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Pensioni 2020 novità: la guida INPS

Pensioni 2020 novità: la guida INPS aiuta i pensionati a verificare se hanno diritto a trattamenti integrativi o alla Pensione di cittadinanza. Un manuale di istruzioni tra regole consolidate e novità.

Il breve documento è articolato in sette passaggi da seguire con ordine, che supportano il pensionato nel richiedere i servizi che lo riguardano.

Tra le altre istruzioni, ci sono le seguenti:

  • la verifica dei potenziali trattamenti integrativi dovuti;
  • la dichiarazione dei redditi RED;
  • la compilazione e l’invio della Dichiarazione Sostitutiva Unica, DSU.

Una novità della guida INPS, aggiornata rispetto alla precedente pubblicata nel 2017, riguarda uno step dedicato alla pensione di cittadinanza, che spiega come verificare i requisiti ed eventualmente inoltrare la richiesta.

Guida pensioni INPS: 7 passaggi da seguire

pensionati avranno vita più facile grazie alla nuova guida INPS, la pubblicazione è stata diffusa attraverso il sito dell’ente previdenziale con la notizia del 3 dicembre 2019.

INPS – Guida in 7 passi per pensionati titolari di trattamenti previdenziali o assistenziali di importo bassoLa guida per pensionati, aggiornata con la Pensione di Cittadinanza.

Il documento è suddiviso in sette parti, ciascuna con istruzioni per verificare eventuali trattamenti a cui si ha diritto.

Ogni sezione ha specifici riferimenti normativi e link che facilitano la navigazione.

All’interno della guida sono fornite informazioni dettagliate sui seguenti passi da seguire:

  • controllare l’importo della pensione e le voci che la compongono;
  • verificare se si ha diritto a trattamenti integrativi della pensione;
  • dichiarare all’INPS ogni anno i redditi rilevanti con il servizio online dichiarazione reddituale RED semplificato se si beneficia di una prestazione collegata al reddito;
  • accertare se si fruisce delle detrazioni fiscali e se si hai diritto ai trattamenti di famiglia;
  • verificare se si ha diritto alla pensione di cittadinanza, compilare ed inviare la Dichiarazione Sostitutiva Unica, DSU, e inviare la domanda di PdC;
  • Verificare se si ha diritto alla pensione supplementare o al supplemento di pensione;
  • controllare se si può richiedere l’applicazione delle convenzioni contro la doppia imposizione fiscale, per i residenti all’estero.

Dai requisiti per ottenere le prestazioni a come cambia il calcolo pensione: il manuale accompagna i lettori passo passo.

Questo documento è il primo ad essere pubblicato nella sezione “guide” del sito INPS, una pagina informativa con lo scopo di facilitare la navigazione agli utenti.

Guida pensioni, le novità dell’aggiornamento INPS: la pensione di cittadinanza

La nuova guida pensioni, grazie all’aggiornamento, riporta le novità sulle pensioni 2020.

Il documento INPS riassume sinteticamente ed efficacemente il quadro d’insieme, indicando quali sezioni del sito possono essere utili per verificare e richiedere trattamenti integrativi o supplementi.

La novità più importante della nuova guida è sicuramente la parte dedicata alla pensione di cittadinanza.

Il trattamento in questione è stato introdotto dal Decreto Legge numero 4 del 28 gennaio 2019, la norma che ha previsto il reddito di cittadinanza, che per famiglie i cui componenti del nucleo familiare abbiano età pari o superiore a 67 anno viene chiamato appunto pensione di cittadinanza.

Le istruzioni sono riportate nel passo 5 della guida INPS: “Verifica se hai diritto alla Pensione di Cittadinanza, compila e invia la tua Dichiarazione Sostitutiva Unica DSU e invia la domanda di PdC”.

Per i dettagli il documento rimanda ai seguenti riferimenti:

  • la scheda prestazione reddito di cittadinanza e pensione di cittadinanza, una sezione del sito che spiega cos’è, a chi è rivolto, come funziona e come si può richiedere il reddito in questione;
  • il manuale sul reddito e la pensione di cittadinanza, un altro documento INPS che spiega nel dettaglio i particolari della misura a sostegno del reddito.

Un passaggio preliminare per usufruire della pensione di cittadinanza è l’invio online della Dichiarazione Sostitutiva Unica, DSU, documento necessario per l’elaborazione dell’ISEE che è uno dei criteri che viene preso in considerazione per individuare chi può beneficiare dei fondi messi a disposizione dalla misura.

Per la compilazione sono fornite istruzioni utili per verificare i requisiti richiesti ed eventualmente presentare la domanda.

Per controllare tali requisiti viene messo a disposizione un simulatore che, attraverso l’inserimento dei dati richiesti, fornisce una previsione sull’eventuale reddito a cui si ha diritto.

Pensioni News, di quanto aumenteranno gli assegni nel 2020

Pensioni, ultime novità: è stato reso noto che il tasso di rivalutazione che verrà indicato nel decreto ministeriale in pubblicazione in Gazzetta Ufficiale nei prossimi giorni sarà pari allo 0,40%.

Meno di quanto era stato precedentemente annunciato, infatti nei giorni scorsi si era parlato di un tasso di rivalutazione pari allo 0,6%.

Come noto ogni anno, l’importo della pensione percepita viene adeguato all’andamento dell’inflazione nell’ultimo anno, in modo tale da non far perdere all’assegno il suo potere d’acquisto.

Ma vediamo nel dettaglio di quanto aumenteranno gli assegni previdenziali nel 2020.

Rivalutazione pensioni 2020: di quanto aumenteranno gli assegni?

Come abbiamo precedentemente accennato il tasso di rivalutazione per il 2020 per le pensioni pagate dall’INPS nel 2020 sarà pari allo 0,40%.

Detto ciò, è bene sottolineare che l’aumento dell’importo dipenderà dalle cifre attualmente percepite e dalla fascia di riferimento.

Questo perché la Legge di Bilancio 2019 ha introdotto un sistema di rivalutazione che penalizza gli assegni di importo medio-alti prevedendo per loro una rivalutazione solamente parziale.

Ciò vuol dire che le pensioni sotto ai 1.500€ circa, quindi, godranno di un aumento dello 0,40%, ed in particolare che:

  • una pensione minima passerà da 513,01€ a 515,06€;
  • una pensione di 1.000 euro salirà a 1.004 euro;
  • una pensione di 1.200 euro salirà a 1.204,80 euro;
  • una pensione di 1.400 euro salirà a 1405,60 euro.

Lo stesso calcolo verrà effettuato su alcuni trattamenti assistenziali, come ad esempio l’assegno sociale per il quale si passerà dagli attuali 458,00 euro a 459,83 euro.

Pensioni, ultime novità: la rivalutazione per gli assegni superiori a tre volte il trattamento minimo

Per gli assegni superiori a tre volte il minimo, il tasso di rivalutazione potrebbe non essere allo 0,40%.

Questo perché quando l’importo è compreso tra le tre e le quattro volte il trattamento minimo la rivalutazione è al 97%, quindi per un tasso nel 2020 pari allo 0,38%. Ciò vuol dire che una pensione di 1.800,00 euro nel 2020 salirebbe a 1.806,84 euro.

Per gli assegni compresi tra le quattro e le cinque volte il trattamento minimo, invece, la rivalutazione sarà al 77%, con un tasso dello 0,30%. Una pensione di 2.200,00 euro aumenterebbe quindi così a 2.206,60 euro

Per gli assegni compresi tra le cinque e le sei volte il trattamento minimo la rivalutazione è al 52%: il tasso di perequazione applicato sulla pensione sarà quindi pari allo 0,20%. In questo caso per un assegno da 3.200 euro sarà previsto un aumento che porterà all’importo di 3.206,40 euro.

Quelli invece compresi tra le sei e le otto volte il minimo, la rivalutazione è al 47%, con un tasso quindi dello 0,18%. Una pensione di 4.000,00 euro, quindi, salirebbe di appena 7,20 euro.

Infine, per ciò che concerne gli assegni compresi tra le otto e le nove volte il minimo siamo al 45%, con un tasso pari allo 0,18%, mentre sopra le nove volte la rivalutazione è al 40% con un tasso applicato sugli assegni pari allo 0,16%.

Bonus tredicesima pensioni 2019: a chi spetta? Tutte le istruzioni

Bonus tredicesima 2019 per i titolari di pensioni basse: a chi spetta e quali sono gli importi dell’assegno aggiuntivo riconosciuto dall’INPS a dicembre? Tutte le istruzioni ed i limiti di reddito da considerare.

Bonus tredicesima ai titolari di pensioni basse: anche nel 2019 l’INPS riconosce una somma aggiuntiva sull’assegno ai pensionati che non superano determinati limiti di reddito.

Non sono in molti a sapere che insieme alla tredicesima mensilità, a dicembre viene riconosciuto un ulteriore importo aggiuntivo ai pensionati.

Si tratta dell’integrazione riconosciuta a tutti i pensionati che non superano determinati limiti, fissati annualmente, sia in relazione alla pensione erogata dall’INPS che al totale del reddito individuale e coniugale percepito.

L’importo che verrà pagato insieme alla tredicesima è pari a 154,94 euro circa (le ex 300.000 lire), secondo le disposizioni introdotte dalla Legge Finanziaria del 2000, rimaste invariate sino ad oggi.

Analizziamo di seguito tutte le regole ed i requisiti da rispettare per poter ricevere il bonus tredicesima sulle pensioni.

Bonus tredicesima pensioni 2019: a chi spetta? Tutte le istruzioni

Per capire se si ha diritto o meno al bonus di 154 euro insieme alla tredicesima i pensionati dovranno considerare sia il limite relativo al reddito individuale che quello coniugale, oltre a considerare il totale della pensione percepita.

Il bonus aggiuntivo sulla tredicesima spetta a chi rispetta i seguenti limiti:

Bonus tredicesima 2019Limite pensione individualelimite reddito individualelimite reddito coniugale
Importo pieno6.669,13 euro10.003,70 euro20.007,39 euro
Importo ridotto6.669,14 – 6.824 euro

Come evidenziato nella tabella, bisogna quindi considerare non solo il limite relativo alla pensione percepita, ma anche il reddito complessivo (sia singolo che coniugale per i pensionati sposati).

Il limite relativo alle pensione individuale sarà utilizzato dall’INPS anche per il calcolo dell’importo del bonus spettante sulla tredicesima. Non tutti hanno diritto al bonus di 154 euro.

Chi percepisce una pensione complessiva di importo superiore ai 6.669,13 euro e fino a 6.824 euro, avrà diritto ad un bonus pari alla differenza tra 6.824 euro e l’importo della pensione, sempre nel caso di rispetto dei limiti di reddito di cui sopra.

Per capire a chi spetta il bonus aggiuntivo sulla tredicesima sarà quindi necessario considerare:

  • l’importo totale della pensione percepita;
  • il limite di reddito individuale;
  • il limite di reddito coniugale (per i pensionati sposati).

Bonus tredicesima 2019: per quali pensioni spetta?

Il limite di reddito e quello relativo all’importo totale della pensione riconosciuta nell’anno è il requisito fondamentale per capire quando spetta il bonus tredicesima INPS 2019.

Ricordiamo però che l’integrazione non è riconosciuta su tutte le tipologie di pensione. Ad esempio, non ne hanno diritto coloro che percepiscono una pensione di invalidità civile, l’assegno o la pensione sociale.

Tredicesima 2019 e bonus pensionati: pagamento il 2 dicembre con il cedolino INPS

A differenza dei lavoratori dipendenti, che percepiscono la tredicesima mensilità a ridosso delle festività di Natale, per i pensionati la gratifica natalizia arriva all’inizio del mese.

È con il cedolino INPS di dicembre 2019 che sarà erogata la tredicesima sulle pensioni, secondo le date indicate dall’INPS nel calendario del pagamento degli assegni previdenziali e assistenziali.

Ecco quindi quando arriva la tredicesima 2019 per i pensionati:

  • lunedì 2 dicembre 2019 per chi ha l’accredito della pensione alle poste;
  • lunedì 2 dicembre 2019 per chi ha l’accredito della pensione in banca.

Al netto della differente data di pagamento, le regole sulla tredicesima sono le stesse tra lavoratori dipendenti e pensionati: il calcolo si effettua sulla base delle mensilità di pensione erogate nel corso dell’anno.

Pensioni: quali agevolazioni per chi assiste un familiare disabile?

Esistono diverse agevolazioni sulla pensione per chi assiste un familiare disabile in situazione di gravità: ecco quali sono le condizioni da soddisfare per anticipare l’accesso alla pensione.

Pensioni: esiste più di un’agevolazione per chi assiste un familiare disabile.

Come noto alcune categorie di persone godono di una maggiore flessibilità nell’accesso alla pensione: in caso di situazioni particolari, tra cui appunto figura l’assistenza di un familiare disabile, viene riconosciuta infatti la possibilità di anticipare l’accesso alla pensione.

Nel dettaglio, per coloro sui quali grava un carico di cura nei confronti di un disabile vi è la possibilità di accedere alla pensione con Quota 41 oppure quella di richiedere l’anticipo pensionistico Ape Sociale.

Prima di vedere cosa prevedono queste agevolazioni è bene fare chiarezza su cosa si intende per “assistenza disabili” e quali sono le condizioni da soddisfare per poter accedere ai benefici sulla pensione.

Agevolazioni sulla pensione per chi assiste un disabile: quando spettano?

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Come spiegato dall’Inps, possono anticipare l’accesso alla pensione coloro che – al momento della domanda di pensionamento – assistono da almeno sei mesi uno tra:

  • coniuge o parente di primo grado convivente;
  • parente o affine di secondo grado qualora i genitore o il coniuge della persona con handicap abbiano compiuto 70 anni, oppure siano affetti da patologie invalidanti, o siano deceduti o mancanti.

Le persone da assistere devono avere un handicap in situazione di gravitàriconosciuto ai sensi dell’articolo 3, III comma, della legge 104/1990.

Quando si parla di “handicap in situazione di gravità”? La Legge 104 specifica che questa condizione riguarda coloro che a causa di una minorazione – singola o multipla – hanno una ridotta autonomia personale, correlata all’età, che rende necessario un intervento assistenziale di tipo permanente, continuativo e globale della sfera individuale “o in quella di relazione”.

È bene precisare però che non esiste alcun automatismo, né tantomeno una correlazione, tra la certificazione di “handicap grave” e l’invalidità al 100%; potrebbe succedere, infatti, che ad una persona a cui non è stata riconosciuta l’invalidità totale venga comunque riconosciuto l’handicap grave meritevole di assistenza. Per il riconoscimento di entrambe le situazioni è comunque richiesta un’apposita visita medico-legale.

Assistenza disabile grave: quali agevolazioni sulla pensione? 

Fatta chiarezza sul concetto di assistenza al disabile in condizioni di gravità possiamo vedere di quanto è possibile anticipare l’accesso alla pensionequalora si rientri nella suddetta categoria.

Come anticipato, la legge riconosce a queste persone la possibilità di anticipare l’accesso alla pensione ricorrendo a delle misure di flessibilità, quali Quota 41 e l’Ape Sociale.

La prima misura consente l’accesso alla pensione al raggiungimento dei 41 anni di contribuzione, indipendentemente dall’età anagrafica. Tuttavia per accedere a Quota 41 c’è un ulteriore requisito da soddisfare: essendo questa misura rivolta ai lavoratori precoci, è importante che almeno 12 mesi di contribuzione facciano riferimento al periodo precedente al compimento del 19° anno di età.

I lavoratori precoci che assistono un familiare con handicap grave, possono quindi fare domanda di pensionamento al raggiungimento dei 41 anni di contributi; è importante sapere, però, che per effetto della finestra mobile introdotta con il decreto 4/2019 la pensione decorre dal terzo mesesuccessivo al raggiungimento dei suddetti requisiti.

La seconda misura riservata a coloro che assistono un familiare disabile è l’Ape Sociale, in scadenza il 31 dicembre 2019 ma che – con ogni probabilità – dovrebbe essere prorogata dal Governo Conte Bis.

L’anticipo pensionistico è una misura di flessibilità che consente di smettere di lavorare percependo, negli anni che separano il lavoratore dal raggiungimento dell’età pensionabile, un anticipo pensionistico erogato a titolo di prestito da un istituto di credito. Sarà lo Stato, vista la situazione di svantaggio del lavoratore, a farsi carico della restituzione del prestito.

Quindi, per coloro che accedono all’Ape Sociale non sono previste trattenute né penalizzazioni sull’assegno di pensione. Ma quali sono i requisiti previsti per l’accesso a questa misura? Per farne domanda bisogna avere 63 anni di età e non bisogna essere titolare di pensione diretta.

Inoltre, per chi assiste un disabile c’è un requisito contributivo da soddisfare, pari a 30 anni.

Pensioni: che fine farà Quota 100?

Nessun allarmismo per il momento. A differenza di quanto in molti pensano (o temono), nel programma condiviso dai due partiti che compongono il nuovo Governo non figura l’abrogazione della riforma previdenziale di gennaio 2019, la famosa “Quota 100”, per intenderci. Rimane tuttavia uno dei capitoli “coperti” della trattativa tra M5S, Pd e il premier incaricato Giuseppe Conte.

Anche se non compare in nessuno dei documenti programmatici circolati da quando è cominciato il confronto tra i due schieramenti, il destino di “Quota 100” ha però subito trovato posto nell’agenda dei lavori dei tavoli tecnici. E di fatto è già stata avviata la riflessione su una delle misure bandiera di quello che era l’esecutivo giallo-verde. La strada imboccata, a quanto trapela, porta, per ora, a una significativa “manutenzione” dello strumento per il pensionamento anticipato (62 anni di età e 38 di contribuzione,) fortemente voluto dalla Lega. 

Le possibili varianti. L’obiettivo, va da sé, è di risparmiare risorse da destinare ad altri interventi, come gli sgravi per chi acquista beni sfusi (sulla falsariga di quelli già assegnati ai produttori che eliminano gli imballaggi), oppure nuovi incentivi contro i carburanti fossili o la mobilità sostenibile. Una variante possibile potrebbe essere l’innalzamento della soglia anagrafica della “quota” da 62 a 64 anni.

C’è poi il vero perno del riassetto: sancire ufficialmente la cessazione di quota 100 nel 2021 al termine dei tre anni di sperimentazione. Un percorso che potrebbe essere ulteriormente abbreviato. Con lo stop anticipato di un anno, a fine 2020, lasciando comunque un varco non troppo stretto per l’uscita anticipata, in primis per i lavoratori coinvolti in crisi aziendali, soprattutto con il potenziamento dell’Ape sociale, che ora scade a fine 2019.

Spazi stretti. Un’ipotesi, quest’ultima, che si è già affacciata nel corso dell’istruttoria tecnica sul programma e che, se il Governo Conte-2 otterrà la fiducia, costituirà un passaggio obbligato del confronto politico nelle prossime settimane, soprattutto perché gli spazi per muoversi all’interno del complicato quadro di finanza pubblica restano ristretti. Anche nel caso in cui da Bruxelles dovesse arrivare l’ok a una, resterebbero da trovare almeno 15 miliardi di euro per la manovra “minima” da 30-35 miliardi. E per recuperare almeno una parte di queste risorse il nuovo governo potrebbe essere costretto a scegliere tra due sole alternative: l’aumento parziale e selettivo dell’Iva, considerato però impopolare e con la possibile ricaduta negativa di una frenata dei consumi, o il restyling con lo stop anticipato di Quota 100, per il quale in ogni caso l’attuale sperimentazione non verrebbe prolungata oltre il triennio indicato dall’ultima legge di bilancio. E questa seconda via appare già quella più percorribile.

Stop al 2021. Un intervento di questo tipo consentirebbe di risparmiare gli oltre 8,6 miliardi già stanziati per il 2021, che solo per una parte verrebbero assorbiti dal prolungamento in versione rafforzata dall’Ape con prestito bancario. Rimarrebbero disponibili almeno 6,5-7 miliardi, che si andrebbero ad aggiungere ai 2,5-3,5 miliardi di risparmi attesi per il prossimo anno a causa del tasso di adesione molto più basso di quello stimato inizialmente (domande inferiori di oltre il 30% rispetto alle previsioni). Ma la minor spesa 2020 potrebbe lievitare a 4,5-5 miliardi con la “manutenzione” in cantiere. In tutto la dote da recuperare da Quota 100 potrebbe quindi arrivare a 12 miliardi in due anni, oltre un terzo dei quali utilizzabili già nel 2020.

Quota 100 non cumulabile con redditi da Libretto Famiglia

I redditi derivanti dal Contratto telematico per prestazioni occasionali e Libretto famiglia non sono cumulabili con la pensione Quota 100, secondo l’Inps

La pensione con Quota 100 non è cumulabile neppure con i redditi  da prestazioni occasionali remunerate con il contratto telematico Presto e con il Libretto di Famiglia, le modalità che hanno sostituito i vecchi voucher.  La novità viene comunicata dal Sole 24 Ore che ha sottoposto l’interrogativo alla Direzione centrale pensioni dell’ INPS. 

Come noto la norma che ha istituito la pensione con quota 100 prevede  l’impossibilità di cumulare l’assegno pensionistico (con redditi da lavoro e di impresa di arti e professioni), con la sola esclusione di un massimo di 5mila euro lordi annui, sotto forma di lavoro autonomo occasionale.

L’indicazione è spiegata  nella circolari INPS  11/2019 del 29 gennaio e  117/2019 del 9 agosto 2019, ma,  osserva il Sole, non veniva precisata la distinzione tra  lavoro autonomo  occasionale ex art 2222 c.c. e le prestazioni occasionali regolate dal dl 50 2017 in sostituzione dei vecchi voucher .

E’ stata quindi fatta richiesta di chiarimento alla direzione centrale pensioni che ha dato parere negativo alla cumulabilità fra Quota 100 e prestazioni con voucher . La motivazione sembra essere il fatto che queste ultime non sono propriamente lavoro autonomo e come tali non sono  caratterizzate “dall’assenza del vincolo di subordinazione e del potere di coordinamento del committente”  come richiesto dalla norma su quota 100 .

La circolare  INPS 117  afferma infatti  che «nel rispetto della lettera della norma, sono stati forniti chiarimenti sulla deroga all’incumulabilità prevista solo per il lavoro autonomo occasionale caratterizzato dall’assenza del vincolo di subordinazione e del potere di coordinamento del committente. Le altre forme di lavoro occasionale non autonomo non sono pertanto riconducibili a tale deroga».

 Si ricorda anche che tali redditi invece sono cumulabili con l’assegno di pensione di vecchiaia  quindi anche per chi va in pensione con quota 100 al momento del compimento dei 67 anni l’incompatibilità viene meno .

Oltre a questa interpretazione davvero speciosa (collegata alla natura di un reddito minimo  pari a 5000 euro annui lordi)    il Sole sottolinea anche  un’altra discrepanza  sul tema. La recente circolare INPS  117/2019 specifica che se si supera la soglia scatta l’impossibilità di cumulare, anche se le somme sono riferite a prima dell’accesso alla pensione.  Invece nelle lettere  recapitate ai pensionati al momento dell’accesso a QUOTA 100 si afferma che  “nell’anno di decorrenza della pensione i redditi autonomi occasionali vanno dichiarati solo se conseguiti dopo la decorrenza della stessa”.

Pensione di cittadinanza: a chi spetta, requisiti ISEE e come funziona

La pensione di cittadinanza è la versione over 67 del reddito di cittadinanza: secondo quanto stabilito dal Decreto Legge numero 4 del 2019, i nuclei familiari composti esclusivamente da uno o più componenti di età pari o superiore a 67 anni hanno diritto a ricevere un assegno di integrazione al reddito che può arrivare fino a un valore massimo di 780 euro.

La pensione può essere erogata ai nuclei familiari con componenti più giovani rispetto alla soglia stabilita, ma solo nel caso in cui si trovino in una condizione di disabilità o non autosufficienza.

La gestione spetta sempre all’INPS e il principio con cui nasce è lo stesso del reddito di cittadinanza: un sostegno per le fasce economiche più debolidella società.

Rispetto alla versione standard, le regole previste per i cittadini più anziani possono cambiare leggermente: una panoramica per orientarsi tra le regole a cui attenersi per beneficiarne e per verificare a chi spetta, quali sono i requisiti e le soglie ISEE da rispettare, come funziona e come viene erogata.

Pensione di cittadinanza: a chi spetta

“Per i nuclei familiari composti esclusivamente da uno o più componenti di età pari o superiore a 67 anni, adeguata agli incrementi della speranza di vita di cui all’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, il Rdc assume la denominazione di Pensione di cittadinanza quale misura di contrasto alla povertà delle perone anziane. I requisiti per l’accesso e le regole di definizione del beneficio economico, nonché le procedure per la gestione dello stesso, sono le medesime del Rdc, salvo dove diversamente specificato. In caso di nuclei gia’ beneficiari del Rdc, la Pensione di cittadinanza decorre dal mese successivo a quello del compimento del sessantasettesimo anno di età del componente del nucleo più giovane, come adeguato ai sensi del primo periodo” .

La prima caratteristica, dunque, per ottenere la pensione di cittadinanza è aver raggiunto 67 anni di età.

Inoltre per presentare domanda di pensione è necessario soddisfare uno dei seguenti requisiti di cittadinanza:

  • essere cittadino italiano o dell’Unione Europea;
  • essere cittadino di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, o apolide in possesso di analogo permesso.
  • cittadino di Paesi terzi familiare di cittadino italiano o comunitario titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente;
  • essere titolare di protezione internazionale.

I cittadini stranieri devono presentare una specifica documentazione per attestare di avere le caratteristiche richieste dalla legge.

Per accedere ai benefici della pensione di cittadinanza, inoltre, è necessario essere residente in Italia per almeno 10 anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo.

Pensione di cittadinanza: requisiti reddituali e soglie ISEE da rispettare

Oltre a rispondere a specifiche caratteristiche anagrafiche e di cittadinanza, gli aspiranti beneficiari devono rispettare i requisiti reddituali e le soglie ISEE stabilite dalla legge.

A questo punto è necessaria una precisazione importante: la pensione di cittadinanza è una misura di sostegno pensata per le famiglie, e non per i singoli individui che le compongono.

E infatti sono i nuclei familiari nella loro interezza che devono rispettare i seguenti requisiti reddituali:

  • un valore ISEE inferiore a 9.360 euro;
  • un valore del patrimonio immobiliare in Italia e all’estero, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 30.000 euro;
  • un valore del patrimonio mobiliare, come definito a fini ISEE, non superiore a una soglia di 6.000 euro, accresciuta di 2.000 euro per ogni componente il nucleo familiare successivo al primo, fino ad un massimo di 10.000 euro, incrementato di ulteriori 1.000 euro per ogni figlio successivo al secondo; soglie ulteriormente incrementate di 5.000 euro per ogni componente con disabilità media, cosi come definita a fini ISEE, presente nel nucleo e di 7.500 euro per ogni componente in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza;
  • un valore del reddito familiare inferiore ad una soglia di 7.560 euro annui, moltiplicata per il corrispondente parametro della scala di equivalenza. In ogni caso, la soglia è incrementata a 9.360 euro, sempre moltiplicata per il corrispondente parametro della scala di equivalenza ai fini Rdc, nei casi in cui il nucleo familiare risieda in abitazione in locazione, come da dichiarazione sostitutiva unica ai fini ISEE.

Inoltre nessun componente il nucleo familiare deve essere intestatario a qualunque titolo o avere piena disponibilità:

  • di autoveicoli immatricolati la prima volta nei sei mesi antecedenti la richiesta;
  • di autoveicoli di cilindrata superiore a 1.600 cc;
  • motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, immatricolati la prima volta nei due anni antecedenti, fatti salvi gli autoveicoli e i motoveicoli per cui è prevista una agevolazione fiscale in favore delle persone con disabilità ai sensi della disciplina vigente;
  • di navi e imbarcazioni da diporto.

Pensione di cittadinanza: come funziona e come fare domanda

Gli over 67 che hanno le carte in regola per ottenere la pensione di cittadinanza devono presentare domanda in una delle tre modalità previste:

  • presso Poste Italiane;
  • presso un Centro di Assistenza Fiscale, CAF;
  • online sul sito dedicato www.redditodicittadinanza.gov.

Per le domande presentate in maniera analogica, quindi fuori dai canali web, è necessario utilizzare il modulo SR180 redatto dall’INPS, è l’Istituto, infatti, a gestire le richieste e l’erogazione del sussidio, che poi nella pratica spetta a Poste Italiane.

SR180 – Modulo di domanda per Reddito di Cittadinanza/Pensione di CittadinanzaScarica il Modulo di domanda per Reddito di Cittadinanza/Pensione di Cittadinanza pubblicato dall’INPS.

I nuclei familiari che presentano domanda di pensione di cittadinanza e vengono ammessi a fruire dei benefici previsti hanno diritto a un assegnoche può arrivare fino a un massimo di 780 euro. La somma totale è il risultato di due quote:

  • la prima ad integrazione del reddito familiare fino alla soglia di 7.560 euro annui moltiplicata per il corrispondente parametro della scala di equivalenza;
  • la seconda ad integrazione del reddito dei nuclei familiari residenti in abitazione in locazione, pari all’ammontare del canone annuo previsto nel contratto di locazione, come dichiarato ai fini ISEE, fino ad un massimo di 3.360 euro annui. In caso di nuclei residenti in abitazioni di proprietà, per il cui acquisto o costruzione sia stato contratto un mutuo, il limite è di 1.800 euro.

Può accadere anche che i beneficiari abbiano diritto solo a una delle due quote previste, come ha sottolineato l’INPS nella circolare numero 100 del 2019 con cui ha illustrato le novità del reddito e della pensione di cittadinanza inserite nell’iter di conversione in legge del decreto numero 4 del 2019.

Pensione di cittadinanza: come viene erogata

Una volta verificati i requisiti di accesso, l’INPS dà il via libera a Poste Italiane per l’erogazione dell’assegno della pensione di cittadinanza. Il beneficio dura 18 mesi, dopodiché si rinnova in modo automatico, diversamente dal reddito di cittadinanza che prevede lo stop di un mese e una nuova richiesta.

La somma a cui si ha diritto si riceve tramite una PostePay da utilizzare per gli acquisti.

Ma, come si legge nella circolare numero 100 dell’INPS del 5 luglio 2019“la pensione di cittadinanza può essere erogata anche mediante gli strumenti ordinariamente in uso per il pagamento delle pensioni. L’attuazione di tale disposizione, tuttavia, non è immediata, essendo rimessa all’adozione di un apposito decreto del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle finanze, da emanarsi entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione”.

Vale a dire che si può disporre anche di tutta la somma in contanti, ma i tempi per questa modalità di erogazione della pensione di cittadinanza non sono ancora maturi e si dovrà attendere ancora un po’.

Pensioni: la cessazione dal lavoro deve essere effettiva

La cessazione dell’attività lavorativa, quale requisito per accedere alla pensione di anzianità, deve essere effettiva. Se un lavoratore si dimette, e viene poi riassunto dallo stesso datore di lavoro alle medesime condizioni, scatta la presunzione di cessazione simulata.

Con la sentenza 14417/2019 la Corte di cassazione ha ripercorso l’evoluzione normativa relativa alle condizioni per l’accesso alla pensione anticipata e alla cumulabilità tra trattamento previdenziale e reddito da lavoro, giungendo a formulare un principio di diritto: «Il regime di cumulabilità dei redditi da lavoro dipendente e della pensione di anzianità non esclude che quest’ultima possa essere erogata solo se al momento della presentazione della relativa domanda il rapporto di lavoro dipendente sia effettivamente cessato. A riguardo, deve ravvisarsi una presunzione semplice del carattere simulato della cessazione di tale rapporto ove essa sia seguita da immediata riassunzione del lavoratore, alle medesime condizioni, presso lo stesso datore di lavoro».

I giudici si sono pronunciati su un contenzioso tra l’Inps e un lavoratore. Quest’ultimo si è dimesso il 28 febbraio ed è stato riassunto il 1° marzo (dello stesso anno e non bisestile) dalla stessa azienda. Con effetto il 1° marzo è stata liquidata anche la pensione. Secondo la Corte d’appello la cessazione del rapporto di lavoro è stata effettiva, come testimoniato dall’erogazione del Tfr, del libretto di lavoro e dai prospetti paga. Sempre secondo la Corte d’appello, il fatto che sia stato sottoscritto un nuovo contratto tra le parti il primo giorno di pensionamento non è da ritenersi contrario alla legge, anche in base alla circolare Inps 89/2009 e nota del ministero del Lavoro 12/2009 secondo cui non è previsto un lasso di tempo minimo tra la cessazione del rapporto di lavoro e il reimpiego.

In realtà nella circolare 89/2009 si legge anche che «la ripresa dell’attività lavorativa da parte del lavoratore che consegue la pensione di anzianità non può in alcun caso coincidere con la data di decorrenza del trattamento pensionistico», cioè proprio la situazione oggetto di contenzioso.

La Corte di cassazione ricorda che la pensione di anzianità è subordinata alla risoluzione del rapporto di lavoro o alla cessazione dell’attività autonoma e che tale requisito è stato successivamente esteso alla pensione di vecchiaia. La successiva possibilità di cumulare pensione e attività lavorativa non modifica la necessità del requisito della cessazione dell’attività lavorativa per accedere alla pensione. Quest’ultimo costituisce «una presunzione di bisogno che giustifica ai sensi dell’articolo 38 della Costituzione l’erogazione della prestazione sociale».

In base alla normativa e alla circolare Inps 89/2009, tuttavia, non è vietato farsi riassumere immediatamente dopo la decorrenza della pensione. Nel caso oggetto del contendere, il lavoratore avrebbe potuto far decorrere il contratto dal 2 marzo. Tuttavia la Cassazione afferma che la discontinuità tra l’attività lavorativa prima e dopo la pensione non si deve limitare alla ricerca di «un mero iato temporale più o meno significativo ma partire dalla considerazione che, laddove l’attività lavorativa successiva al pensionamento intercorra con il medesimo datore di lavoro ed alle medesime condizioni di quelle proprie del rapporto precedente a tale evento, si configura una presunzione di simulazione dell’effettiva risoluzione del rapporto di lavoro al momento del pensionamento».

Dunque sembrerebbe che secondo i giudici un nuovo rapporto di lavoro alle medesime condizioni sia incompatibile con la pensione anche se decorrente qualche tempo dopo la stessa. Per superare la presunzione di simulazione dell’interruzione del rapporto di lavoro si deve fare ricorso a «plurimi potenziali indici sintomatici, ulteriori rispetto ad un mero dato temporale» (non indicati dai giudici) per verificare che il rapporto di lavoro abbia caratteristiche nuove rispetto al precedente.

Quota 100 e Naspi: la prestazione decade come avviene per la pensione anticipata?

Quota 100 e Naspi: situazione poco chiara sulla decadenza dell’indennità.

 Quota 100, infatti, consente a tutti coloro che hanno compiuto 62 anni di età e che hanno versato almeno 38 anni di contributi di andare in pensione anticipatamente senza dover raggiungere l’età pensionabile.

I dipendenti privati che al 31 dicembre 2018 hanno raggiunto i requisiti per aderire a quota 100, il 1° aprile 2019 hanno ricevuto il loro primo assegno previdenziale.

Su questa misura però ci sono ancora dei punti non chiari e uno di questi riguarda la Naspi, l’indennità di disoccupazione che viene erogata a coloro che hanno perso il posto di lavoro.

Infatti se per la pensione di vecchiaia e per quella anticipata le cose sembrano essere chiare, quando si parla di quota 100 non si capisce se coloro che decideranno di aderire a questa misura perderanno l’indennità di disoccupazione.

Quota 100 e Naspi: se si aderisce si perde l’indennità?

I contribuenti che ricevono l’indennità di disoccupazione poiché hanno perso il loro posto di lavoro, una volta raggiunti i requisti per la pensione di vecchiaia o per quella anticipata si vedranno decadere il riconoscimento.

A stabilirlo è stato il Dlgs 22/105 che ha chiarito che chiunque percepisce la Naspi, perde questo diritto una volta scelto un canale d’uscita anticipata, come quelli sopra citati.

Non si può dire lo stesso di indennità di disoccupazione, infatti, i Consulenti del Lavoro hanno chiarito che mancano le norme di coordinamento per ciò che concerne la suddetta misura e la percezione della Naspi.

A rigore di logica, essendo una forma di pensione anticipata, dovrebbe fare decadere la Naspi come avviene per la pensione anticipata o per quella di vecchiaia, ma la legge non è chiara su questo punto.

C’è da dire però che essendo quota 100 transitoria non è detto che questa debba essere considerata come le altre forme di pensione anticipata, ed è proprio per questo motivo che i Consulenti del Lavoro hanno affermato che con la maturazione dei requisiti per quota 100 la Naspi non decade.

Quota 100 news: Governo soddisfatto dei risultati raggiunti fino ad oggi

Quota 100 è una delle misure principali, inserita nel DL 4/2019, per superare la Legge Fornero e riformare quindi il sistema previdenziale.

Ad aprile sono arrivate circa 100 mila domande da parte dei lavoratori che hanno raggiunto i requisiti per aderire a quota 100 e lasciare così in anticipo il posto di lavoro.

Il Ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, ha infatti espresso la sua soddisfazione rispetto al nuovo provvedimento proposto dal Governo giallo-verde.

Di Maio ci ha poi tenuto a chiarire che con la quota 100 si avvia la flessibilità previdenziale, e che grazie alla suddetta misura molti giovani riusciranno finalmente ad avere un posto di lavoro stabile.

Anche il Premier Conte, ha espresso la sua soddisfazione per i risultati raggiunti con quota 100 ed ha chiarito che questa non subirà alcuna interruzione.

Pensione quota 100 ma non solo: le domande per gli altri anticipi

Non solo Quota 100. Ecco le altre modalità con cui si ha accesso, in base ai contributi, alla pensione anticipata.

Pensione anticipata: le altre modalità di domanda

Non c’è solo il popolo di “quota 100” a gonfiare il fiume in piena di domande per una pensione anticipata nel 2019. Ai primi di aprile avevano fatto richiesta all’Inps per uno degli altri tre canali di uscita previsti dalla legge 26/2019 più di 34.400 lavoratori. 

Tra questi ci sono 10.898 che hanno fatto domanda per “opzione donna”, ovvero il pensionamento, previo ricalcolo contributivo consentito fino a fine 2019 alle lavoratrici dipendenti che entro il 2018 hanno maturato 58 anni (59 per le autonome) e almeno 35 di anzianità contributiva.

Cospiquo anche il contingente di aspiranti pensionati tra i lavoratori “precoci” (un anno d’impiego prima dei 19 d’età) che possono uscire con 41 anni di contributi: conta su 13.913 aspiranti, 1.312 dei quali hanno già avuto accolta la domanda. 

Il terzo gruppo di candidature arrivate nei primi tre mesi dell’anno riguarda poi l’Ape sociale, appannaggio di chi ha almeno 63 anni di età (con 30 0 35 di contributi, a seconda delle categorie) e si trova in condizioni meritevoli di tutela: si tratta in questo caso di 9.603 domande, 1.453 delle quali già accolte e 7.317 in lavorazione. 

Sono flussi importanti, che andranno monitorati insieme con quelli innescati da “quota 100” per le verifiche mensili sulla tenuta degli impegni finanziari previsti dalla legge di Bilancio. Per dare una proporzione, le domande dei “precoci” scrutinate da inizio anno sono circa un quarto di quelle presentate nell’intero 2018, un terzo di quelle del 2017.

Domande di pensionamento anticipato: i numeri

I primi dati sulle domande di pensionamento anticipato alternative a “quota 100” ricevute da Inps ci dicono che ogni dieci candidati quotisti ce ne sono più di tre che pure aspirano all’anticipo e che, in moltissimi casi, lo otterranno. Le domande per “quota 100” presentate fino a ieri erano 112.558, delle quali 38124 arrivano da lavoratori iscritti alla gestione dei dipendenti pubblici, mentre 40.049 sono di dipendenti privati.

Per avere un quadro completo dei nuovi pensionamenti diversi dalla vecchiaia mancano solo i dati sulle normali domande di anzianità, che fino al 2026 sono consentite, a prescindere dall’età anagrafica, con 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Il primo aprile sono entrare in pagamento le prime pensioni con “quota 100”. I beneficiari sono 26.831. Inps ha già accolto ben più di 39mila domande di questo tipo

Se le istruttorie procederanno senza rallentamenti si conta di liquidare altri due blocchi di prestazioni in due fasi successive: una entro la prima decade del mese, la seconda tra il 20 e il 29 aprile, riuscendo a liquidare fino a 50mila nuove pensioni entro maggio. 

Vale ricordare che in questa prima fase si tratta solo di pensioni di lavoratori del settore privato, dipendenti e autonomi, che avevano maturato i requisiti minimi (62 anni e 38 di contributi) a fine 2018. La prima finestra utile per i pubblici è il 1° agosto, mentre a settembre uscirà il plotone dei quotisti del comparto scuola.