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Quota 100, che cosa rischia chi cumula la pensione con il lavoro

Quota 100 news: il nuovo accesso anticipato a pensione quota 100 ha ufficialmente debuttato il 1° aprile per i dipendenti del settore privato; per quelli del pubblico impiego, invece, la prima data utile di decorrenza è fissata al 1° agosto.

Tuttavia chi otterrà l’assegno dovrà fare attenzione al divieto di cumulo con redditi da attività da lavoro, perché rischia di dover restituire la pensione.

Per tutti coloro che entro il 2021 maturino i requisiti di 62 anni di età e 38 anni di contributi, si apre la possibilità di aderire a questo accesso straordinario e anticipato che consente di ottenere la pensione ben cinque anni prima di quella di vecchiaia e quasi cinque anni prima la pensione anticipata, almeno per i lavoratori di sesso maschile. L’assegno sarà liquidato con le ordinarie regole del metodo retributivo, misto e contributivo senza alcuna conversione al metodo spesso meno conveniente, vale a dire il contributivo (come accade invece per l’opzione donna). L’ammontare dell’assegno sarà minore rispetto a quello ottenibile con la pensione anticipata ordinaria, in proporzione ai minori contributi versati.

Numerosi rimangono però i punti da chiarire sulle peculiarità di quota 100. Inps ha recentemente diffuso un messaggio (1551/2019) contenente alcune domande e risposte che, tuttavia, non si concentrano sui temi più controversi relativi alle particolari condizioni di pensionamento. In particolare, si attendono chiarimenti ufficiali a proposito del rapporto fra indennità di disoccupazione (Naspi) e i requisiti di quota 100.

Decadenza dalla Naspi

Infatti, nel caso in cui un fruitore della Naspi si ritrovi a maturare i requisiti per la pensione in quota non è ancora stato ufficializzato se si produca la automatica decadenza dall’indennità di disoccupazione. Sul tema la riforma Fornero del mercato del lavoro (legge 92/2012, articolo 2, comma 40, lettera c) aveva più genericamente enumerato, fra le cause della perdita del diritto alla Naspi, il raggiungimento del diritto al pensionamento anticipato, come confermato dal decreto legislativo 22/2015, articolo 11, comma 1, lettera d.

In effetti, il decreto legge 4/2019 ha definito quota 100 come pensione anticipata, evidenziandone però il carattere temporaneo e straordinario e rendendo necessario un ulteriore chiarimento da parte dell’istituto di previdenza.

Contributi effettivi
Andrà poi ricordato che la contribuzione accreditata in virtù dell’indennità di disoccupazione (Aspi, mini Aspi e Naspi) è utile ai fini del raggiungimento del requisito dei 38 anni di contributi, ma – per coloro che hanno almeno una settimana di contributi nel metodo retributivo- non ai fini dell’altro requisito generalizzato del possesso di almeno 35 anni di contribuzione effettiva. Tale ulteriore subrequisito della soglia di contribuzione effettiva non è invece richiesto per i “contributivi puri” che, nel caso dei quotisti, potranno essere solo coloro che avranno optato per avere la pensione calcolata con il metodo contributivo.

A fianco sono stati ipotizzati i casi di tre lavoratori per evidenziare come si possa arrivare a rispettare il doppio vincolo dei 35 e dei 38 anni sommando diverse tipologie di contributi. Un traguardo che, per quanto concerne la persona che ha avuto quattro anni di disoccupazione, non è raggiungibile, con conseguente necessità di passare al sistema di calcolo contributivo.

Redditi e pensione
Un’altra peculiarità di quota 100 consiste nella sua incumulabilità con i redditi di lavoro dipendente e autonomo fino all’età della pensione di vecchiaia, temperata dal possibile cumulo con il lavoro autonomo occasionale nella soglia massima annuale di 5mila euro lordi. La norma (articolo 14, comma 3, del decreto legge 4/2019) si riferisce nello specifico a queste tre categorie reddituali del nostro ordinamento, lasciando fuori da possibili interferenze – almeno sulla carta – redditi alternativi, come quelli di partecipazione, percepiti da un socio lavoratore di una società a responsabilità limitata di ambito commerciale.

In realtà, la circolare Inps 11/2019 ha fornito una lettura più estensiva, vietando il cumulo con qualsiasi reddito collegato ad attività lavorativa, instillando alle persone interessate ulteriori dubbi su quali redditi siano realmente compatibili con quota 100. Inoltre, l’Istituto dovrà chiarire come sarà -a posteriori- verificata la cumulabilità, cioè se per cassa o per competenza.

Si ponga, infatti, il caso di un lavoratore autonomo che maturi a 62 anni la pensione in quota 100, accettando dall’anno successivo una collaborazione biennale. Se questo libero professionista scegliesse di farsi erogare i propri compensi esclusivamente nel secondo anno dell’incarico, se prevalesse un criterio di cassa, questi perderebbe il diritto alle rate di pensione del solo secondo anno mentre, se si applicasse quello di competenza, entrambe le annualità pensionistiche sarebbero revocate.

Il mancato rispetto del divieto di cumulo, peraltro, non comporta la perdita definitiva della pensione, ma la revoca degli importi erogati nell’anno in cui si supera il limite dei 5mila euro di lavoro autonomo occasionale o si svolgono lavori che determinano redditi incompatibili con quota 100.

Pensioni news: diminuiscono le possibilità di introduzione di quota 41

IL Governo con il DL 4/2019 ha introdotto, tra le varie misure, quota 100 che consente a tutti coloro che hanno compiuto 62 anni di età e che hanno versato almeno 38 anni di contributi di andare in pensione anticipatamente.

Tale misura, entrata in vigore a partire dal 1°aprile 2019, sarà disponibile fino al 2022 dopo di che quota 100 dovrebbe essere sostituita da quota 41 che consentirà a tutti i lavoratori che hanno versato 41 anni di contributi di andare in pensione anticipata, a prescindere dall’età anagrafica.

Da qualche mese a questa parte però il Governo sembra aver abbandonato l’idea di sostituire quota 100 con la quota 41.

Questo perché, visto lo stato dei conti pubblici, sembra impossibile attualmente pensare di introdurre quota 41 in quanto questa farebbe aumentare notevolmente la spesa pensionistica.

Intanto cresce il malcontento dei sindacati nei confronti di quota 100, questi infatti si preparano a manifestare contro la riforma previdenziale portata avanti dal Governo giallo-verde.

Pensioni, ultime novità: l’introduzione di quota 41 sembra essere sempre più lontana

Il Governo, per superare la Legge Fornero e riformare il sistema previdenziale ha deciso di introdurre quota 100, assicurando ai contribuenti che quest’ultima a partire dal 2022 sarebbe stata sostituita da quota 41.

Da qualche a mese a questa parte però non si sente più parlare di quota 41, questo perchè a quanto pare, visto lo stato dei conti pubblici, introdurre la suddetta misura non sembra essere possibile.

Forse questo avverrà dopo la finanziaria del 2020 sempre che il Governo decida di investire le poche risorse che ha sulle pensioni.

Inoltre, come riporta il Sole 24 Ore, introdurre quota 41, consentendo a tutti coloro che hanno versato almeno 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica, farebbe salire la spesa pensionistica di 12 miliardi.

Molti contribuenti che speravano in quota 41 potrebbero quindi rimanere delusi, ma per ora nulla è ancora deciso.

Pensioni, ultime novità: i sindacati in piazza contro la riforma previdenziale

I sindacati intanto continuano la loro protesta contro l’operato del Governo in tema di riforma previdenziale.

Il 14 giugno è stato indetto uno sciopero dalla Fiom, dalla Fim e dalla Uilm in quanto secondo loro quota 100 non modifica strutturalmente la Legge Fornero, poiché questa una misura temporanea di tre anni che lascia il sistema previdenziale iniquo.

Inoltre la critica dei sindacati riguarda il fatto che non sono state date delle risposte chiare per turnisti, lavori gravosi, giovani e donne, lavori di cura e discontinuità contributiva.

Per questi motivi sulla previdenza i sindacati continueranno a chiedere un cambiamento, al fine di aiutare tutte le categorie di lavoratori che non sono stati tutelati dalla riforma previdenziale.

Pensioni quota 100 e Ape sociale: ultime news Inps

Pensioni Quota 100: le ultime news dall’Inps.

La titolarità dell’Ape sociale o dell’Ape volontario non preclude il pensionamento con quota 100.

L’INPS con il messaggio n. 1551 ha chiarito alcuni punti riguardanti quota 100 la misura che, a partire da aprile 2019, consente ai lavoratori che hanno compiuto 62 anni di età e che hanno versato almeno 38 anni di contributi di andare in pensione anticipata.

L’Istituto previdenziale, in particolare nel suo messaggio, ha reso noto che la titolarità dell’Ape sociale o dell’Ape volontario non preclude il pensionamento con quota 100.

Ovviamente chi deciderà di beneficiare di quota 100 ed andare in pensione anticipata grazie a questa misura andrà incontro ad alcune penalizzazioni.

Ma vediamo nel dettaglio cosa ha specificato l’INPS nel messaggio n. 1551 in merito all’Ape sociale e quota 100 e cosa succederà a chi deciderà di beneficiare di quest’ultima.

Ape sociale e Ape volontario: anche chi ha aderito a queste misure potrà decidere di andare in pensione con quota 100

Con il messaggio n. 1551 del 16 aprile 2019 l’INPS ha fornito alcuni chiarimenti riguardo a quota 100 la misura introdotta dal DL 4/2019.

In particolare l’Istituto previdenziale ci ha tenuto a puntualizzare che chi è titolare dell’Ape sociale o di quello volontario, potrà comunque decidere di andare in pensione con quota 100.

Nel momento in cui però il contribuente, che beneficia dell’pensioni quota 100 newspensioni quota 100 news o dell’Ape volontario decide di aderire a quota 100, questo si vedrà revocare tali trattamenti.

Questo perché non è possibile continuare ad usufruire nello stesso periodo di tempo di entrambi gli strumenti.

Pensione di reversibilità, il primo beneficiario è il coniuge

Pensione di reversibilità: cos’è e a chi spetta

Prima di tutto è necessario dire che la pensione ai superstiti decorre dal primo giorno del mese successivo a quello del decesso dell’assicurato o del pensionato. Nel caso in questione dal 1° settembre 2018.

Si tratta di un diritto per i superstiti di lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi deceduti, che abbiano versato della contribuzione o siano titolari di pensione erogata dall’Inps.

E’ bene distinguere, però, fra:

– pensione indiretta, nell’ipotesi in cui il deceduto fosse assicurato e non titolare di pensione (come nel caso prospettato dalla lettrice); è da sottolineare che i superstiti del titolare di assegno ordinario di invalidità vengono considerati superstiti di assicurato, non essendo l’assegno reversibile;

– pensione di reversibilità, se il deceduto era titolare di una pensione diretta, cioè di vecchiaia, anzianità ora anticipata, inabilità e invalidità.

I requisiti del lavoratore deceduto

I superstiti hanno diritto alla pensione se il lavoratore deceduto ha maturato i requisiti previsti dalla precedente normativa per la pensione di vecchiaia (cioè 780 contributi settimanali in tutta la vita assicurativa). Oppure se questi è in possesso dei requisiti per aver diritto all’assegno ordinario di invalidità (cioè 260 contributi settimanali, di cui 156 nel quinquennio precedente la data del decesso).

Ai superstiti del titolare di assegno ordinario di invalidità spetterà la pensione indiretta, a condizione che siano perfezionati tali requisiti, includendo nel computo dell’anzianità contributiva anche il periodo di godimento dell’assegno. Si prescinde dal requisito nel caso in cui la morte del lavoratore dipenda da cause di servizio che non abbiano dato luogo, però, alla liquidazione di una rendita dell’assicurazione infortuni.

Per i superstiti da assicurato nel regime contributivo in mancanza dei requisiti appena descritti è prevista l’erogazione dell’indennità una tantum, purché si trovino nelle condizioni economiche previste dall’articolo 3, comma 6, della legge 335/1995 per l’attribuzione dell’assegno sociale.

In caso di decesso intervenuto durante la domanda di pensione di inabilità, è possibile calcolare la pensione ai superstiti, considerando il beneficio dell’incremento dell’anzianità prevista per i titolari di pensione di inabilità.

Diritto all’assegno di reversibilità per il coniuge

L’erogazione della pensione di reversibilità spetta prima di tutto al coniuge superstite. Tuttavia, è bene evidenziare alcune condizioni:

  • se è separato consensualmente, la pensione ai superstiti può essere concessa in ogni caso.
  • Se è separato con addebito (per colpa), la pensione può essere concessa solo se il richiedente è titolare di assegno alimentare stabilito dal tribunale;
  • Se è divorziato, può ottenere la pensione solo se è titolare di assegno di divorzio, non si è risposato e vi sia contribuzione, versata a favore del deceduto, prima della sentenza di divorzio.

Nel caso il deceduto dopo il divorzio si fosse risposato, il compito di dividere il trattamento di reversibilità tra coniuge superstite e coniuge divorziato compete al tribunale.

Sarà l’Inps a procedere alla ripartizione della prestazione tra gli aventi diritto, che abbiano presentato domanda intesa a ottenere la pensione indiretta o di reversibilità, sulla base di quanto stabilito dal giudice, a decorrere dal primo giorno del mese successivo a quello della notifica del provvedimento con il quale il tribunale ha attribuito una quota di pensione al coniuge divorziato.

Come ottenere l’assegno

Come riporta il sito Inps, per ottenere l’assegno di reversibilità sarà necessaria la domanda di pensione.

La domanda, può essere presentata agli Uffici centrali o periferici dell’Ente, sia direttamente sia tramite Patronato, ovvero on line collegandosi direttamente al sito. Alla domanda dovrà essere allegata la seguente documentazione:

  • certificato di morte (autocertificazione)
  • certificato di matrimonio (autocertificazione)
  • stato di famiglia alla data del decesso (autocertificazione)
  • dichiarazione di non avvenuta pronuncia di sentenza di separazione con addebito e di non avvenuto nuovo matrimonio
  • dichiarazione sul diritto alle detrazioni d’imposta
  • dichiarazione reddituale
  • modalità di pagamento

Assegno ridotto se ci sono altri redditi

Attenzione: è bene ricordare che in base ai redditi posseduti la pensione viene ridotta. Tale disposizione di trova nella legge 335/1995 che prevede appunto la riduzione della pensione in presenza di altri redditi. Questo vale anche se il superstite ha un reddito diverso da quello di lavoro (pensione, fabbricati e così via).

Questo vale anche se il superstite ha un reddito diverso da quello di lavoro (pensione, fabbricati e così via).
Sia all’atto della domanda di pensione che negli anni successivi deve essere presentata una dichiarazione reddituale attestante i redditi percepiti, al fine di determinare l’esatta misura della riduzione da operare sulla pensione.

Le percentuali spettanti ai superstiti

Coniuge e figliPercentuale
coniuge senza figli60%
coniuge con un figlio80%
coniuge con due o più figli100%

Pensioni lavori usuranti 2019: domanda entro il 1° maggio

Pensioni lavori usuranti 2019: i contribuenti che svolgono questo tipo di attività lavorative avranno tempo fino al 1° maggio 2019 per presentare all’INPS la domanda volta all’accertamento dei requisiti che consentirà ai lavoratori di andare in pensione anticipata.

I lavoratori che svolgono attività lavorative usuranti avranno tempo fino al 1° maggio 2019, per presentare la domanda volta all’accertamento della fruizione del beneficio. Ecco come presentare domanda all’INPS.

La domanda dovrà essere inviata alla struttura territoriale competente dell’INPS utilizzando la procedura telematica a disposizione dei cittadini o degli enti di patronato.

Se i contribuenti non rispetteranno il termine previsto per la presentazione della domanda, questi dovranno attendere più tempo prima di poter andare in pensione anticipata.

Ma vediamo nel dettaglio come deve essere presentata la domanda di certificazione per il riconoscimento del beneficio e chi sono i lavoratori che possono presentarla.

Pensioni lavori usuranti: la domanda di certificazione per il riconoscimento del beneficio deve essere presentata entro il 1° maggio

Il Dlgs n. 67/2011 ha introdotto la possibilità per i lavoratori che svolgono attività usuranti di andare in pensione anticipatamente, senza dover attendere il raggiungimento dell’età pensionabile.

I contribuenti che intendono usufruire di questo beneficio dovranno per prima cosa inviare all’INPS la domanda di certificazione per il riconoscimento dello stesso.

Per il 2019, il termine ultimo per inviare le istanze è stato fissato al 1° maggio 2019.

Ciò vuol dire che tutti coloro che hanno raggiunto i requisiti per andare in pensione anticipata devono presentare all’INPS entro la suddetta data la domanda con la relativa documentazione che accerti lo svolgimento di attività lavorative usuranti, tra cui:

  • libretto lavoro;
  • gli ordini di servizio;
  • le lettere di assunzione.

La domanda dovrà essere presentata alla sede territorialmente competente dell’INPS, utilizzando la procedura telematica a disposizione dei cittadini o degli enti di patronato.

Pensioni lavori usuranti: chi può beneficiarne?

Il Dlgs 67/2011 ha stabilito che tutti i lavoratori che hanno svolto mansioni gravose e che hanno compiuto 61 anni e 7 mesi di età e che hanno versato almeno 35 anni di contributi possono andare in pensione anticipata.

In particolare possono richiedere di andare in pensione anticipatamente:

  • gli addetti a mansioni particolarmente usuranti quali i lavori in galleria, nelle cave, in cassoni ad aria compressa, palombari, lavori ad alte temperature, in spazi ristretti, di asportazione amianto;
  • i lavoratori adibiti a turni di notte per almeno sei ore consecutive comprendenti l’intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino e per un minimo di 64 giorni all’anno;
  • i lavoratori che, al di fuori del caso precedente, prestano la loro attività per almeno tre ore nell’intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino per periodi di lavoro di durata pari all’intero anno;
  • addetti alla linea catena che svolgono l’attività in imprese soggette a specifiche voci tariffarie Inail in mansioni caratterizzate dalla ripetizione costante dello stesse;
  • conducenti di veicoli, di capienza complessiva non inferiore a nove posti, adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo.

Si ricorda che le suddette tipologie di lavoratori al fine di ottenere la possibilità di andare in pensione anticipatamente dovranno aver svolto queste attività per metà della loro vita lavorativa oppure per 7 degli ultimi 10 anni.

Contributi colf inps per gennaio-marzo

Contributi colf: le modalità di pagamento per il trimestre gennaio-marzo

Primo appuntamento alla cassa dell’Inps per i datori di lavoro domestico che, entro mercoledì 10 aprile, dovranno pagare i contributi relativi al primo trimestre 2019.

Per semplificare l’adempimento, l’ente di previdenza ha puntato sulla rete telematica; la contribuzione può dunque essere versata secondo le seguenti modalità:

1) rivolgendosi ai soggetti aderenti al circuito Reti Amiche (i tabaccai che espongono il logo “Servizi INPS”);

2) gli sportelli bancari di Unicredit;

3) on line sul sito internet (www.inps.it), utilizzando la carta di credito;

4) telefonando al numero verde gratuito 803.164;

5) con il bollettino Mav (pagamento mediante avviso). Le tabelle con valori aggiornati sono reperibili nella notizia da noi pubblicata lo scorso 13 febbraio (disponibile alla pagina https://bit.ly/2FJyKSE).

Va ricordato, infine, che i contributi pagati per la colf, entro il limite massimo di 1.549,37 euro, possono essere portati in deduzione ai fini Irpef.


Pensione quota 100 ma non solo: le domande per gli altri anticipi

Non solo Quota 100. Ecco le altre modalità con cui si ha accesso, in base ai contributi, alla pensione anticipata.

Pensione anticipata: le altre modalità di domanda

Non c’è solo il popolo di “quota 100” a gonfiare il fiume in piena di domande per una pensione anticipata nel 2019. Ai primi di aprile avevano fatto richiesta all’Inps per uno degli altri tre canali di uscita previsti dalla legge 26/2019 più di 34.400 lavoratori. 

Tra questi ci sono 10.898 che hanno fatto domanda per “opzione donna”, ovvero il pensionamento, previo ricalcolo contributivo consentito fino a fine 2019 alle lavoratrici dipendenti che entro il 2018 hanno maturato 58 anni (59 per le autonome) e almeno 35 di anzianità contributiva.

Cospiquo anche il contingente di aspiranti pensionati tra i lavoratori “precoci” (un anno d’impiego prima dei 19 d’età) che possono uscire con 41 anni di contributi: conta su 13.913 aspiranti, 1.312 dei quali hanno già avuto accolta la domanda. 

Il terzo gruppo di candidature arrivate nei primi tre mesi dell’anno riguarda poi l’Ape sociale, appannaggio di chi ha almeno 63 anni di età (con 30 0 35 di contributi, a seconda delle categorie) e si trova in condizioni meritevoli di tutela: si tratta in questo caso di 9.603 domande, 1.453 delle quali già accolte e 7.317 in lavorazione. 

Sono flussi importanti, che andranno monitorati insieme con quelli innescati da “quota 100” per le verifiche mensili sulla tenuta degli impegni finanziari previsti dalla legge di Bilancio. Per dare una proporzione, le domande dei “precoci” scrutinate da inizio anno sono circa un quarto di quelle presentate nell’intero 2018, un terzo di quelle del 2017.

Domande di pensionamento anticipato: i numeri

I primi dati sulle domande di pensionamento anticipato alternative a “quota 100” ricevute da Inps ci dicono che ogni dieci candidati quotisti ce ne sono più di tre che pure aspirano all’anticipo e che, in moltissimi casi, lo otterranno. Le domande per “quota 100” presentate fino a ieri erano 112.558, delle quali 38124 arrivano da lavoratori iscritti alla gestione dei dipendenti pubblici, mentre 40.049 sono di dipendenti privati.

Per avere un quadro completo dei nuovi pensionamenti diversi dalla vecchiaia mancano solo i dati sulle normali domande di anzianità, che fino al 2026 sono consentite, a prescindere dall’età anagrafica, con 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Il primo aprile sono entrare in pagamento le prime pensioni con “quota 100”. I beneficiari sono 26.831. Inps ha già accolto ben più di 39mila domande di questo tipo

Se le istruttorie procederanno senza rallentamenti si conta di liquidare altri due blocchi di prestazioni in due fasi successive: una entro la prima decade del mese, la seconda tra il 20 e il 29 aprile, riuscendo a liquidare fino a 50mila nuove pensioni entro maggio. 

Vale ricordare che in questa prima fase si tratta solo di pensioni di lavoratori del settore privato, dipendenti e autonomi, che avevano maturato i requisiti minimi (62 anni e 38 di contributi) a fine 2018. La prima finestra utile per i pubblici è il 1° agosto, mentre a settembre uscirà il plotone dei quotisti del comparto scuola.

Reddito di cittadinanza: istanze sospese in attesa dei modelli aggiornati

Arriva dal Ministero del Lavoro, con una notizia pubblicata sul proprio portale istituzionale, la comunicazione di una temporanea sospensione della procedura telematica attraverso la quale è possibile inoltrare le istanze di concessione del reddito e della pensione di cittadinanza. La decisione si è resa necessaria al fine di aggiornare modelli e procedure e potere così recepire le novità già in vigore ai sensi della legge di conversione del decreto n. 4/2019 che ha introdotto il sussidio.Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali recepisce le novità introdotte dalla legge di conversione, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, in materia di reddito di cittadinanza. Alla luce delle novità introdotte dal Parlamento, si rende necessario un opportuno aggiornamento del modello di domanda: sono infatti stati modificati, tra l’altro, i requisiti di accesso al sussidio. A tal fine è stata dunque temporaneamente sospesa la possibilità di presentare le istanze online.I nuovi requisiti sono infatti validi per chi presenta le istanze a partire dal mese di aprile 2019.

Requisiti d’accesso

La disciplina innovata garantisce la possibilità di richiedere il reddito di cittadinanzaanche a chi, pur lavorando, percepisce un reddito da lavoro dipendente o autonomo corrisponde a un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell’articolo 13 del testo unico delle imposte sui redditi.Il testo emendato facilita inoltre l’accesso alla pensione di Cittadinanza per i nuclei familiari in cui uno o più componenti, pur avendo età inferiore ai 67 anni, versino in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza. I requisiti patrimoniali sono stati resi più flessibili, grazie all’innalzamento della soglia del patrimonio finanziario da 5.000 a 7.500 euro per ciascun componente con disabilità e un contributo maggiore, con l’aumento del massimale della scala di equivalenza sino ad un massimo di 2,2. I componenti del nucleo familiare con disabilità possono manifestare la loro disponibilità al lavoro ed essere destinatari di offerte di lavoro alle condizioni, con le percentuali e con le tutele previste dalla legge.

Preclusioni

Il testo di legge prevede inoltre che il reddito di cittadinanza non può essere erogato a coloro che, pur essendo in possesso degli altri requisiti, siano stati condannati anche con sentenza non definitiva, intervenuta nei dieci anni precedenti, per reati gravi come terrorismo e mafia e ai latitanti.

Per informazioni più dettagliate sul reddito di cittadinanza vi rimandiamo al sito ufficiale del Ministero del lavoro e delle Politiche sociali: https://www.redditodicittadinanza.gov.it

Pensioni, quota 100: dal 1° aprile arrivati i primi assegni dall’INPS

A partire dal 1° aprile 2019, l’INPS sta erogando i primi assegni ai lavoratori che hanno deciso di andare in pensione anticipatamente con quota 100. Ecco tutto quello che c’è da sapere.

Pensioni, quota 100: a partire da ieri, 1° aprile 2019, l’INPS ha iniziato ad erogare gli assegni a coloro che hanno deciso di lasciare il loro posto di lavoro anticipatamente.

Saranno circa 25.000, le persone che avranno ricevuto sul proprio conto corrente bancario o postale l’assegno previdenziale; questo perché, come noto, le pensioni vengono pagate il primo giorno bancabile del mese.

L’erogazione degli assegni però non riguarderà tutti coloro che hanno deciso di aderire a quota 100, ma solo a quelli che hanno raggiunto i requisiti entro il 31 dicembre 2018.

Ma vediamo nel dettaglio a chi spetteranno gli assegni che verranno erogati dall’INPS e quante domande sono state presentate dai lavoratori fino a metà marzo per beneficiare di quota 100.

Pensioni, quota 100: a partire dal 1° aprile 2019 arrivati i primi assegni

Come tutti i pensionati ben sanno il primo giorno bancabile del mese vengono pagate le pensioni. Da domani, infatti, circa 25.000 persone che hanno deciso di presentare domanda per quota 100 riceveranno dall’INPS l’assegno previdenziale.

L’assegno però non verrà erogato a tutti coloro che hanno deciso di aderire a quota 100, ma solo a quelli che hanno soddisfatto i requisiti al 31 dicembre 2018.

Questo per via del meccanismo delle finestre d’uscita che prevede che i lavoratori del settore privato possono ricevere l’assegno previdenziale, solamente se questi hanno compiuto 62 anni di età e versato almeno 38 anni di contributi entro la fine del 2018.

Si ricorda inoltre che da domani gli assegni dei pensionati subiranno una rivalutazione per via delle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2019. Questo comporterà regole meno vantaggiose per coloro che ricevono un assegno previdenziale superiore ai 2.000 euro.

Pensioni, quota 100: sono circa 92.000 le domande presentate fino a metà marzo

L’INPS ha rilasciato alcuni dati grazie ai quali è stato possibile risalire al numero di domande presentate dai lavoratori per aderire a quota 100 ed andare così in pensione anticipatamente senza penalizzazioni.

Le domande pervenute fino a metà marzo sono state circa 92.280, di queste il 27% erano di donne, il 34% di individui con età inferiore ai 63 anni, il 45 % di persone con un’età compresa tra i 64 e i 65 anni di età, il 34% di lavoratori dipendenti e il 36% di lavoratori privati.

Dai dati presentati dall’INPS emerge che la maggior parte delle domande presentate per quota 100 arrivi dal Sud Italia, e che coloro che hanno presentato istanza si trovano in aree geografiche dove i redditi sono più bassi e dove la disoccupazione è più alta.

Questo dato ci fa capire che al contrario di ciò che si pensasse, quota 100non è una misura rivolta alla parte più produttiva della Nazione, ma a quella meno avanzata, ovvero dalla parte meridionale della penisola.

Pensioni, l’Inps rifà i calcoli: ecco a chi sarà tagliato l’assegno

Novità in arrivo per 5,6 milioni di pensioni con la legge di Bilancio.

 Dal 1°aprile gli assegni superiori a tre volte l’importo minimo (oltre i 1.522, 26 euro al mese) saranno ricalcolati per applicare quanto previsto dalla legge di Bilancio, che ha introdotto un meccanismo di adeguamento all’inflazione meno generoso rispetto al passato (legge 388/2000) per gli assegni più alti. Lo chiarisce l’Inps in una circolare appena pubblicata (44/2019). L’Istituto di previdenza precisa anche che per circa 2,6 milioni delle posizioni interessate, la riduzione media mensile dell’importo lordo sarà di 28 centesimi.

Vediamo cosa prevede la legge di Bilancio: per le pensioni fino a tre volte il minimo l’adeguamento all’inflazione è piena al 100%, mentre per tutti gli altri assegni la rivalutazione è compresa tra un massimo del 97% e un minimo del 40 per cento. Il 97% per le pensioni tra le tre e le quattro volte l’importo minimo (da 1.522 a 2.029 euro al mese);  il 40% per quelle superiori a 4.569 euro

La circolare Inps n. 44/2019

La Manovra 2019 – che ha introdotto sette scaglioni per il triennio 2019-2021 – nel dettaglio prevede che per i trattamenti pensionistici complessivamente pari o superiori a tre volte l’assegno minimo Inps e con riferimento all’importo complessivo la rivalutazione è:

1) del 97% per gli assegni tra 1.522 e 2.029 euro al mese; 

2) del 77% per gli assegni tra 2.029 e 2.538 euro al mese;

3) del 52% per gli assegni tra 2.537 e 3.046 euro al mese;

4) del 47% per gli assegni tra 3.046 e 4.061 euro al mese;

5) del 45% per gli assegni tra 4.061 e 4.569 euro al mese;

6) del 40% per gli assegni oltre 4.569 euro al mese

Tutte queste percentuali vanno applicate all’inflazione che per il 2019 è stata stimata all’1,1 per cento. Di fatto, quindi, se le pensioni fino a 1.522 euro avranno un incremento dell’1,1% quelle oltre le nove volte il minimo (superiori a 4.569 euro al mese) recupereranno solo lo 0,44 per cento.

Nei prossimi mesi l’Inps chiederà il conguaglio di quanto indebitamente erogato nei primi tre mesi dell’anno (la nuova perequazione andava applicata già dal 1° gennaio, ma l’approvazione della Manovra in extremis ha reso di fatto impossibile far scattare gli adeguamenti).

A quanto ammontano i conguagli
Vediamo, con qualche esempio, a quanto potrebbero ammontare i conguagli, posto che per gli importi fino a 1.522,26 euro non ci sarà alcun “taglio”.

Una pensione di 2.300 euro (lordi) nel 2018 è passata a 2.324, 44 euro da gennaio a marzo: ad aprile scenderà a 2.319, 48 euro per effetto delle novità previste dalla legge di Bilancio 2019. L’importo da “restituire” sarà di circa 5 euro al mese, 15 euro per il trimestre gennaio-marzo 2019.

Una pensione di 2.800 euro (lordi) nel 2018 è passata a 2.828,96 euro da gennaio a marzo: ad aprile si abbasserà a 2.816, 02 euro. L’importo da “restituire” sarà di 12,94 euro al mese, 39 euro per il trimestre gennaio-marzo 2019.

Una pensione di 4.700 euro (lordi) nel 2018 è passata a 4.744,64 euro da gennaio a marzo: ad aprile scenderà a 4.720,68 euro per effetto delle novità. In questo caso l’importo complessivo da conguagliare sarà di circa 72 euro.

L’Inps in una nota precisa che «per importo complessivo lordo si intende la somma di tutte le pensioni di cui un soggetto è titolare, erogate sia dall’Inps che dagli altri enti presenti nel Casellario centrale, assoggettabili al regime della perequazione cumulata».IMPORTO PROVVISORIO E DEFINITIVO
Differenza tra l’importo della pensione che sarà pagato dall’Inps a gennaio sulla base della legge 388/2000 e l’importo effettivo determinato secondo la legge di bilancio 2019. In entrambi i casi l’adeguamento pieno all’inflazione (+1,1%) si applica solo agli assegni di importo fino a 1.522,26 euro. Valori mensili lordi in euro

IMPORTO PERCEPITO
NEL 2018
RIVALUTAZIONE PER FASCE
APPLICATA DALL’INPS
RIVALUTAZIONE SECONDO
LEGGE DI BILANCIO
DIFFERENZA
DA RESTITUIRE
AUMENTOIMPORTOAUMENTOIMPORTOIMPORTO
8001,10%
fino a 1.522,26
808,801,10%808,800
1.0001.011,001.011,000
1.2001.213,201.213,200
1.4001.415,401.415,400
1.6001,10%
fino a 1.522,26
e 0,99%
fino a 2.537,1
1.617,511,067%1.617,070,44
1.8001.819,491.819,210,29
2.0002.021,472.021,340,13
2.3002.324,440,847%2.319,484,96
2.5002.526,422.521,185,25
2.8001,10%
fino a 1.522,26
e 0,99%
fino a 2.537,1
e 0,825%oltre
2.828,960,572%2.816,0212,94
3.0003.030,613. 017,1613,45
3.5003.534,740,517%3.518,1016,64
4.0004.038,864. 020,6818,18
4.2004.240,5110,495%4.220,7919,72
4.5004.542,9864.522,2820,71
4.7004.744,6360,440%4.720,6823,96
5.5005.551,2365.524,2027,04
Fonte: elaborazione Sole 24 Ore

Fonte: Il Sole 24 ore