani e per i conti esteri appartenenti al circuito SEPA, Area Unica dei Pagamenti in Euro;
  • codice IBAN e BIC per i conti esteri fuori dall’area SEPA.

Inoltre due link all’interno della pagina forniscono all’utente la possibilità di approfondire che cos’è la SEPA e di scoprire quali sono i paesi che ne fanno parte.

Cliccando su “Avanti” , si accede alla compilazione dei campi.

Una volta inseriti Codice IBAN e codice BIC del conto corrente su cui si vogliono accreditare i rimborsi fiscali, è necessario cliccare su “Invia” .

Nella pagina successiva il sistema genera un riepilogo dei dati inseriti e consente di confermare l’operazione inserendo il codice PIN.

A questo punto è necessaria una precisazione, gli utenti che operano come persone fisiche o come titolari di una ditta individuale possono inserire lo stesso codice PIN utilizzato al momento dell’accesso.

Non vale la stessa regola per le società, che devono inserire il PIN dell’azienda, diverso rispetto a quello usato per accedere al portale.

Bisogna, infatti, distinguere il codice d’accesso del legale rappresentante da quello specifico della società, quest’ultimo infatti non è collegato a un’utenza ma permette di generare delle utenze e confermare dati nelle procedure, come la comunicazione dell’IBAN per i rimborsi fiscali.

Per essere chiari, non è possibile accedere alla piattaforma col codice PIN della società perché il sistema non riconosce un utente associato, ma è necessario utilizzarlo per confermare i dati inseriti.

Una volta inseriti tutti i dati, il portale fornisce l’esito dell’operazione.

E infine è possibile leggere il riepilogo delle informazioni inviate all’Agenzia delle Entrate.

Ma per gli utenti c’è anche la possibilità di modificare o cancellare i dati. Cliccando su “Richiesta di Accredito su C/C” presente nel percorso che compare sotto il menu, è possibile accedere alla gestione delle operazioni.

La pagina riporta le coordinate bancarie e permette tre azioni:

  • modifica degli estremi del conto corrente;
  • cancellazione degli estremi del conto corrente;
  • riepilogo operazioni precedentemente effettuate.

Detrazione farmaci nel modello 730/2019: istruzioni e spese detraibili

Ecco regole ed istruzioni per la compilazione del modello 730/2019 in merito alle spese detraibili e quelle che invece non rientrano in dichiarazione dei redditi.

farmaci sono alcune delle spese detraibili con il modello 730/2019che saranno già indicati nel modulo di dichiarazione dei redditi precompilata dall’Agenzia delle Entrate.

La detrazione di farmaci è pari al 19% della spesa sostenuta, ma la possibilità di beneficiare del rimborso è subordinato al rispetto di specifiche regole e requisiti.

Per controllare se è possibile beneficiare della detrazione per i farmaci, per il 19% della spesa sostenuta al netto della franchigia di 129,11 euro, bisognerà far riferimento a quanto indicato nello scontrino parlanterilasciato dalla farmacia, all’interno del quale dovranno essere indicati alcuni dati essenziali.

Di seguito vedremo punto per punto quali farmaci possono essere portati in detrazione fiscale con il modello 730/2019 e quali invece le regole sulla detraibilità dei parafarmaci in dichiarazione dei redditi.

Ricordiamo inoltre che esclusivamente per le spese sostenute nel 2017 e nel 2018, i contribuenti potranno portare in detrazione fiscale anche le spese per l’acquisto di alimenti a fini medici speciali, ad esclusione degli alimenti per lattanti.

Detrazione farmaci nel modello 730/2019, istruzioni e requisiti

La detrazione di farmaci e medicine è una delle voci più importanti che fanno parte della categoria di spese sanitarie detraibili in dichiarazione dei redditi.

Per controllare se farmaci potranno essere portati in detrazione con il modello 730/2019 bisognerà far riferimento a quanto indicato nella fattura o nello scontrino parlante, al cui interno dovranno essere presenti obbligatoriamente i seguenti dati:

  • natura dell’acquisto;
  • qualità del prodotto;
  • quantità del prodotto;
  • codice fiscale del destinatario.

La possibilità di richiedere la detrazione Irpef del 19% riguarda anche i farmaci acquistati online, ma esclusivamente qualora si tratti di medicine non soggette ad obbligo di prescrizione. È possibile inserire nel modello 730/2019 la spesa relativa all’acquisto di farmaci in esercizi commerciali autorizzati alla vendita a distanza (l’elenco è disponibile sul sito del Ministero della Salute)

Elenco farmaci e medicine detraibili con il modello 730/2019

Nello scontrino fiscale, per poter stabilire se la spesa è detraibile o meno con il modello 730/2019, è necessario che sia indicata la parola “farmaco” o “medicinale”, anche attraverso le seguenti sigle:

  • OTC (medicinale da banco);
  • SOP (senza obbligo di prescrizione);
  • Omeopatico;
  • abbreviazioni come MED e F.CO;
  • TK (ticket) o FC (farmaco anche omeopatico).

Non è necessario che nello scontrino sia indicato il nome commerciale del prodotto acquistato, ma sarà invece richiesta l’indicazione del numero di autorizzazione all’immissione in commercio del farmaco; indicazione che tuttavia non sarà necessaria quando è presente la dicitura “ticket”.

Anche i medicinali omeopatici possono essere portati in detrazione con il modello 730/2019 così come le cosiddette preparazioni galeniche.

Preparazioni galeniche ammesse in detrazione nel 730

farmaci preparati in farmacia, le preparazioni galeniche, possono essere portate in detrazione con il modello 730/2019 qualora la spesa sostenuta risulti certificata con documenti in cui sia indicata:

  • la natura della spesa (“farmaco” o “medicinale”);
  • la qualità (in questo caso preparazione galenica);
  • la quantità;
  • codice fiscale del destinatario.

La spesa potrà essere certificata anche con fattura, in caso di difficoltà per la farmacia di emissione dello scontrino parlante per tale tipologia di medicinale.

Detrazione farmaci nel modello 730/2019: i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

Come sottolineato, quindi, per poter beneficiare della detrazione per i farmaci sarà necessario che nello scontrino sia indicata la natura della spesa secondo le diciture “farmaco” o “medicinale” o con le diverse sigle sopra elencate.

Le spese detraibili saranno indicate già all’interno del modello 730 precompilato; nel caso di errori, tuttavia, sarà possibile modificare online la dichiarazione dei redditi predisposta dall’Agenzia delle Entrate e a partire dal 2 maggio.

Non sono detraibili o deducibili, invece, le spese mediche identificate con la dicitura “parafarmaci”, quali ad esempio integratori alimentari, prodotti fitoterapici, colliri e pomate, anche se acquistati in farmacia, e anche se assunti a scopo terapeutico su prescrizione medica (Risoluzione 22.10.2008 n. 396).

Non sono detraibili, quindi, neppure gli integratori alimentari. Un chiarimento, in questo senso, si ritiene necessario per la detrazione riconosciuta invece per gli alimenti a fini medici speciali.

Detrazione alimenti a fini medici speciali nel modello 730/2019

La Legge di Bilancio 2018 ha introdotto, per il 2017 e per il 2018, la possibilità di portare in detrazione del 19% con la dichiarazione dei redditi gli alimenti a fini medici speciali.

Gli AFMS detraibili sono quelli indicati nella sezione A1 del Registro nazionale di cui all’art. 7 del decreto del Ministro della sanità 8 giugno 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 154 del 5 luglio 2001, con l’esclusione di quelli destinati ai lattanti.

Anche in questo caso, per poter beneficiare della detrazione fiscale e del rimborso Irpef, la spesa dovrà essere certificata da fattura o scontrino parlante, in cui dovranno essere specificati natura, qualità e quantità del prodotto acquistato e codice fiscale del destinatario.

Detrazione farmaci modello 730/2019, documenti da conservare e controllare

Per la detrazione di farmaci, anche omeopatici, acquistati all’estero o onlinepresso farmacie, supermercati o altri esercizi commerciali bisognerà conservare e controllare i seguenti documenti:

  • Fattura o scontrino fiscale (cosiddetto parlante) in cui devono essere specificati natura (farmaco o medicinale, OTC, ecc.), qualità (codice alfanumerico) e quantità del prodotto acquistato nonché il codice fiscale del destinatario;
  • Per il farmaco acquistato all’estero idonea documentazione come indicato nella circ. n. 34 del 2008;
  • Prestazioni rese da medici generici (anche omeopati): ricevuta fiscale o fattura rilasciata dal medico Certificati medici per usi sportivi, per la patente, per apertura e chiusura malattie o infortuni, per pratiche assicurative e legali;
  • Alimenti a fini medici speciali, inseriti nella sezione A1 del Registro Nazionale di cui all’articolo 7 del DM 8 giugno 2001: fattura o scontrino fiscale parlante oppure, integrazione sui documenti di spesa del codice fiscale e attestazione del rivenditore dalla quale risulti la natura, la qualità e la quantità del prodotto venduto e la riconducibilità degli stessi tra gli alimenti indicati nella sezione A1 del Registro nazionale. Se lo scontrino non riporta tali dati in aggiunta al documento di spesa deve essere prodotta l’attestazione del rivenditore dalla quale risulti che il prodotto è riconducibile tra gli alimenti destinati a fini medici speciali inseriti nella sezione A1 del Registro nazionale di cui all’art. 7 del decreto del Ministro della Sanità 8 giugno 2001 e non è destinato ai lattanti.

Modello 730 precompilato 2019.Novità e istruzioni dell’Agenzia delle Entrate

Modello 730 precompilato 2019 al via da oggi, 15 aprile: ecco tutte le novità e le istruzioni per l’accesso alla dichiarazione pubblicate dall’Agenzia delle Entrate.

Modello 730 precompilato al via dal 15 aprile 2019. Prende il via ufficialmente la stagione della dichiarazione dei redditi, con le novità illustrate nelle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.

A partire dal pomeriggio del 15 aprile 2019 che i contribuenti, accedendo alla propria area riservata sul sito dell’Agenzia delle Entrate potranno visualizzare la dichiarazione dei redditi precompilata.

Dal 2 maggio sarà possibile accettare o integrare il modello 730 precompilato e, dal 10 maggio, sarà attiva la funzione di compilazione assistita del quadro E relativo alle spese detraibili e deducibili dal reddito.

Debutterà sempre dal 10 maggio una delle novità presentate dall’Agenzia delle Entrate, ovvero la possibilità di scegliere la modalità di compilazione semplificata, in alternativa alla modalità tradizionale, per modificare in maniera guidata tutto il quadro E della dichiarazione, per esempio per aggiungere un onere detraibile o deducibile che non compare tra quelli già inseriti dall’Agenzia o modificare gli importi delle spese sostenute.

Sarà il sistema a ricalcolare in automatico il totale delle spese detraibili e deducibili, sulla base dei nuovi dati e di eventuali limiti previsti dalla legge, e a inserire il totale nei campi del quadro E.

Una dichiarazione precompilata che diventa sempre più completa: a partire dal 2019 entrano in dichiarazione dei redditi i dati delle spese detraibili relative ai lavori sulle parti comuni dei condomini che danno diritto al bonus verde, così come debutta nel 730 online anche la nuova assicurazione contro le calamità.

Tutte le istruzioni nel dettaglio e l’elenco dei dati che saranno inseriti nel modello 730 precompilato 2019 sono contenuti nel provvedimento pubblicato il 12 aprile dall’Agenzia delle Entrate.

Modello 730 precompilato 2019 al via, novità e istruzioni dell’Agenzia delle Entrate

Sono due le date da segnare in rosso sul calendario in merito al modello 730 precompilato 2019:

  • dal pomeriggio di lunedì 15 aprile è possibile visualizzare online la dichiarazione dei redditi precompilata;
  • dal 2 maggio e fino alla scadenza del 23 luglio sarà possibile accettare ovvero modificare il proprio 730 precompilato inserendo nuovi dati rispetto a quelli indicati dall’Agenzia delle Entrate.

La possibilità di modificare la dichiarazione precompilata si accompagnerà ad una delle novità annunciate nelle istruzioni fornite dall’Agenzia delle Entrate.

I contribuenti potranno scegliere la modalità di compilazione semplificata che consentirà di modificare il quadro E in maniera guidata, aggiungendo un onere detraibile o deducibile o modificare gli importi delle spese sostenute.

Così come comunicato dall’Agenzia delle Entrate, una volta fatte le modifiche, sarà il sistema a ricalcolare in automatico gli oneri detraibili e deducibili, sulla base dei nuovi dati e di eventuali limiti previsti dalla legge, e a inserire il totale nei campi del quadro E.

Come accedere al modello 730 precompilato 2019

Per accedere al modello 730 precompilato 2019 sarà necessario essere in possesso di una delle seguenti credenziali:

  • SPID;
  • Fisconline;
  • INPS;
  • CNS.

Una volta entrati nella propria area riservata presente nella sezione online dedicata alla dichiarazione dei redditi sarà possibile controllare nel dettaglio tutti i dati e, dal 2 maggio, accettare la dichiarazione così com’è o integrarla e modificarla prima dell’invio. Per queste operazioni resta la possibilità di rivolgersi a un Caf o delegare un professionista.

Agenzia delle Entrate – provvedimento 12 aprile 2019Accesso alla dichiarazione 730 precompilata da parte del contribuente e degli altri soggetti autorizzati

Sempre più dati nel modello 730 precompilato 2019

L’elenco dei dati che saranno inseriti nel modello 730 precompilato 2019 si allarga sempre di più.

L’Agenzia delle Entrate ha predisposto le dichiarazioni dei redditi indicando quelli inviati dagli enti esterni (come studi medici, farmacie, banche, assicurazioni, università, ecc.) e dai datori di lavoro tramite le certificazioni uniche, più le informazioni relative alle nuove spese detraibili:

“Complessivamente, il paniere dei dati pre-compilati raggiunge quota 960 milioni e supera del +3,8% il totale dei dati caricati nel 2018, mentre la funzionalità di compilazione assistita, disponibile dal prossimo 10 maggio, si estende a tutto il quadro E.”

L’elenco completo dei dati relativi a spese detraibili o deducibili che saranno presenti nel modello 730 precompilato è indicato dall’Agenzia delle Entrate nel provvedimento pubblicato il 12 aprile 2019:

  • quote di interessi passivi e relativi oneri accessori per mutui in corso;
  • premi di assicurazione sulla vita, causa morte e contro gli infortuni e premi per assicurazioni aventi per oggetto il rischio di eventi calamitosi;
  • contributi previdenziali e assistenziali;
  • contributi versati per gli addetti ai servizi domestici e all’assistenza personale o familiare;
  • spese sanitarie e relativi rimborsi;
  • spese veterinarie;
  • spese universitarie e relativi rimborsi;
  • contributi versati alle forme di previdenza complementare;
  • spese funebri;
  • spese relative agli interventi di recupero del patrimonio edilizio e agli interventi finalizzati al risparmio energetico;
  • spese relative ad interventi di sistemazione a verde degli immobili;
  • erogazioni liberali nei confronti delle ONLUS, delle associazioni di promozione sociale, delle fondazioni e associazioni riconosciute aventi per scopo statutario la tutela, promozione e la valorizzazione dei beni di interesse artistico, storico e paesaggistico e delle fondazioni e associazioni riconosciute aventi per scopo statutario lo svolgimento o la promozione di attività di ricerca scientifica;
  • spese per la frequenza degli asili nido.

Decreto Semplificazioni 2019, nel testo novità su fisco e lavoro

Decreto Semplificazioni 2019: tutte le novità in materia di fisco e lavoro contenute nei due diversi provvedimenti del Governo. Importanti modifiche sono in arrivo con il progetto di legge a firma Ruocco e Gusmeroli.

Decreto Semplificazioniprotagonista del 2019, con importanti novità approvate ed altre in arrivo in materia di fisco e lavoro.

In questi giorni il testo del disegno di legge sulle semplificazioni fiscali, che ha come primi firmatari l’On. Carla Ruocco e l’On. Alberto Gusmeroli, è stato chiuso dopo il lungo esame da parte della Commissione Finanze della Camera.

Non è l’unico provvedimento che si pone l’obiettivo di semplificare il sistema. Di decreto semplificazioni si era parlato già alla fine dello scorso anno ed il 7 febbraio 2019 è stato approvato il DdL presentato in concomitanza alla Legge di Bilancio.

Sono molte le novità contenute nel provvedimento che interessano sia l’ambito fiscale che quello del lavoro. Tra queste, si segnala che il testo del DL Semplificazioni 2019 ha esteso l’esonero dall’obbligo di fatturazione elettronica a tutti gli operatori sanitari, anche per le operazioni escluse dall’obbligo di comunicazione al Sistema TS.

Al testo del Decreto Semplificazioni 2019 si affianca il progetto di legge inerente nello specifico il fronte fiscale atteso nelle prossime settimane in Parlamento.

Le novità contenute nel pdL sulle semplificazioni fiscali riguardano ancora una volta la fatturazione elettronica, le scadenze per la presentazione della dichiarazione dei redditi ed ulteriori semplificazioni in materia di contratti d’affitto e versamento di imposte.

Ma cos’è il decreto semplificazioni e cosa prevede? Con tale nominativo vengono individuati i provvedimenti con i quali, ormai da anni, si cerca di rendere meno contorta la vita di imprese e cittadini.

Un obiettivo tutt’altro che semplice da realizzare: ne è la prova il fatto che a distanza di due mesi sono due i provvedimenti che riguardano le semplificazioni approvati dal Governo o in corso di discussione.

Decreto Semplificazioni 2019, nel testo novità su fisco e lavoro

Ecco il testo del decreto legge sulle semplificazioni convertito in legge dal Parlamento dopo il via libera della Camera arrivato il 7 febbraio 2019:

Testo DdL Semplificazioni 2019Ecco il testo del disegno di legge di conversione del Decreto Semplificazioni 2019 approvato dal Senato (la versione approvata dalla Camera il 7 febbraio è identica e senza modifiche)

Le novità ufficiali erano già state presentate dal Governo in seguito all’approvazione del decreto, e tra queste spiccano l’abolizione del LUL telematico, che sarebbe dovuto entrare in vigore dal 1° gennaio 2019, insieme alla cancellazione definitiva del Sistri, in vigore dal 2010 ma prorogato annualmente.

A questo si lega anche il testo del progetto di legge in materia di semplificazione fiscale, sostegno delle attività economiche e delle famiglie e il contrasto dell’evasione fiscale attualmente all’esame del Parlamento.

Le novità del decreto semplificazioni 2019

Nel decreto semplificazioni 2019 approvato a febbraio sono state inserite importanti novità in materia di diritto alla salute e scuola, nonché in materia di digitale.

In relazione alla contingente carenza di medici di medicina generale, l’articolo 9 prevede che, fino al 31 dicembre 2021, i laureati in medicina e chirurgia abilitati all’esercizio professionale, iscritti al corso di formazione specifica, possano partecipare all’assegnazione degli incarichi prima del conseguimento del relativo diploma.

La loro assegnazione è in ogni caso subordinata rispetto a quella dei medici diplomati. Il mancato conseguimento del diploma entro il termine previsto dal corso comporta la cancellazione dalla graduatoria regionale e la decadenza dall’eventuale incarico assegnato.

L’articolo 10 interviene sulla procedura di corso-concorso per il reclutamento di dirigenti scolastici bandita nel 2017, eliminando la fase del corso di formazione dirigenziale e prevedendo dunque che tutti i candidati che abbiano superato il concorso di ammissione siano dichiarati vincitori e assunti.

Decreto semplificazioni 2019 con novità per i forfettari

Sempre sul fronte delle novità fiscali, nel Decreto Semplificazioni 2019 è stata modificata una delle regole previste per l’accesso al regime forfettario.

praticanti di studi professionali, dopo l’iscrizione ad ordini o collegi, potranno fatturare anche in via prevalente nei confronti del soggetto presso il quale è stato svolto il periodo di tirocinio obbligatorio per l’accesso alle professioni regolamentate.