Tag - quota 100

Quota 100, che cosa rischia chi cumula la pensione con il lavoro

Quota 100 news: il nuovo accesso anticipato a pensione quota 100 ha ufficialmente debuttato il 1° aprile per i dipendenti del settore privato; per quelli del pubblico impiego, invece, la prima data utile di decorrenza è fissata al 1° agosto.

Tuttavia chi otterrà l’assegno dovrà fare attenzione al divieto di cumulo con redditi da attività da lavoro, perché rischia di dover restituire la pensione.

Per tutti coloro che entro il 2021 maturino i requisiti di 62 anni di età e 38 anni di contributi, si apre la possibilità di aderire a questo accesso straordinario e anticipato che consente di ottenere la pensione ben cinque anni prima di quella di vecchiaia e quasi cinque anni prima la pensione anticipata, almeno per i lavoratori di sesso maschile. L’assegno sarà liquidato con le ordinarie regole del metodo retributivo, misto e contributivo senza alcuna conversione al metodo spesso meno conveniente, vale a dire il contributivo (come accade invece per l’opzione donna). L’ammontare dell’assegno sarà minore rispetto a quello ottenibile con la pensione anticipata ordinaria, in proporzione ai minori contributi versati.

Numerosi rimangono però i punti da chiarire sulle peculiarità di quota 100. Inps ha recentemente diffuso un messaggio (1551/2019) contenente alcune domande e risposte che, tuttavia, non si concentrano sui temi più controversi relativi alle particolari condizioni di pensionamento. In particolare, si attendono chiarimenti ufficiali a proposito del rapporto fra indennità di disoccupazione (Naspi) e i requisiti di quota 100.

Decadenza dalla Naspi

Infatti, nel caso in cui un fruitore della Naspi si ritrovi a maturare i requisiti per la pensione in quota non è ancora stato ufficializzato se si produca la automatica decadenza dall’indennità di disoccupazione. Sul tema la riforma Fornero del mercato del lavoro (legge 92/2012, articolo 2, comma 40, lettera c) aveva più genericamente enumerato, fra le cause della perdita del diritto alla Naspi, il raggiungimento del diritto al pensionamento anticipato, come confermato dal decreto legislativo 22/2015, articolo 11, comma 1, lettera d.

In effetti, il decreto legge 4/2019 ha definito quota 100 come pensione anticipata, evidenziandone però il carattere temporaneo e straordinario e rendendo necessario un ulteriore chiarimento da parte dell’istituto di previdenza.

Contributi effettivi
Andrà poi ricordato che la contribuzione accreditata in virtù dell’indennità di disoccupazione (Aspi, mini Aspi e Naspi) è utile ai fini del raggiungimento del requisito dei 38 anni di contributi, ma – per coloro che hanno almeno una settimana di contributi nel metodo retributivo- non ai fini dell’altro requisito generalizzato del possesso di almeno 35 anni di contribuzione effettiva. Tale ulteriore subrequisito della soglia di contribuzione effettiva non è invece richiesto per i “contributivi puri” che, nel caso dei quotisti, potranno essere solo coloro che avranno optato per avere la pensione calcolata con il metodo contributivo.

A fianco sono stati ipotizzati i casi di tre lavoratori per evidenziare come si possa arrivare a rispettare il doppio vincolo dei 35 e dei 38 anni sommando diverse tipologie di contributi. Un traguardo che, per quanto concerne la persona che ha avuto quattro anni di disoccupazione, non è raggiungibile, con conseguente necessità di passare al sistema di calcolo contributivo.

Redditi e pensione
Un’altra peculiarità di quota 100 consiste nella sua incumulabilità con i redditi di lavoro dipendente e autonomo fino all’età della pensione di vecchiaia, temperata dal possibile cumulo con il lavoro autonomo occasionale nella soglia massima annuale di 5mila euro lordi. La norma (articolo 14, comma 3, del decreto legge 4/2019) si riferisce nello specifico a queste tre categorie reddituali del nostro ordinamento, lasciando fuori da possibili interferenze – almeno sulla carta – redditi alternativi, come quelli di partecipazione, percepiti da un socio lavoratore di una società a responsabilità limitata di ambito commerciale.

In realtà, la circolare Inps 11/2019 ha fornito una lettura più estensiva, vietando il cumulo con qualsiasi reddito collegato ad attività lavorativa, instillando alle persone interessate ulteriori dubbi su quali redditi siano realmente compatibili con quota 100. Inoltre, l’Istituto dovrà chiarire come sarà -a posteriori- verificata la cumulabilità, cioè se per cassa o per competenza.

Si ponga, infatti, il caso di un lavoratore autonomo che maturi a 62 anni la pensione in quota 100, accettando dall’anno successivo una collaborazione biennale. Se questo libero professionista scegliesse di farsi erogare i propri compensi esclusivamente nel secondo anno dell’incarico, se prevalesse un criterio di cassa, questi perderebbe il diritto alle rate di pensione del solo secondo anno mentre, se si applicasse quello di competenza, entrambe le annualità pensionistiche sarebbero revocate.

Il mancato rispetto del divieto di cumulo, peraltro, non comporta la perdita definitiva della pensione, ma la revoca degli importi erogati nell’anno in cui si supera il limite dei 5mila euro di lavoro autonomo occasionale o si svolgono lavori che determinano redditi incompatibili con quota 100.

Pensioni news: diminuiscono le possibilità di introduzione di quota 41

IL Governo con il DL 4/2019 ha introdotto, tra le varie misure, quota 100 che consente a tutti coloro che hanno compiuto 62 anni di età e che hanno versato almeno 38 anni di contributi di andare in pensione anticipatamente.

Tale misura, entrata in vigore a partire dal 1°aprile 2019, sarà disponibile fino al 2022 dopo di che quota 100 dovrebbe essere sostituita da quota 41 che consentirà a tutti i lavoratori che hanno versato 41 anni di contributi di andare in pensione anticipata, a prescindere dall’età anagrafica.

Da qualche mese a questa parte però il Governo sembra aver abbandonato l’idea di sostituire quota 100 con la quota 41.

Questo perché, visto lo stato dei conti pubblici, sembra impossibile attualmente pensare di introdurre quota 41 in quanto questa farebbe aumentare notevolmente la spesa pensionistica.

Intanto cresce il malcontento dei sindacati nei confronti di quota 100, questi infatti si preparano a manifestare contro la riforma previdenziale portata avanti dal Governo giallo-verde.

Pensioni, ultime novità: l’introduzione di quota 41 sembra essere sempre più lontana

Il Governo, per superare la Legge Fornero e riformare il sistema previdenziale ha deciso di introdurre quota 100, assicurando ai contribuenti che quest’ultima a partire dal 2022 sarebbe stata sostituita da quota 41.

Da qualche a mese a questa parte però non si sente più parlare di quota 41, questo perchè a quanto pare, visto lo stato dei conti pubblici, introdurre la suddetta misura non sembra essere possibile.

Forse questo avverrà dopo la finanziaria del 2020 sempre che il Governo decida di investire le poche risorse che ha sulle pensioni.

Inoltre, come riporta il Sole 24 Ore, introdurre quota 41, consentendo a tutti coloro che hanno versato almeno 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica, farebbe salire la spesa pensionistica di 12 miliardi.

Molti contribuenti che speravano in quota 41 potrebbero quindi rimanere delusi, ma per ora nulla è ancora deciso.

Pensioni, ultime novità: i sindacati in piazza contro la riforma previdenziale

I sindacati intanto continuano la loro protesta contro l’operato del Governo in tema di riforma previdenziale.

Il 14 giugno è stato indetto uno sciopero dalla Fiom, dalla Fim e dalla Uilm in quanto secondo loro quota 100 non modifica strutturalmente la Legge Fornero, poiché questa una misura temporanea di tre anni che lascia il sistema previdenziale iniquo.

Inoltre la critica dei sindacati riguarda il fatto che non sono state date delle risposte chiare per turnisti, lavori gravosi, giovani e donne, lavori di cura e discontinuità contributiva.

Per questi motivi sulla previdenza i sindacati continueranno a chiedere un cambiamento, al fine di aiutare tutte le categorie di lavoratori che non sono stati tutelati dalla riforma previdenziale.

Quota 100 e Naspi: la prestazione decade come avviene per la pensione anticipata?

Quota 100 e Naspi: situazione poco chiara sulla decadenza dell’indennità.

 Quota 100, infatti, consente a tutti coloro che hanno compiuto 62 anni di età e che hanno versato almeno 38 anni di contributi di andare in pensione anticipatamente senza dover raggiungere l’età pensionabile.

I dipendenti privati che al 31 dicembre 2018 hanno raggiunto i requisiti per aderire a quota 100, il 1° aprile 2019 hanno ricevuto il loro primo assegno previdenziale.

Su questa misura però ci sono ancora dei punti non chiari e uno di questi riguarda la Naspi, l’indennità di disoccupazione che viene erogata a coloro che hanno perso il posto di lavoro.

Infatti se per la pensione di vecchiaia e per quella anticipata le cose sembrano essere chiare, quando si parla di quota 100 non si capisce se coloro che decideranno di aderire a questa misura perderanno l’indennità di disoccupazione.

Quota 100 e Naspi: se si aderisce si perde l’indennità?

I contribuenti che ricevono l’indennità di disoccupazione poiché hanno perso il loro posto di lavoro, una volta raggiunti i requisti per la pensione di vecchiaia o per quella anticipata si vedranno decadere il riconoscimento.

A stabilirlo è stato il Dlgs 22/105 che ha chiarito che chiunque percepisce la Naspi, perde questo diritto una volta scelto un canale d’uscita anticipata, come quelli sopra citati.

Non si può dire lo stesso di indennità di disoccupazione, infatti, i Consulenti del Lavoro hanno chiarito che mancano le norme di coordinamento per ciò che concerne la suddetta misura e la percezione della Naspi.

A rigore di logica, essendo una forma di pensione anticipata, dovrebbe fare decadere la Naspi come avviene per la pensione anticipata o per quella di vecchiaia, ma la legge non è chiara su questo punto.

C’è da dire però che essendo quota 100 transitoria non è detto che questa debba essere considerata come le altre forme di pensione anticipata, ed è proprio per questo motivo che i Consulenti del Lavoro hanno affermato che con la maturazione dei requisiti per quota 100 la Naspi non decade.

Quota 100 news: Governo soddisfatto dei risultati raggiunti fino ad oggi

Quota 100 è una delle misure principali, inserita nel DL 4/2019, per superare la Legge Fornero e riformare quindi il sistema previdenziale.

Ad aprile sono arrivate circa 100 mila domande da parte dei lavoratori che hanno raggiunto i requisiti per aderire a quota 100 e lasciare così in anticipo il posto di lavoro.

Il Ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, ha infatti espresso la sua soddisfazione rispetto al nuovo provvedimento proposto dal Governo giallo-verde.

Di Maio ci ha poi tenuto a chiarire che con la quota 100 si avvia la flessibilità previdenziale, e che grazie alla suddetta misura molti giovani riusciranno finalmente ad avere un posto di lavoro stabile.

Anche il Premier Conte, ha espresso la sua soddisfazione per i risultati raggiunti con quota 100 ed ha chiarito che questa non subirà alcuna interruzione.

Pensione quota 100 ma non solo: le domande per gli altri anticipi

Non solo Quota 100. Ecco le altre modalità con cui si ha accesso, in base ai contributi, alla pensione anticipata.

Pensione anticipata: le altre modalità di domanda

Non c’è solo il popolo di “quota 100” a gonfiare il fiume in piena di domande per una pensione anticipata nel 2019. Ai primi di aprile avevano fatto richiesta all’Inps per uno degli altri tre canali di uscita previsti dalla legge 26/2019 più di 34.400 lavoratori. 

Tra questi ci sono 10.898 che hanno fatto domanda per “opzione donna”, ovvero il pensionamento, previo ricalcolo contributivo consentito fino a fine 2019 alle lavoratrici dipendenti che entro il 2018 hanno maturato 58 anni (59 per le autonome) e almeno 35 di anzianità contributiva.

Cospiquo anche il contingente di aspiranti pensionati tra i lavoratori “precoci” (un anno d’impiego prima dei 19 d’età) che possono uscire con 41 anni di contributi: conta su 13.913 aspiranti, 1.312 dei quali hanno già avuto accolta la domanda. 

Il terzo gruppo di candidature arrivate nei primi tre mesi dell’anno riguarda poi l’Ape sociale, appannaggio di chi ha almeno 63 anni di età (con 30 0 35 di contributi, a seconda delle categorie) e si trova in condizioni meritevoli di tutela: si tratta in questo caso di 9.603 domande, 1.453 delle quali già accolte e 7.317 in lavorazione. 

Sono flussi importanti, che andranno monitorati insieme con quelli innescati da “quota 100” per le verifiche mensili sulla tenuta degli impegni finanziari previsti dalla legge di Bilancio. Per dare una proporzione, le domande dei “precoci” scrutinate da inizio anno sono circa un quarto di quelle presentate nell’intero 2018, un terzo di quelle del 2017.

Domande di pensionamento anticipato: i numeri

I primi dati sulle domande di pensionamento anticipato alternative a “quota 100” ricevute da Inps ci dicono che ogni dieci candidati quotisti ce ne sono più di tre che pure aspirano all’anticipo e che, in moltissimi casi, lo otterranno. Le domande per “quota 100” presentate fino a ieri erano 112.558, delle quali 38124 arrivano da lavoratori iscritti alla gestione dei dipendenti pubblici, mentre 40.049 sono di dipendenti privati.

Per avere un quadro completo dei nuovi pensionamenti diversi dalla vecchiaia mancano solo i dati sulle normali domande di anzianità, che fino al 2026 sono consentite, a prescindere dall’età anagrafica, con 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Il primo aprile sono entrare in pagamento le prime pensioni con “quota 100”. I beneficiari sono 26.831. Inps ha già accolto ben più di 39mila domande di questo tipo

Se le istruttorie procederanno senza rallentamenti si conta di liquidare altri due blocchi di prestazioni in due fasi successive: una entro la prima decade del mese, la seconda tra il 20 e il 29 aprile, riuscendo a liquidare fino a 50mila nuove pensioni entro maggio. 

Vale ricordare che in questa prima fase si tratta solo di pensioni di lavoratori del settore privato, dipendenti e autonomi, che avevano maturato i requisiti minimi (62 anni e 38 di contributi) a fine 2018. La prima finestra utile per i pubblici è il 1° agosto, mentre a settembre uscirà il plotone dei quotisti del comparto scuola.

Pensioni, quota 100: dal 1° aprile arrivati i primi assegni dall’INPS

A partire dal 1° aprile 2019, l’INPS sta erogando i primi assegni ai lavoratori che hanno deciso di andare in pensione anticipatamente con quota 100. Ecco tutto quello che c’è da sapere.

Pensioni, quota 100: a partire da ieri, 1° aprile 2019, l’INPS ha iniziato ad erogare gli assegni a coloro che hanno deciso di lasciare il loro posto di lavoro anticipatamente.

Saranno circa 25.000, le persone che avranno ricevuto sul proprio conto corrente bancario o postale l’assegno previdenziale; questo perché, come noto, le pensioni vengono pagate il primo giorno bancabile del mese.

L’erogazione degli assegni però non riguarderà tutti coloro che hanno deciso di aderire a quota 100, ma solo a quelli che hanno raggiunto i requisiti entro il 31 dicembre 2018.

Ma vediamo nel dettaglio a chi spetteranno gli assegni che verranno erogati dall’INPS e quante domande sono state presentate dai lavoratori fino a metà marzo per beneficiare di quota 100.

Pensioni, quota 100: a partire dal 1° aprile 2019 arrivati i primi assegni

Come tutti i pensionati ben sanno il primo giorno bancabile del mese vengono pagate le pensioni. Da domani, infatti, circa 25.000 persone che hanno deciso di presentare domanda per quota 100 riceveranno dall’INPS l’assegno previdenziale.

L’assegno però non verrà erogato a tutti coloro che hanno deciso di aderire a quota 100, ma solo a quelli che hanno soddisfatto i requisiti al 31 dicembre 2018.

Questo per via del meccanismo delle finestre d’uscita che prevede che i lavoratori del settore privato possono ricevere l’assegno previdenziale, solamente se questi hanno compiuto 62 anni di età e versato almeno 38 anni di contributi entro la fine del 2018.

Si ricorda inoltre che da domani gli assegni dei pensionati subiranno una rivalutazione per via delle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2019. Questo comporterà regole meno vantaggiose per coloro che ricevono un assegno previdenziale superiore ai 2.000 euro.

Pensioni, quota 100: sono circa 92.000 le domande presentate fino a metà marzo

L’INPS ha rilasciato alcuni dati grazie ai quali è stato possibile risalire al numero di domande presentate dai lavoratori per aderire a quota 100 ed andare così in pensione anticipatamente senza penalizzazioni.

Le domande pervenute fino a metà marzo sono state circa 92.280, di queste il 27% erano di donne, il 34% di individui con età inferiore ai 63 anni, il 45 % di persone con un’età compresa tra i 64 e i 65 anni di età, il 34% di lavoratori dipendenti e il 36% di lavoratori privati.

Dai dati presentati dall’INPS emerge che la maggior parte delle domande presentate per quota 100 arrivi dal Sud Italia, e che coloro che hanno presentato istanza si trovano in aree geografiche dove i redditi sono più bassi e dove la disoccupazione è più alta.

Questo dato ci fa capire che al contrario di ciò che si pensasse, quota 100non è una misura rivolta alla parte più produttiva della Nazione, ma a quella meno avanzata, ovvero dalla parte meridionale della penisola.

Quota 100 e redditi da lavoro estero non cumulabili

L’Inps ha comunicato l’aggiornamento della procedura di registrazione dell’accesso anticipato alla pensione con Quota 100. Riepilogo dei redditi da lavoro non cumulabili

Con un messaggio interno  del 7 marzo 2019, n. 960 , ai propri uffici , INPS ha comunicato l’aggiornamento delle procedure tecniche per la gestione degli assegni pensionistici erogati a chi accede a  QUOTA 100. Vengono   riepilogati i casi in cui i redditi da lavoro non sono cumulabili con la percezione dell’assegno pensionistico  e la decorrenza della successiva sospensione dell’assegno..

Ricorda infatti che  redditi derivanti dallo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa successivamente alla decorrenza della pensione accordata con “quota 100” e fino alla data di decorrenza teorica della pensione di vecchiaia, , comportano la sospensione dell’erogazione del trattamento pensionistico nell’anno di produzione dei redditi. Viene specificato che sono conteggiati anche i redditi da lavoro all’estero.

Piu precisamente:

  •    nel caso in cui sia presente un reddito maggiore di zero derivante da lavoro dipendente, da collaborazione coordinata e continuativa, da lavoro autonomo, prodotto in Italia o all’estero, successivamente alla data di decorrenza della pensione, si procede alla sospensione del trattamento pensionistico nell’anno di produzione del reddito.
  • Nel caso in cui il reddito da lavoro autonomo occasionale , il pagamento viene sospeso solo se supera i 5000 euro netti annui.

I trattamenti di famiglia eventualmente dovuti sulla pensione vengono invece corrisposti.

Poiché l’incumulabilità genera la sospensione del trattamento, nell’anno in cui si verifica la incumulabilità la tredicesima mensilità non viene posta in pagamento.

Nei casi descritti, se il reddito viene prodotto nell’anno di perfezionamento del diritto alla pensione di vecchiaia, la pensione viene sospesa da gennaio al mese di perfezionamento del diritto.

Come per tutte le incumulabilità con l’attività di lavoro, non si applica l’art. 35 della legge 14/2009. I redditi vanno pertanto verificati nello stesso anno.

Pensioni, quota 100: è possibile continuare a lavorare?

Quota 100 inizierà a produrre i suoi effetti a partire da Aprile 2019, ma coloro che ne beneficeranno non potranno continuare a lavorare, fatte eccezione per alcune prestazioni, vediamo quali.

Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto legge 4/2019, approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 28 gennaio, quota 100 è entrata ufficialmente in vigore ed inizierà a produrre i suoi effetti a partire dal 1° aprile 2019.

Tutti coloro che quindi hanno raggiunto i 62 anni di età e che hanno versato almeno 38 anni di contributipotranno andare in pensione anticipatamente senza subire alcuna penalizzazione sull’assegno previdenziale.

Chi deciderà di aderire alla suddetta misura previdenziale dovrà però rinunciare al lavoro fino al raggiungimento dell’età pensionabile, ovvero fino ai 67 anni di età. Questo perché oltre ai limiti di età e contribuzione, quota 100 comporta anche il divieto parziale dal lavoro.

Il divieto di cumulo tra lavoro e pensione non sarà infatti assoluto, ma relativo e ciò vuol dire che comunque sarà possibile cumulare il reddito che deriva da alcuni tipi di prestazione con quota 100. Vediamo insieme quali.

Pensioni, quota 100: divieto di cumulo, ma non per tutte le prestazioni

A partire da aprile 2019, quota 100 inizierà a produrre i suoi effetti consentendo così a tutti i lavoratori che hanno raggiunto i requisiti necessari per beneficiarne di andare in pensione anticipatamente.

Chi deciderà di aderire a quota 100, dovrà però rinunciare al lavoro almeno fino al raggiungimento dell’età pensionabile, ovvero fino a 67 anni di età.

Questo perché tale misura oltre alle limitazioni relative all’età anagrafica e contributiva ha introdotto anche il divieto di cumulo tra lavoro e pensione.

Il divieto di cumulo però è relativo e non assoluto, ciò vuol dire che non si potranno percepire redditi di lavoro autonomo e dipendente, ma sarà possibile invece percepire redditi di lavoro autonomo occasionale, fino ad un massimo di 5.000 euro annui.

Chi verrà sorpreso a lavorare mentre percepisce quota 100 quando ancora non ha raggiunto l’età pensionabile, si vedrà sospesa la pensione per tutto l’anno di produzione del reddito.

Nel caso in cui invece il reddito prodotto è di lavoro autonomo occasionale, la pensione è sospesa soltanto se il reddito supera i 5mila euro annui.

In ogni caso il lavoratore che ha aderito a quota 100, che decide di iniziare a lavorare dovrà comunicare immediatamente all’INPS:

  • lo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa, diversa da quella autonoma occasionale, dalla quale derivi un reddito anche inferiore a 5mila euro lordi annui;
  • lo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa autonoma occasionale, dalla quale derivi un reddito superiore a 5mila euro lordi annui.

Quota 100 scuola, domande dal 4 al 28 febbraio: le istruzioni per i docenti

Quota 100 scuola: domande dal 4 al 28 febbraio per docenti e dipendenti del comparto scuola che intendono andare in pensione in anticipo da settembre 2019. Requisiti e istruzioni nella circolare MIUR del 1° febbraio 2019.

Quota 100 scuola: domande da oggi 4 febbraio e fino al 28 febbraio per i docenti e dipendenti dipendenti scolastici che hanno raggiunto i 62 anni di età e che hanno versato almeno 38 anni di contributi.

Chi ha i requisiti richiesti può scegliere di andare in pensioneanticipatamente a settembre 2019 presentano la domanda di cessazione online per lasciare il posto di lavoro all’inizio del nuovo anno scolastico.

Il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca il 1° febbraio 2019 ha pubblicato sul suo sito la circolare con tutte le indicazioni da seguire.

La quota 100 per docenti e personale scolastico prevede un accesso in due step:

  • primo step: domanda al MIUR tramite POLIS;
  • secondo step: domanda all’INPS.

Quota 100 scuola: per i docenti domande dal 4 al 28 febbraio 2019 tramite POLIS

I dipendenti scolastici che vorranno aderire a quota 100, ed andare così in pensione a settembre 2019, dovranno presentare la domanda di cessazione on line a partire dal 4 fino al 28 febbraio 2019 attraverso il sistema Polis.

In pratica i dirigenti scolastici, il personale docente, educativo ed Ata (personale amministrativo, tecnico e ausiliario di ruolo) e gli insegnanti di religione dovranno presentare domanda utilizzando esclusivamente il sistema POLIS e in particolare la funzione “istanze on line”, relativa alle domande di cessazione.

La modalità cartacea è ammessa in due casi:

  • personale in servizio all’estero;
  • personale delle province di Trento, Bolzano ed Aosta: si dovranno presentare le domande in formato cartaceo direttamente alla sede scolastica di servizio/titolarità, che provvederà ad inoltrarle ai competenti Uffici territoriali.

Dopo l’invio della domanda di cessazione del rapporto di lavoro, l’INPSprocederà con l’accertamento del diritto al trattamento pensionistico sulla base dei dati presenti sul conto assicurativo individuale, dandone riscontro al MIUR, che procede alla successiva comunicazione al personale, entro il termine ultimo del 10 maggio 2019.

Circolare del Miur del 1 febbraio 2019Cessazioni dal servizio del personale scolastico dal 1° settembre 2019 a seguito delle disposizioni in materia di accesso al trattamento di pensione anticipata introdotte dal decreto-legge 28 gennaio 2019, n.4. Indicazioni operative

Quota 100 scuola: come presentare la domanda di pensionamento all’INPS

Dopo aver presentato la domanda di cessazione del rapporto di lavoro al Miur i dipendenti del comparto scuola, per beneficiare di quota 100, dovranno inviare la domanda di pensionamento all’INPS.

La domanda di pensionamento potrà essere presentata all’INPS attraverso 3 canali:

  • Accedendo con le proprie credenziali d’accesso ai servizi online disponibili nella sezione “Domanda Pensione, Ricostituzione, Ratei, ECOCERT, APE Sociale e Beneficio precoci”. Una volta effettuato l’accesso e scelta l’opzione “NUOVA DOMANDA” nel menù di sinistra, occorre selezionare la voce “Pensione di anzianità/vecchiaia” > “Pensione di anzianità/anticipata” > “Requisito quota 100”;
  • UOTA100tramite Contact Center Integrato;
  • in modalità telematica attraverso l’assistenza del Patronato.

Si ricorda che il personale scolastico, per andare in pensione anticipata potrà decidere anche di aderire all’Opzione donna una volta raggiunti i 58 anni di età e i 35 anni di contributi versati, oppure con l’Ape sociale.

Le maestre d’infanzia che sono le uniche a poter beneficiare dell’Ape sociale, che hanno compiuto 63 anni di età e che hanno versato 36 anni di contributi potranno presentare domanda di cessazione dal servizio con modalità cartacea sempre con effetto dal 1° settembre 2019.

Pensioni quota 100: 10 domande e 10 risposte

Ecco le novità in materia quota 100, che rimane tuttora ancora in fase di approvazione.

1) Da quando si potrà fare domanda per pensionamento con “quota 100”?
La sperimentazione vale per il triennio 2019-2021. Chi ha già maturato i requisiti minimi di 62 anni e 38 di contributi e chi li maturerà dal 1° gennaio in avanti potrà fare domanda di pensionamento appena la norma sarà in vigore e resa operativa. Per i primi la decorrenza della pensione scatta da aprile (in caso di ritardi saranno riconosciuti i mesi precedenti) per i secondi la decorrenza scatta invece tre mesi dopo la data di maturazione dei requisiti.

2) E per i dipendenti statali?
Solo pochi dipendenti pubblici riusciranno a salire sul primo treno di quota 100 a loro disposizione in partenza il 1° luglio 2019. Il decreto parla chiaro: per utilizzare questa finestra occorrerà infatti aver maturato i requisiti entro il prossimo 31 marzo e aver presentato la domanda di pensionamento anticipato all’amministrazione di appartenenza con un preavviso di sei mesi. Un vincolo quest’ultimo che sarà stringente per tutte le uscite. Gli statali che varcheranno le soglie anagrafiche e contributive per quota 100 dopo il 1° aprile dovranno invece attendere fino a ottobre (sei mesi) per usufruire del trattamento anticipato. È su questa finestra che, con tutta probabilità, si concentrerà la prima vera ondata dei dipendenti pubblici. Che per avere subito a disposizione il Tfs/Tfr potranno chiedere un anticipo bancario (prestito-ponte) con la garanzia dello Stato sulla base di apposite convenzioni che dovranno essere siglate dalla Pa con l’Abi nelle quali dovranno essere preventivamente fissati i limiti dei tassi d’interesse che potranno essere applicati dagli Istituti di credito.

3) È vero che viene prorogata per un altro anno opzione donna?
Sì. La bozza del decreto prevede una proroga per tutto i l 2019 per consentire il pensionamento anticipato con 35 anni di contributi alle nate nel 1959 (1958 se lavoratrici autonome). L’assegno pensionistico verrà ricalcolato con in metodo contributivo.

4) Ma chi va in pensione con “quota 100” avrà una penalizzazione?
Avrà una pensione più bassa perché lasciando prima il lavoro avrà meno contributi e, con un’età più bassa, avrà anche un coefficiente di trasformazione del montante contributivo in pensione più basso.

5) Di quanto sarà più bassa questa pensione anticipata?
Per capire di quanto sarà più bassa questa pensione anticipata bisognerà introdurre i propri dati nel simulatore Inps “La mia pensione futura”, operazione che si consiglia di effettuare prima di fare domanda di pensionamento. I calcolatori Inps saranno presumibilmente aggiornati ai nuovi requisiti “quota 100” il prima possibile, comunque dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto.

6) Si è parlato anche di pace contributiva, un’operazione che andrà in tandem con “quota 100”. Come funziona?
Si tratta di una doppia agevolazione fiscale che consentirà a tutti i lavoratori di colmare vuoti nel percorso contributivo, ma solo dal 1° gennaio 1996, fino a 5 anni facendo leva su un meccanismo di rateazione, con un massimo di 60 versamenti mensili di importo non inferiore ai 30 euro, senza interessi né sanzioni. Il primo bonus fiscale è rappresentato dalla possibilità per il lavoratore di detrarre ai fini Irpef il 50% del versamento relativo al “riscatto” contributivo. La seconda agevolazione fiscale è prevista per le imprese. Che potranno sostenere l’onere del “riscatto” destinando a questo fine i premi di produttività spettanti al lavoratore. Una possibilità, quindi, e non un obbligo per la quale scatterebbe la deducibilità dal reddito d’impresa delle somme utilizzate per colmare i “buchi” contributivi del lavoratore.

7) E la pensione di vecchiaia? Come cambia?
I requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia continueranno ad essere adeguati agli incrementi legati alla speranza di vita. Pertanto, nel biennio 2019/2020, saranno necessari 67 anni di età. La bozza del decreto legge prevede ulteriori modalità di pensionamento anticipato, tralasciando la prestazione di vecchiaia. Il conseguimento della pensione di vecchiaia opera a condizione che sia cessata l’attività lavorativa dipendente e la rendita decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di perfezionamento dei requisiti. Per gli iscritti alle gestioni esclusive, come ad esempio i pubblici dipendenti, il trattamento può spettare dal giorno successivo.

8) E la proroga dell’Ape sociale?
Il Governo proroga la sperimentazione di questo speciale accompagnamento alla pensione di altri dodici mesi (dunque fino al 31 dicembre di quest’anno), omologando la sua scadenza a quella dell’Ape volontario (già prorogata dalla legge di Bilancio 2018); i beneficiari dell’Ape sociale devono avere almeno 63 anni di età, avere cessato il proprio rapporto di lavoro dipendente e rientrare alternativamente in uno dei quattro status codificati dalla legge 232/2016 e dal Dpcm 88/2017: si tratta di disoccupati che abbiano esaurito la Naspi e trascorso un ulteriore trimestre di inoccupazione, inclusi anche i titolari di contratti a termine che abbiano lavorato almeno 18 mesi negli ultimi 3 anni; le altre tre categorie consistono nei care-givers (parenti o affini entro il secondo grado che convivano da almeno 6 mesi con un disabile in condizione di gravità), in lavoratori disabili con invalidità civile pari o superiore al 74% o, ancora, nei lavoratori addetti per almeno sei anni negli ultimi sette (o sette negli ultimi dieci) a una o più delle quindici lavorazioni gravose censite da ultimo dal Dm Lavoro del 5 febbraio 2018.

9) È vero che anche il datore di lavoro può riscattare i mancati contributi di assunti dal gennaio 1996 che vogliano optare per per “quota 100”?
Sì ma solo se si impegnano ad assumere un nuovo dipendente al posto del lavoratore in uscita. Le imprese, attraverso i fondi di solidarietà bilaterali, potranno erogare un assegno straordinario per il sostegno al reddito finanziando l’uscita di quei lavoratori con 59 anni e 35 di anzianità contributiva che raggiungono i requisiti di quota 100 nei successivi tre anni. Ma, come detto, solo in presenza di un turn over: l’opzione sarà infatti possibile sulla base di accordi collettivi di secondo livello (aziendali o territoriali) sottoscritti con i sindacati dove viene stabilito il numero di lavoratori da assumere in sostituzione di quelli che accedono all’assegno.

10) Ma “quota 100” sarà a sua volta adeguata alla speranza di vita nei prossimi anni?
In teoria sì anche se per il momento la misura è sperimentale. Come detto prima per il pensionamento di vecchiaia il requisito resta a 67 anni mentre per gli anticipi gli adeguamenti di cinque mesi previsti in virtù dell’allineamento automatico all’aspettativa di vita sono cancellati. Anche quest’anno si potrà andare in pensione con 42 anni e 10 mesi (41 e 10 mesi le donne) ma con una finestra di tre mesi che posticipa la decorrenza. Stesso meccanismo è previsto per i lavoratori precoci (con un anno di contributi versati prima dei 19 anni), i quali potranno uscire a 41 anni ma con un posticipo di tre mesi. In pratica si perdono solo due mesi rispetto alla normativa vigente.